
La destra all’attacco della cultura
La destra è alla ricerca di una legittimità culturale. Non le basta il bottino degli apparati occupati in queste settimane, ultimo il palazzo della Rai di viale Mazzini.
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La destra è alla ricerca di una legittimità culturale. Non le basta il bottino degli apparati occupati in queste settimane, ultimo il palazzo della Rai di viale Mazzini.

La recente evoluzione del sistema politico italiano, contrassegnata dall’andata al potere della destra di Giorgia Meloni, sta producendo una profonda trasformazione della politica, verso approdi ancora non completamente definiti, ma che suscitano profonda preoccupazione.

I sindacalisti sono la memoria storica del sindacato. Serve ricordarli come si è fatto con Giovanni Avonto, a tre anni dalla sua scomparsa, con la Fondazione Nocentini.

Da decenni la letteratura economica e nelle scienze sociall (da Stiglitz con I salari di efficienza, ad Akerlof con i modelli gift exchange fino a Deci e Ryan con la teoria delle motivazioni intrinseche) sottolinea l’importanza del clima aziendale ai fini di qualità della vita dei dipendenti e performance d’impresa.

Il fatto che a 35 anni dalla sua scomparsa si continui a parlare di Federico Caffè testimonia in maniera evidente la capacità di suggestione che la sua visione dell’economia ha ancora soprattutto presso un pubblico di non addetti ai lavori.

Funebre o al merito che sia, Fazio è esposto, che lo paventi o meno, all’”effetto monumento”, come è successo con la dipartita di Costanzo e come accadrebbe se Vespa in un sussulto di vitalità si traferisse a Tahiti armi e bagagli. Tutto perché a questi affetti esagerati ci abitua la tv del “pasto fisso”.

Da qualche anno ormai è in corso una guerra di mafia in Canada tra le cosche di origini italiane. Proviamo a far luce su questi aspetti con Vincenzo Musacchio, criminologo e docente di strategie di lotta alla criminalità organizzata transnazionale al RIACS di Newark.

Normalmente i sacerdoti di campagna o di periferia vengono ricordati poco dai loro superiori di Chiesa o dai cultori delle letture erudite, ma sono ricordati molto dalla gente comune, credenti e non credenti. Don Lorenzo Milani è tra questi ultimi, nonostante siano passati 100 anni dalla sua nascita e 43 dalla sua morte.

Rivolgo un saluto a tutti i presenti, che vorrei poter salutare singolarmente, come posso fare con il Presidente della Conferenza Episcopale, Cardinale Zuppi, con il Cardinal Betori, con il Presidente della Regione, con il Sindaco, ringraziandolo per le parole iniziali di ricordo di quanto avvenuto in Romagna nei giorni scorsi, e per il ricordo del regalo che quei territori hanno fatto alla cultura e all’arte con Giotto e il Beato Angelico.

Signor Presidente della Repubblica, Eminenze Autorità, cari allievi di don Milani, cari giovani, care tutte e tutti.
Il 27 maggio 1923 nasceva a Firenze Lorenzo Milani. Ma noi siamo qui e non a Firenze, perché Barbiana, dove viene esiliato a 31 anni, diventa subito il luogo del suo riscatto e della sua salvezza.
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