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L’errore dei progressisti europei sull’immigrazione

Il successo crescente di partiti xenofobi ed anti euro in Europa, la stessa posizione anti immigrati di Grillo, sono dovuti ai modi sbagliati con cui la sinistra affronta il tema, anche alla luce della pesante crisi in atto.

Per combattere la deriva populista in atto è necessario, a) spiegare meglio alla gente l´essenza del fenomeno, da sempre esistente ma accelerato dalla globalizzazione, b) organizzare l´accoglienza ed il contrasto con migliori leggi e organizzazioni più efficienti. Ad esempio non ci voleva molto a decidere di portare a Lampedusa delle tende, come si è fatto per i terremotati, evitando il triste spettacolo, che tutto il mondo ha visto, di centinaia di scampati alla morte, costretti a trascorrere i giorni senza servizi igienici ed a dormire all´aperto sotto la pioggia.

Le migrazioni esistono dall´alba dell´uomo e noi italiani ben lo sappiamo dalla storia di milioni di nostri nonni che hanno abbandonato il paese in condizioni altrettanto penose. Quel che è cambiato oggi è la velocità con cui avvengono. Gli immigrati hanno superato il 10% della popolazione in Spagna e si stanno avvicinando a questo livello in Italia, con una accelerazione spaventosa; erano appena il 3%, 10 anni fa, perché hanno riempito un buco demografico.

Malgrado leggi non certamente “ospitali”, come quelle italiane e spagnole, i disperati del mondo ci hanno investito con tali pressioni, determinando fenomeni di rigetto spontanei e “spintanei”, che non nascono tanto dal numero assoluto di immigrati –molti paesi europei convivono con quote di immigrati superiori al 10%, ma raggiunte in 40 anni! – quanto dalla velocità del fenomeno. Tutti gli studi sull´immigrazione dimostrano che da sempre il fenomeno è determinato soprattutto dalla domanda dei paesi di immigrazione: i disperati in fuga dall´inferno di fame, disoccupazione, guerre e diritti negati, sono sempre decine e centinaia di milioni ed essi tendono a dirigersi soprattutto verso i paesi che più hanno bisogno di braccia, come già 10 anni fa spiegava un rapporto dell´Economist (Speciale del 2 Novembre 2002).

L´Italia e la Spagna hanno in comune l´entità del buco demografico, il record mondiale della bassa natalità, 1,2 figli per donna. In Italia, un milione di sessantenni che oggi escono dal mercato del lavoro sono potenzialmente sostituibili da soli 500mila giovani nati 20 anni fa, dato che, intorno al 1975 il numero di nati si è dimezzato in pochi anni, da 1 milione a 500mila. Quando oggi un agricoltore, un operaio, un infermiere, o una badante, va in pensione si crea un buco (c´è un solo possibile sostituto giovane ogni due anziani che escono dal mercato del lavoro) che può essere riempito solo da un immigrato, regolare od irregolare che sia. L´Italia ha avuto disperato bisogno di braccia per sostituire quelle mancanti.

Dal 2000 al 2010 la popolazione è aumentata di 4 milioni, da 56 a 60 milioni, solo grazie a 4 milioni di immigrati. Al 2050, dice l´Istat, le immigrazioni si dimezzeranno, da 400mila a 200mila l´anno, ma non cesseranno, per colmare i buchi della bassa natalità. Buchi che non derivano tanto dal calo degli “italiani”, che è in atto, ma dal crollo degli italiani in età da lavoro, che diventando minoranza determinano il declino economico del paese, dalla produzione alle pensioni.

Sono numeri che il sistema non può assorbire senza fallire. Perciò, oltre a sostituire la Bossi Fini con una legge per l´immigrazione economica, in grado di attirare i “migliori” e sostituire il reato di clandestinità con una legge per i richiedenti asilo da paese civile, serve anche avviare una politica per la famiglia, i giovani e la natalità, per cui oggi spendiamo solo l´1% del Pil contro il 3,5% di Francia e Germania, paesi con natalità quasi doppia della nostra. Anche se questo richiede tempi più lunghi.

Occorre anche spiegare agli italiani, come fece Elmut Khol ai tedeschi in una famosa seduta del Bundestag, che se tutti gli stranieri partissero, il paese si fermerebbe, dall´agricoltura alla pastorizia, dalle fabbriche agli ospedali dagli alberghi ai ristoranti, dai trasporti ai servizi per la famiglia.

Occorre anche spiegare bene che nessuno vuole aprire le porte indiscriminatamente agli stranieri per motivi umanitari ma regolarne il flusso con leggi e comportamenti che evitino il collasso del paese, la guerra dei poveri ed i disagi di vicinanza che le attuali, cattive leggi e pessime organizzazioni, producono.

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