Newsletter

Argentina, democrazia a rischio

Seguire la situazione argentina da lontano, non da conto della realtà che sta vivendo il nostro Paese e, in particolare cosa succede, quotidianamente per le classi meno abbienti. La “cronaca” che segue cercherà di attenersi ai fatti, mantenendo al minimo i commenti.

In Argentina, purtroppo, si sta regredendo ai tempi bui del passato… fin dall’inizio di questo governo, (2023) è stato un continuo di leggi regressive, che hanno definanziato la sanità, la sicurezza sociale, decurtato i fondi dell’educazione pubblica; nell’immediato, sono state bloccate tutte le opere pubbliche, creando un enorme danno alla manutenzione delle infrastrutture, alle strade e autostrade e contribuendo all’aumento   della disoccupazione.

Il Governo (ricordate Milei con la motosega?) ha chiuso enti di ricerca, ospedali, e servizi sociali. In due anni hanno chiuso le loro attività 21.938 aziende, a causa, anche dell’apertura, senza nessun controllo, delle importazioni. Alla fine del terzo trimestre del 2025 si è creato un indebitamento con l’estero pari a USD 316.935 milioni, circa il 46,7% del PIL, (1) a tutto vantaggio, in particolare, della speculazione finanziaria. Sono state totalmente svuotate le riserve in oro: 13 tonnellate, che sono uscite dal Ministero del Tesoro, caricate su aeri e “nessuno” sa dove siano andate a finire.  In questi giorni, una storica azienda di pneumatici, ha annunciato la chiusura, lasciando per strada 820 lavoratori. Altre grandi aziende hanno preannunciato la chiusura o la riduzione del personale.

In questa situazione è cresciuto l’indebitamento e la morosità delle famiglie, che regolarmente usano le carte di credito per l’acquisto degli alimentari, ma che poi non riescono a pagare neppure il minimo, con il conseguente aumento del debito verso le banche e il progressivo impoverimento. È un impoverimento che riguarda ampie fasce della popolazione ma che vede, contemporaneamente la concentrazione della ricchezza, tra chi ha la possibilità di difendersi.

Alla fine di febbraio, abbiamo assistito ad una mega operazione che ha approvato una riforma del lavoro, che viola 196 articoli della Costituzione, compresi i trattati internazionali. È una retrocessione della legislazione che ci riporta alla fine dell’800…Si dimezzano e spezzettano le ferie, si abolisce ogni regola per i licenziamenti, si abbatte il limite delle 8 ore lavorative, portandole a 12, senza pagamento degli straordinari, creando una cosiddetta “banca di ore”.

Contemporaneamente, si indeboliscono le organizzazioni sindacali, abolendo la contrattazione di categoria trasferendo tutto al negoziato azienda per azienda. Infine, si crea un Fondo Aiuti al Lavoro, decurtando la Sicurezza sociale, riducendo del 50 % le contribuzioni padronali alla Sicurezza Sociale.  Questo Fondo sarebbe gestito da gruppi finanziari, in modo che siano gli stessi lavoratori a pagare le indennità di licenziamento. Licenziamenti liberi, ovviamente, senza la giusta causa… La legge che introduce queste “novità” viene chiamata Legge di Modernizzazione del Lavoro. E ce n’è anche per la stampa, ovviamente: viene modificato anche lo Statuto della Stampa, mettendo a repentaglio la libertà di stampa.                                                    

  1. Diritti dei lavoratori individuali:
    • È prevista l’esclusione di alcuni lavoratori dalla Legge sul Contratto di Lavoro (LCT), come i lavoratori che emettono fattura o sono registrati come lavoratori autonomi, impedendo il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato,
    • Viene introdotta la limitazione dell’accesso ai diritti previsti dalla LCT, come ferie, permessi per studio o malattia e negoziazione collettiva,
    • Si modifica il calcolo delle indennità, con l’eliminazione di alcuni item,
    • Si estende il periodo di prova,
    • Si riduce il periodo di preavviso,
    • Limitazione del diritto al contenzioso,
    • Vengono abrogati gli statuti di categorie specifiche, come quello dei giornalisti.
  1. Diritti collettivi:
    • Eliminazione della prevalenza delle clausole obbligatorie nei contratti collettivi.
    • Possibilità di sospendere l’applicazione dei contratti collettivi scaduti, per presunte “gravi distorsioni economiche”.
    • Prevalenza dei contratti aziendali o territoriali sui contratti di settore, anche (e soprattutto) se comportano minori benefici per i lavoratori.
    • Restrizioni al diritto di sciopero, con ampliamento dell’elenco delle attività considerate “essenziali”.
    • Limitazioni alla realizzazione di assemblee dei lavoratori, con obbligo di preavviso e autorizzazione.
    • Precarizzazione dei delegati sindacali, con possibilità di modificare le loro condizioni di lavoro in caso di “ristrutturazione totale del settore”.
  2. Sicurezza sociale:
    • Riduzione delle contribuzioni dei datori di lavoro al sistema di sicurezza sociale e al sistema sanitario.
    • Creazione del Fondo di Assistenza Lavorativa (FAL), che socializza il costo delle indennità private, riducendo le risorse destinate alla sicurezza sociale, e abilitando a Enti finanziari privati la gestione dei fondi. In caso di chiusura o fallimento delle imprese, i fondi accumulati, e sottratti alla Sicurezza Sociale, tornerebbero alle imprese e non alla Sicurezza Sociale per la quale erano strati destinati.

