Sulla base di una valutazione serena della crisi della politica italiana, risulta inevitabile constatare i limiti e la marginalità della presenza e del ruolo dei cattolici. Dopo la naturale consunzione della Dc nel 1994, nel vivo del processo di secolarizzazione della fede, per i cattolici impegnati in politica si è aperta una fase incerta, alla ricerca di un nuovo ruolo nel contesto post secolare.
Per la verità, il primo effetto è stata una diffusa frammentazione della loro presenza derivante da innumerevoli tentativi di far rinascere la Balena bianca, sperando di riuscire a raccoglierne almeno una parte dell’eredità. Tentativi tutti falliti perché le nuove condizioni della politica rifiutavano alla radice il vecchio connubio fede religiosa-politica.
Anche i successivi esperimenti di dar vita a nuove aggregazioni di centro sono risultati senza particolari prospettive perché non accompagnati da adeguate riflessioni ed esperienze sulle nuove condizioni dell’agire politico derivanti dal nuovo e inedito rapporto tra politica, fede e laicità. In particolare, ha pesato negativamente la stagione dei “’principi non negoziabili”, sostenuta anche da una parte della gerarchia ecclesiastica. che poneva l’accento sul rispetto dei valori cristiani, ma che, alla fine, dietro una presunta coerenza, è risultata frenante e scarsamente esigente rispetto alla libertà e alla responsabilità che dovrebbe caratterizzare la funzione del laico cristiano impegnato in politica.
Così il cattolico non si è trovato a suo agio nella nuova condizione della politica in crisi, e ha finito spesso per adattarsi all’insegna di una resistenza passiva, arrivando in alcuni casi, fino ad un uso strumentale della religione al fine del consenso politico. Una evidente regressione che permane anche oggi come dimostra la recente scelta di dar vita ad un comitato di cattolici per il Sì in occasione del referendum sulla riforma della giustizia.
Nel complesso, i laici cattolici hanno finito per inserirsi nei diversi partiti e relative correnti, secondo le loro preferenze, di un sistema politico che, attraverso crisi e rivolgimenti, è diventato l’insieme di due coalizioni frequentate da una classe politica che ha fatto del professionismo parlamentare il tratto più evidente del suo ruolo, allontanandosi sempre più dai cittadini. Con una evidente contraddizione rispetto agli indirizzi innovativi del Concilio Vaticano II di 60 anni fa, circa la dignità e il valore del ruolo dei laici nella Chiesa e nel mondo.
Contraddizione comprensibile solo in parte tenendo presente che il post-concilio ha coinciso con il massimo sviluppo della secolarizzazione della società. Tutto ciò mentre l’attuale società, dietro la spinta della sfida della profonda innovazione tecnologica, trasformatasi in tecnocapitalismo, della sfida antropologica con i nuovi problemi dell’umano, della globalizzazione dei mercati e del caos geopolitico, sta alterando la qualità della vita dei cittadini, aumentando le disuguaglianze, riducendo l’esercizio dei diritti umani e mettendo in serio pericolo la democrazia degli Stati.
Una realtà che complica e rende più difficile l’azione politica ai diversi livelli di responsabilità. La laicità, nonostante i limiti e le contraddizioni per il suo iter storico, rappresenta il vero campo di lavoro nel quale si attua oggi l’azione politica, in un contesto di pluralismo culturale e politico e di separazione tra politica e religione. Per i cattolici ciò significa comunque fare i conti fino in fondo con tale realtà non essendoci altre vie per la loro testimonianza politica.
Mentre, per il passato, si riteneva necessaria una adesione ai principi della dottrina sociale cristiana, ora, nel mondo post-secolare, la mediazione tra fede religiosa e politica deve avvenire attraverso consapevoli scelte personali e collettive, frutto di maturità religiosa e competenza politica che consentano visione della realtà e del futuro, capacità di scelta strategica e creativa sulla base di una ispirazione cristiana.
Questo modo di agire rende il cattolico un soggetto politico particolare, mai subalterno, che può trovarsi talvolta in minoranza nel proprio partito, ma convinto che la coerenza nelle scelte in cui crede fermamente, anche se perdenti nel breve periodo, possono rappresentare il mezzo per aprire nuove vie all’azione e alla leadership politica. Naturalmente, questo modo di fare politica richiede una particolare formazione cristiana e, dato il valore della politica per il futuro del bene comune, ciò costituisce anche un rilevante problema pastorale per la Chiesa cattolica.
Il rapporto Chiesa-politica ha conosciuto fasi diverse nella vita del nostro Paese, anche contrassegnate da incomprensioni e conflitti. Basta ricordare quanto è accaduto ai tre maggiori leader cattolici italiani: Sturzo, De Gasperi e Moro. Sturzo, come irriducibile oppositore al fascismo, fu costretto all’esilio in Europa e negli Stati Uniti per oltre vent’anni, per non complicare le trattative sul Concordato, tornando in Italia solo nel 1946 alla caduta del regime. De Gasperi ebbe rapporti complessi con Pio XII e, in occasione delle elezioni amministrative di Roma nel 1952, per paura di una possibile vittoria del Pci, il Vaticano tentò di spingere la Dc ad allearsi con il Msi; De Gasperi tenne duro e la Dc vinse le elezioni. Moro nel 1962, prima di proporre l’apertura a sinistra per indurre il Pci a fare i conti con il governo del Paese, inviò una lettera a tutti vescovi italiani chiedendo il loro parere; oltre il 60% dei vescovi era contrario ma, nonostante ciò, Moro fece la sua proposta e influenzò la storia d’Italia, pagando poi con la vita.
Nella odierna situazione di crisi, avendo presenti anche queste vicende, la Chiesa è sollecitata a costruire un rapporto positivo con l’impegno in politica, nella quale dovrà crescere una nuova classe dirigente idonea ad affrontare i difficili tempi nuovi. Nel rigoroso rispetto della distinzione tra religione e azione politica, credo sia necessario creare, all’interno della Chiesa, un clima più favorevole all’impegno in politica, dove i cattolici, che scelgono questa strada, si sentano compresi e sostenuti da una Chiesa che, all’interno della sua missione, cerchi di diventare sempre più un soggetto che valorizza e difende il valore e i diritti di un’autentica umanità.
