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Fine del mercato tutelato: a chi conviene?

E’ notizia di alcuni giorni addietro che l’Antitrust ha iniziato ben 13 provvedimenti istruttori nei confronti di altrettante Società elettriche e del gas, contestando la mancanza di trasparenza nell’indicare le condizioni economiche per le forniture, allorquando propone alle famiglie di scegliere il mercato libero, abbandonando il mercato tutelato. 

Le contestazioni più frequenti si riferiscono al fatto che spesso, prima della sottoscrizione del contratto, le famiglie non vengono informate dell’esistenza di altri costi aggiuntivi oltre la componente energia. In altri casi riguardano l’esatto ammontare degli oneri di commercializzazione, oppure i costi di taluni servizi previsti nel contratto, che invece non vengono forniti. 

La conseguenza di questi comportamenti è che le famiglie si rendono conto degli effettivi costi del nuovo contratto sul mercato libero solo al momento della ricezione delle bollette, che risultano superiori alle attese ed alle promesse del venditore al momento della stipula del contratto.

In altri casi vengono contestate le penali impropriamente addebitate in caso di risoluzione anticipata del contratto (tra l’altro espressamente vietate dall’Autorità per l’energia).

Altre contestazioni riguardano le modalità di comunicazione dell’offerta contrattuale alle famiglie per convincerle ad aderire al mercato libero: condotte aggressive verso utenti anziani o poco informati, informazioni incomplete sulle clausole contrattuali, ecc.

Si tratta di 13 distinti procedimenti istruttori che contestano a ciascuna società aspetti assai diversi tra loro, aperti dall’AGCM tutti nello stesso giorno, probabilmente per essere mediaticamente più efficaci!!! 

Si tratta di comportamenti scorretti, da sanzionare con provvedimenti severi, anche se sappiamo per esperienza che purtroppo la gran parte delle sanzioni amministrative comminate dalle Autorità di sorveglianza, rischiano di essere vanificate dagli inevitabili ricorsi delle società al TAR ed al Consiglio di Stato.

Viene da domandarsi perché l’Antitrust, che, in nome della concorrenza, da tempo sollecita il Governo a porre fine al mercato tutelato, oggi abbia deciso di contestare con grande clamore mediatico il comportamento poco corretto di 13 società energetiche, proprio sul mercato libero. 

La risposta, a mio avviso, è semplice. L’AGCM contesta alle società energetiche modi di agire sbagliati, ma tutto sommato non essenziali, mentre non affronta la questione centrale, cioè che le bollette del mercato libero sono più care di quelle del mercato tutelato. 

Infatti, dagli ultimi dati dell’Autorità per l’Energia risulta che nel 2019 i clienti domestici che sono passati al mercato libero hanno pagato mediamente l’energia elettrica più cara del 26% rispetto al mercato tutelato. E ciò, nonostante che Acquirente Unico, per le forniture dei clienti del mercato tutelato, in seguito ad una Delibera dell’Autorità per l’Energia, sia obbligato ad acquistare l’energia elettrica sul c.d. mercato del giorno prima, anziché direttamente dai produttori di energia elettrica con contratti di medio lungo periodo, ovviamente assai più convenienti degli acquisti giorno per giorno.

E’ proprio questa la ragione di fondo per cui ancor oggi circa 13 milioni di famiglie e 200.000 piccole imprese sono rimaste nel mercato tutelato e che ritengono, a ragione, che non sia conveniente aderire al mercato libero.

Quindi è bene che l’Antitrust faccia subito chiarezza sul comportamento delle Società quando propongono alle famiglie di aderire al mercato libero, poiché, stando ai dati dell’Autorità per l’energia prima citati, è di tutta evidenza che molti clienti domestici vi hanno aderito senza comprendere fino in fondo le informazioni fornite dalle società.

E’ nell’ambito della situazione sopra descritta che dal 1° gennaio 2022, i 13 milioni di famiglie dovrebbero abbandonare il mercato tutelato per essere trasferite d’imperio nel mercato libero. 

Quindi, costrette a pagare più care le bollette dell’energia elettrica e del gas.

Eppoi, con quali modalità si dovrebbe concretizzare il trasferimento? Ancora non è stato definito. Si parla di aste! Cioè, i 13 milioni di famiglie sarebbero costrette a stipulare un contratto sul mercato libero con la Società vincitrice dell’asta, assegnata loro d’autorità, di cui non conoscono la serietà, senza sapere la qualità dei servizi che riceveranno.

Possibile che nessuna forza politica reagisca con decisione a questa ingiustizia? Ci risulta che, ad oggi, soltanto l’On. Crippa del M5S si sia fatto promotore di una iniziativa parlamentare volta a “mantenere le garanzie del regime di maggior tutela a microimprese e clienti domestici anche nella fase di passaggio al mercato libero, dal primo gennaio 2022”. Iniziativa lodevole, ma non affronta la questione centrale: le bollette di elettricità e gas del mercato libero sono più care di quello tutelato! 