È chiaro a tutti che queste modifiche rappresentano un significativo arretramento dei diritti dei lavoratori, favorendo ulteriormente il sistema delle grandi imprese, giacché, nell’ultimo anno, dovuto alle riforme effettuate dall’ attuale governo sin dall’inizio, con il decreto del 2023, sono state messe in atto delle riforme che hanno consentito importanti trasferimenti di risorse alle grande imprese finanziati dal taglio dei finanziamenti operato sulle Pensioni,( congelamento, in pratica, dei valori nominali, in presenza di forte inflazione), accompagnati dai tagli alla pubblica amministrazione, all’ educazione pubblica, alla sanità pubblica, al blocco delle opere pubbliche)

 A mo’ d’esempio va detto che le pensioni, solo nel 2025 hanno perso il 23% del potere d’acquisto, per il mancato aggiornamento con l’inflazione e, in media, ogni pensionato ha perso 5.000 euro in un anno, i salari dei lavoratori del pubblico impiego hanno perso circa 10.000 euro e il trasferimento alle grandi ricchezze nello stesso periodo è stato di circa 50 miliardi di euro. (1)

Altra situazione grave, e molto preoccupante, è l’aumento della violenza istituzionale a seguito di decreti che limitano la protesta sociale qualificandola come “atti terroristici”, e abilitando l’esercito a intervenire nella “sicurezza interna”. Con il decreto 941/2025 si abilitano i servizi segreti ad arrestare i manifestanti, senza l’intervento della giustizia.

Da dati rilevati dalla Comisión Provincial por la Memoria –CPM, insieme al Mecanismo local de prevención contra la Tortura, fino a dicembre 2025 si è registrato un progressivo aumento della repressione: nel 2024 sono state represse 17 manifestazioni e 34 nel 2025. Come risultato della repressione delle manifestazioni nel corso del 2025 sono state ferite 1.369 persone, tra le quali 155 anziani pensionati, disabili, 184 giornalisti e lavoratori della stampa, 20 difensori dei Diritti Umani e 5 minorenni, con meno di 16 anni, aggrediti direttamente con gas lacrimogeni (2)

Tutto evoca che stiamo andando verso l’incubo dell’1976. A marzo si compiranno 50 anni dall’inizio della dittatura militare. Ma ora, siamo nel 2026, con un governo eletto democraticamente, con un parlamento disponibile, purtroppo, a qualsiasi manovra e compromesso e un paese che appare scioccato e incapace di reagire…

  1. https://es.tradingeconomics.com/argentina/external-debt
  2. https://mateconomia.com.ar/
  3. https://www.comisionporlamemoria.org/

* Secretaria de RRII. Asamblea Permanente por los Derechos Humanos de Argentina. APDH Argentina . Gia responsabile INAS-CISL Argentina. Buenos Aires, 1 de marso 2026

Condividi su:

Scarica PDF:

image_pdf
Cerca

Altri post

Iscriviti alla newsletter

E ricevi gli aggiornamenti periodici

NEWSLETTER NUOVI LAVORI – DIRETTORE RESPONSABILE: PierLuigi Mele – COMITATO DI REDAZIONE: Maurizio BENETTI, Cecilia BRIGHI, Giuseppantonio CELA, Mario CONCLAVE, Luigi DELLE CAVE, Andrea GANDINI, Erika HANKO, Marino LIZZA, Vittorio MARTONE, Pier Luigi MELE, Raffaele MORESE, Gabriele OLINI, Antonio TURSILLI – Lucia VALENTE – Manlio VENDITTELLI – EDITORE: Associazione Nuovi Lavori – PERIODICO QUINDICINALE, registrazione del Tribunale di Roma n.228 del 16.06.2008

Iscriviti alla newsletter di nuovi lavori

E ricevi gli aggiornamenti periodici