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Bachelet: sono per il No

Professor Giovanni Bachelet, presidente del comitato società civile per il No nel referendum costituzionale, alla luce delle polemiche sui disordini di Torino e dell’interventismo del governo in tema di azione penale, quanto si sta politicizzando il voto?

“A buttarla in politica sono stati il governo e la maggioranza di centrodestra, non oggi ma un anno e mezzo fa”.

Perché?

“Per la prima volta nella storia della Repubblica, hanno blindato il testo di una riforma costituzionale, rifiutando gli emendamenti non solo dell’opposizione, ma della stessa maggioranza. Le precedenti riforme di Berlusconi (2005) e Renzi (2015), approvate a maggioranza e bocciate dal referendum, avevano almeno rispettato la dialettica parlamentare. E sono inediti anche una data della consultazione non concordata con le opposizioni e l’esclusione dal voto di studenti e lavoratori fuorisede che lo stesso governo Meloni aveva sempre favorito”.

C’è chi sostiene che il caso torinese tiri acqua alle argomentazioni giustizialiste della maggioranza, paradossalmente in contrapposizione con la lettera della riforma…

“Legare i fatti di Torino alla nostra battaglia contro la riforma Nordio non è solo una vigliaccheria, è un boomerang: negli stessi giorni il movimento CasaPound, occupante illegale di un edificio e responsabile di gravi scontri con le forze dell’ordine, ha ufficialmente sponsorizzato il Sì. 

Quanto ai provvedimenti dei magistrati, un giorno Meloni lamenta che i gip lascino libere troppe persone, un altro Sallusti dice che ne lascino troppe in galera. Ma almeno per ora la Costituzione non affida la restrizione della libertà personale a Meloni o a Sallusti, bensí a un potere separato dalla politica e anche dai media: quello giudiziario”.

Il presidente emerito della Consulta Augusto Barbera e altri esponenti di centrosinistra sostengono le ragioni liberali della separazione delle carriere. Lei come risponde?

“Anzitutto sottolineo che questa riforma è molto più e peggio che la separazione delle carriere. E ci sono anche politici di centrodestra liberali e democratici – dall’avvocato Franco Coppi all’ex ministro Clemente Matella e altri presidenti emeriti come Zagrebelski, De Siervo e Silvestri – che sostengono il No. 

Vero che Giuliano Vassalli e Giovanni Falcone erano favorevoli alla separazione delle carriere, ma avrebbero tolto ai magistrati il potere di eleggere i propri rappresentati in seno al Csm? Falcone non ha mai demonizzato le correnti dell’Anm, tanto da fondarne una che si chiamava Movimento per la giustizia. Il nocciolo della riforma non è la separazione tra giudici e pm già operante per effetto della legge Cartabia, ma lo scippo ai magistrati della rappresentanza elettiva e della potestà disciplinare nei nuovi Csm”.

Ai sostenitori di centrodestra compatti sul Sì, invece, perché chiede di votare No?

“Per qualunque liberale votare No è una scelta di fedeltà al nucleo dei principi costituzionali, all’idea di stato di diritto e separazione fra potere giudiziario, esecutivo e legislativo. Refrattaria verso ogni nostalgia di assolutismo, dove chi si impadronisce del potere politico lo esercita senza contrappesi. Come sostiene la narrazione secondo cui serve a fermare l’intollerabile invadenza della magistratura (Meloni) e farà comodo al Pd di Schlein quando avrà vinto le elezioni (Nordio)”.

Invece?

“Agli elettori di centrodestra chiedo: siete davvero liberali? In nessun Paese al mondo ai magistrati è negato il diritto di eleggere i loro rappresentanti. E in Italia, prima di Nordio e Meloni, solo Giorgio Almirante propose nel 1971 il sorteggio dei membri del Csm. Indebolire un pilastro dello stato di diritto e gettare discredito sulla magistratura e la sua autonomia e indipendenza fa altrettanto male che seminare il disprezzo per le forze dell’ordine, i medici o gli insegnanti. Per fermate l’analfabetismo costituzionale di ritorno votiamo No”.

*da Quotidiano Nazionale, 06/02/2026. Giovanni Bachelet, 70 anni, figlio di Vittorio (vice presidente del Csm ucciso dalle Br nel 1980), è un fisico. Già deputato del Pd dal 2008 al 2013, dal 2026 presiede il Comitato per il No.

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