Se si vogliono difendere gli interessi delle famiglie, specialmente in questo tempo di pandemia, di crisi economica, di cassa integrazione, di perdita di posti di lavoro, bisogna avere il coraggio di sostenere che il mercato tutelato per i clienti domestici non deve essere eliminato, che l’Acquirente Unico debba continuare a svolgere la sua preziosa azione di calmieramento del mercato elettrico, che l’Autorità per l’energia continui a fissare i prezzi di riferimento per elettricità e gas, che rappresentano un importante punto di riferimento per il mercato energetico retail

Possibile che le forze politiche di sinistra, ed in primis il Partito Democratico, permettano il perpetrarsi di una simile ingiustizia a danno delle famiglie?

Ancora, domandiamoci perché il costo dell’energia elettrica e del gas per le famiglie sia in Italia così elevato, molto più di altri paesi europei. 

Per conto nostro suggeriamo di approfondire alcuni fatti.

In una relazione annuale dell’Autorità per l’energia di qualche anno addietro, si affermava che il 90% dei volumi di vendite al mercato domestico di energia elettrica e gas sono appannaggio di sei società che fanno parte di gruppi integrati, i quali, ovviamente, non hanno alcun interesse a ridurre i prezzi, poiché i loro acquirenti sono società dello stesso gruppo, le quali possono scaricare tutto sui consumatori finali.

Inoltre sarebbe opportuno approfondire la ragione per cui in Italia operino un numero eccessivamente cospicuo di società di vendita di elettricità e gas sul mercato retail: circa 500! A parere di numerosi esperti del settore, 50 società potrebbero essere più che sufficienti. La spiegazione è semplice: i prezzi di elettricità e gas sul mercato dei piccoli consumatori finali sono talmente elevati da lasciare spazio di azione anche alle società meno efficienti, che infatti sono esageratamente numerose. 

L’insieme delle situazioni economiche descritte si configura chiaramente come una condizione di mercato oligopolistica. 

Non ritiene l’Antitrust di dover intervenire per superare il negativo oligopolio del mercato energetico, che danneggia i piccoli consumatori di energia ed in particolare i clienti domestici? 

Stante così la situazione, pare ovvio che di fine del mercato tutelato se ne potrà riparlare solo quando il mercato energetico sarà caratterizzato da una effettiva concorrenza.

Inoltre, altri costi particolarmente pesanti per le famiglie gravano sulle bollette di elettricità e gas per usi domestici, per i quali sarebbero necessari precisi interventi dell’Autorità per l’energia e del Governo.

Ci riferiamoanzitutto alla questione degli oneri di sistema ed alle accise che le famiglie pagano in bolletta.

Per il gas l’insieme di questi costi raggiungono circa il 43% della bolletta. In particolare: il 4,37% riguardano gli incentivi per l’efficienza termica, il 2,75% è una tassa addizionale regionale, il 15,75% si riferisce all’IVA, mentre il restante 20,67% si riferiscono alle accise, cioè ad un agglomerato di tasse che si è accumulato negli anni e che comprende le voci più disparate (vecchi terremoti, guerre, catastrofi varie, ecc.).

Per l’energia elettrica i costi suddetti arrivano intorno al 35% della bolletta. La maggior parte (circa il 70%) si riferiscono agli incentivi per le fonti rinnovabili (fotovoltaico in particolare) e per la promozione della cogenerazione e dell’efficienza energetica. Un’altra parte consistente (il 15,96%) riguarda le agevolazioni alle imprese a forte consumo di energia e circa il 7% agli oneri per la messa in sicurezza del nucleare. Inoltre sulle bollette elettriche gravano ogni anno 135 milioni destinati al bilancio dello stato, nonché l’equivalente del 2,45% della bolletta destinati alle Ferrovie dello Stato a compensazione dei costi dei diversi regimi tariffari speciali.

La maggior parte dei costi sopra indicati (il 25% della bolletta del gas ed il 32%di quella elettrica) si riferiscono a scelte di politica industriale (incentivi alle fonti rinnovabili, dismissione del nucleare, agevolazioni alle imprese a forte consumo di energia) ed a un coacervo di accise che costituiscono una tassazione assolutamente impropria. 

Tutti questi costi dovrebbero essere a carico della fiscalità generale e non delle bollette di luce e gas. Invece, si continua a perpetrare un’ingiustizia di fondo: vengono fatte pagare sulla base dei consumi e non in proporzione al reddito, gravando di più sulle famiglie disagiate. 

Perché, infine, le bollette elettriche debbano versare 135 milioni al bilancio dello Stato ed il 2,45% del loro ammontare alle Ferrovie dello Stato, resta un mistero ingiustificabile, oltre che una profonda ingiustizia.

Infine, la complessità delle bollette energetiche rende estremamente difficile ai consumatori districarsi in questo mondo, soprattutto se, malauguratamente, dovesse concretizzarsi la fine del mercato tutelato. L’Autorità per l’energia dovrebbe finalmente risolvere questo annoso problema, indicando ogni tre mesi un valore unico onnicomprensivo di tutte le voci di costo fissate dall’Autorità stessa, ad esclusione del costo dell’energia e della sua commercializzazione, che dipendono dalle decisioni di ciascuna Società.

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