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Come funziona dove è stata applicata

Intorno alla metà degli anni Novanta, in seguito alla caduta del muro di Berlino, i paesi dell’est d’Europa introdussero la flat tax, l’aliquota unica con l’obiettivo di attrarre investimenti esteri e riavviare le proprie economie. Volevano offrire la più bassa aliquota possibile per attrarre gli investitori esteri. Nel 1994 l’Estonia è stato il primo paese d’Europa ad introdurre l’aliquota unica al 26%, a seguire la Lettonia e la Lituania; nel 2001 anche la Russia ha optato per la flat tax sul reddito personale, e nel 2004 la Slovacchia ha sostituito una tassazione progressiva con l’aliquota unica al 19%.

Risultato: a beneficiare del cambiamento sono state le classi sociali più benestanti. E a sottolinearlo è il Fmi: nei paesi che hanno introdotto la Flax tax, con una aliquota molto bassa rispetto al sistema precedente, ma ampliando la no tax area (Russia, Serbia, Ucraina, Slovacchia, Georgia, Romania, Macedonia e Montenegro) ci sono stati consistenti benefici in particolare per le categorie di contribuenti più ricche. Un altro studio del 2007 pubblicato dal Fmi sottolinea che la Flat tax è stata adottata da quei paesi (quasi tutti appartenenti all’ex blocco sovietico) che avevano “l’ansia di inviare il messaggio sul profondo cambiamento politico ed economico, affermando sistemi orientati al mercato. Ma per paesi che non hanno problemi reputazionali l’appeal della Flax tax è molto inferiore”.

Sugli effetti distributivi della flat tax anche l’Ocse rileva come le imposte progressive tendono a produrre benefici soprattutto per la middle class, che, invece, nel caso dei paesi dell’Est Europa è stata proprio la categoria di contribuenti più colpita dalla Flat tax. Così nei paesi dell’Est Europa che avevano introdotto la flat tax ad un iniziale boom economico – che però è da attribuire piuttosto al boom del settore energetico – ha fatto seguito un’inversione di marcia con esiti negativi sull’economia e nella maggior parte dei casi le entrate tributarie rimasero stazionarie, con l’aggiunta di un ingente accumulo di deficit. Tuttavia, sebbene in molti di questi paesi i deficit fiscali e il rapporto debito/Pil siano incrementati notevolmente sin dall’introduzione della flat tax, un sistema di welfare più snello raggiunto mediante la privatizzazione del sistema pensionistico ha contribuito a contenere gli squilibri finanziari.

Da sottolineare, il caso a sé della Slovacchia, unico paese dell’ex blocco sovietico ad aver adottato la flat tax e al contempo avere come valuta l’euro. Una scelta rivista in toto dal governo del centro sinistra che ha poi ripristinato due aliquote fiscali progressive, favorendo l’incremento del gettito fiscale dal 34% del Pil nel 2012 al 40% nel 2015. Una situazione diversa la troviamo nei paesi europei che hanno introdotto per primi la flat tax: Estonia, Lituania e Lettonia (1994). Qui l’aliquota scelta coincide con quella massima del precedente sistema progressivo: il 33% in Lituania, il 25% in Lettonia, mentre in Estonia il 26% (l’aliquota massima era il 33%). Grazie, dunque, al sistema di detrazioni e deduzioni il sistema fiscale mantiene un’impronta progressiva.

Uno degli ultimi studi sulla Flat tax della Bce, con riferimento ai paesi dell’est Europa, spiega che: «La Flat tax non garantisce automaticamente la semplificazione del fisco. Il fatto che i paesi che hanno introdotto la Flat tax abbiano al tempo stesso realizzato altre riforme strutturali rende molto difficile isolare l’impatto della Flat tax a livello macroeconomico e sul livello del gettito fiscale». Oltre ai paesi europei, ci sono altre nazioni che hanno adottato un regime fiscale di tipo Flat tax. Tra questi: Arabia Saudita, Bolivia, Kazakistan, Guyana, Madagascar, Timor Est.

*Today 02/03/2018

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