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La corsa verso le tecnologie digitali spiazza il modello Ue*

La corsa globale relativa alle tecnologie digitali di nuova generazione potrebbe avere impatti notevoli, soprattutto in Europa.

Le criticità delle relazioni geopolitiche saranno ricordate come il frutto paradossale del successo storico della globalizzazione delle relazioni economiche che hanno modificato gli equilibri della produzione e della redistribuzione del reddito, aumentando i livelli di autostima dei Paesi in via di sviluppo e destabilizzando i livelli di consenso interno, e di governabilità, di quelli sviluppati che avevano orientato le regole e i modelli di governance della liberalizzazione degli scambi commerciali.

Le aspettative di una crescita delle libertà civili, parallela a quelle economiche, sono andate rapidamente deluse. Le indagini periodiche del Democracy Index dell’Economist su 167 nazioni e del Global Peace Index segnalano una significativa inversione di tendenza del numero dei Paesi che registrano un grado adeguato di partecipazione democratica, dei livelli di fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini e un importante aumento dei conflitti bellici nelle varie aree del globo. Fattori che hanno comportato anche una crisi, in alcuni ambiti irreversibile, delle Istituzioni internazionali che hanno accompagnato l’ampliamento degli interscambi commerciali (Onu, Wto, Nato, Corte internazionale di giustizia).

L’escalation dei conflitti bellici e commerciali degli anni recenti rende evidente che la ricostruzione di un eventuale nuovo ordine internazionale dipenderà essenzialmente dal riposizionamento in corso, senza particolari attenzioni per le caratteristiche dei Governi locali coinvolti, delle aree di influenza politica ed economica delle due superpotenze, gli Stati Uniti e la Cina. Il cambio di fase è caratterizzato da un radicale cambiamento delle strategie di allocazione degli investimenti, che ridimensiona la capacità attrattiva dei bassi costi del lavoro e delle materie prime, a vantaggio del primato tecnologico e del controllo delle filiere produttive che lo possono garantire.

Il ruolo assunto dalle tecnologie digitali di nuova generazione è motivato dalla loro pervasività, ovvero dalla capacità di influenzare in modo radicale: la crescita della produttività delle organizzazioni del lavoro; i comportamenti dei consumatori; la sicurezza degli apparati militari, produttivi, del territorio e delle persone.

È un confronto che richiede un’elevatissima mobilitazione di risorse economiche e degli attori funzionali a utilizzarle, per sviluppare: software, infrastrutture fisiche, dati e informazioni, ricadute nelle filiere produttive; a partire dal controllo delle materie prime, delle fonti energetiche e delle componenti pregiate della produzione.

Tornano così in campo le Istituzioni statali, ridimensionando il ruolo egemone assunto da quelle finanziarie e dalle grandi aziende multinazionali negli anni scorsi. Su questo terreno il confronto tra le due superpotenze appare speculare.

Gli Stati Uniti utilizzano le leve del primato nelle applicazioni di Intelligenza artificiale, la potenza militare e la domanda espressa dal più grande mercato mondiale di consumatori per l’attrazione degli investimenti, per recuperare il terreno perduto sul controllo delle filiere produttive e delle risorse energetiche e minerarie.

La Cina si pone l’obiettivo di ampliare la contesa dei primati tecnologici già raggiunti sul terreno delle energie rinnovabili, valorizzando: l’egemonia nel controllo delle materie prime (terre rare) indispensabili per l’implementazione delle tecnologie digitali; i finanziamenti dei debiti pubblici e la costruzione delle reti logistiche di molti Paesi asiatici, africani e del Sud America; l’utilizzo delle risorse economiche generate dalle esportazioni di prodotti verso i Paesi sviluppati.

Il limite dei modelli dirigisti, già sottolineati da numerosi economisti, è rappresentato dal rischio che l’impatto sulla produttività degli investimenti mobilitati risulti inferiore alle attese, generando bolle speculative e recessioni economiche, per effetto della potenziale distruzione dei posti di lavoro che non viene temporalmente compensata dal ridisegno delle organizzazioni lavorative, dall’adeguamento delle competenze dei lavoratori e e dalla generazione di nuove opportunità occupazionali.

L’impatto delle turbo tecnologie sulle professioni, sull’occupazione e sui livelli di coesione sociale può risultare più devastante di quello generato negli anni 2000 dal turbo capitalismo, ovvero dal decentramento di una parte rilevante delle produzioni nei Paesi in via di sviluppo e dalla contrazione del ceto medio e dei redditi da lavoro.

Sull’incapacità di generare modelli di governance top down in grado di mobilitare le risorse sulla base di obiettivi si manifesta la debolezza del modello europeo. Un modello ereditato dalla costruzione dell’Ue-27 fondata sull’esaltazione dei vantaggi derivanti dalla liberalizzazione dei mercati internazionali e dall’ampliamento dei livelli di competizione interna tra le imprese manifatturiere e dei servizi dei Paesi aderenti. È un approccio metodologico e culturale che ha orientato anche l’implementazione delle politiche economiche per la transizione ambientale e digitale con modalità, tempi e contenuti, che si sono rivelati incompatibili con l’evoluzione degli scenari geopolitici.

Non deve essere, tuttavia, sottovalutato il potenziale rappresentato dai Paesi europei come aggregato di risparmiatori e consumatori, di imprenditorialità diffusa, per numero di istituzioni formative e di cittadini istruiti, per il ruolo espresso dalle rappresentanze sociali e, più in generale, per la capacità di generare innovazioni sociali in grado di attenuare i costi collettivi degli impatti tecnologici e di redistribuire i vantaggi della crescita della produttività.

I principi e i valori che hanno originato il modello delle economie sociali di mercato rappresentano tuttora delle fondamenta solide per rilanciare il ruolo dell’Unione europea nel ridisegno delle relazioni geopolitiche, ma richiedono un ripensamento dei modelli di governance e dei contenuti che hanno orientato l’iniziativa delle Istituzioni dell’Ue negli anni 2000.

*da Il Sussidiario.net, 16/01/2026

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