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Green economy e green jobs: una sfida al futuro

Da pochi giorni, Unioncamere e Fondazione Symbola hanno lanciato Greenitaly 2016, il VII rapporto annuale sullo stato della Green Economy in Italia, intitolato quest’anno Una risposta alla crisi, una sfida al futuro. All’interno del rapporto, i ricercatori hanno fotografato un quadro piuttosto incoraggiante per quanto riguarda le possibilità di espansione del settore e le sue capacità di impiegare lavoratori con nuove e vecchie competenze.

 

La Green economy e l’accordo sul clima

La cosiddetta green economy è uno di quei comparti che detengono le maggiori potenzialità in termini di crescita, occupazione e sostenibilità ambientale. Anche in vista della ratifica degli Accordi di Parigi sul clima, in questi giorni in discussione a Marrakech per la COP22, gli scenari al 2020 per le rinnovabili elettriche e termiche, per l’efficienza energetica, l’acqua, i rifiuti, i servizi ambientali, i trasporti sostenibili prevedono un incremento in tutti i comparti. Si tratta di valorizzare un modello di sviluppo che, tenendo in considerazione elementi economici, sociali e ambientali, mira a ridurre l’impatto delle attività umane sull’ambiente secondo parametri di equità, vivibilità e realizzabilità degli interventi produttivi al fine di raggiungere la sostenibilità degli stessi.

Tra gli scopi principali di un’economia che voglia dirsi davvero Green, ci sono per esempio obiettivi come il risparmio energetico e l’attenzione verso le fonti di energia rinnovabile; la riduzione dell’impatto ambientale in estrazione, trasporto, trattamento e trasformazione delle materie prime; la riduzione del materiale di scarto e dei rifiuti nei processi produttivi; la riduzione delle emissioni di CO2; la promozione del riciclo; l’equità nei processi economici e produttivi. In questo scenario, la Green Economy può rappresentare un’importante occasione per rilanciare le attività dell’uomo, tramite un modello economico rispettoso dell’ambiente ma non per questo scarsamente remunerativo.

 

La Green Economy: competitività, internazionalizzazione e innovazione

Dai dati del rapporto GreenItaly 2016, nel periodo 2010-2015, già moltissime imprese in Italia hanno investito (o intendono investire entro la fine del 2016) in prodotti o in tecnologie green. Parliamo di oltre 385mila imprese, cioè circa il 26,5% del totale delle imprese italiane. Investire sulla sostenibilità è un fattore importante per garantire qualità del prodotto, pulizia della filiera e, soprattutto, competitività sul mercato, dato che quest’ultimo è alla ricerca proprio di eccellenze e prodotti dall’alto grado di qualità, in ragione anche della rinnovata sensibilità ambientale che negli ultimi tempi sta toccando gran parte della popolazione italiana e non solo.

Come si legge nel rapporto, infatti: “Le imprese che investono nell’economia verde dimostrano […] una maggiore presenza internazionale: il 18,7% esporta, contro il 10,9% delle imprese non investitrici. Fenomeno ancor più evidente nel settore manifatturiero, con il 46% delle imprese esportatrici tra le eco-investitrici, contro il 27,7% delle altre. In molti ambiti del made in Italy, la green economy è sinonimo di internazionalizzazione: vale per l’alimentare, il cartario, i settori del vetro e della ceramica, e, soprattutto, per il legno-arredo e la strumentazione di precisione, dove le eco-investitrici sono quasi il doppio delle altre”.

Allo stesso modo, le imprese che hanno investito in termini di processi, competenze e tecnologie sostenibili sono di gran lunga più innovative delle altre: “Il 22,2% ha introdotto innovazioni di prodotto nel 2015, contro l’11,4% delle non investitrici”. E va detto inoltre che, sulla stessa scia, le imprese Green dimostrano una dimestichezza maggiore con le dinamiche del Web, se è vero che  l’82% di esse è presente in Internet, contempla processi digitalizzati e ha l’occhio puntato sulle sempre più importanti digital skills, contro il 53% delle imprese che non sono green.

 

La Green Economy: fatturato e occupazione

Anche dal punto di vista del fatturato e dell’occupazione, le imprese green fanno la parte del leone: “Il 25,9% delle imprese che investono in tecnologie green ha registrato nel 2015 un aumento di fatturato rispetto al 2014, a fronte del 16,8% tra le altre. Anche da questo punto di vista si distingue il manifatturiero, dove un aumento di fatturato ha riguardato il 35,1% delle imprese, contro il 21,8% tra le imprese che non investono. La green economy fa bene all’occupazione. Nel 2016 le imprese che investono green prevedono di assumere più di 330 mila dipendenti, pari al 43,9% del totale delle assunzioni, stagionali e non stagionali, previste nell’industria e nei servizi per l’anno in corso: quota molto rilevante, se si considera che le aziende eco-investitrici sono poco più di un quarto del totale”.

La quota di Green Jobs di cui il mercato fa richiesta, in questo senso, è sempre in aumento. Stessa cosa dicasi per quei lavori cosiddetti ibridi che, pur non essendo Green Jobs in senso stretto, hanno comunque competenze green. Per rendersi conto di quanto si dice, basta prendere in esame un dato soltanto: “Tra gli assunti [nel 2015] nei settori della progettazione e della ricerca e sviluppo […] le figure green sono il 66% del totale: segno evidente del legame strettissimo fra green economy, innovazione e competitività”. Ecco che la Green Economy appare come uno degli sbocchi più importanti del periodo di crisi, perché quanto detto per l’ultimo periodo è senza dubbio valido in termini previsionali.

“La versione originale è in WeCanBlog.it” 

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