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Lavorare insieme ma indipendenti

La condivisione degli spazi come nuova filosofia del lavoro : il coworking. 

La visione di una nuova filosofia del lavoro concepita sulla condivisione degli spazi e delle professionalità, che garantisce sostenibilità e possibilità di fare rete. Nell’epoca in cui il lavoro bisogna “crearselo”, tale modello diventa esso stesso la struttura creativa, in cui il libero sviluppo dei rapporti interpersonali stimola lo scambio e la condivisione dei saperi, configurando un sistema di idee aperto e preservando l’aspetto sociale. 

 

Definizione del fenomeno

In sintesi, una definizione tecnica del coworking, il cui significato letterale è lavorare insieme, la si può riassumere in uno stile lavorativo che presume la condivisione di un ambiente di lavoro, mantenendo un’attività indipendente. In realtà il concetto merita un maggiore approfondimento, considerando soprattutto l’aspetto sociale e della collaborazione informale, in modo da non confonderlo con altre modalità di lavoro che prevedono sì una condivisione degli spazi lavorativi, ma con pratiche di gestione più vicine a quelle di una cooperativa, tra cui la focalizzazione sul profitto piuttosto che sulla comunità. 

Nato negli USA intorno al 2005 su iniziativa di alcuni freelance programmatori, il coworking ha cominciato a diffondersi in Italia nel 2008, consolidandosi inizialmente nelle prime grandi aree metropolitane per poi spalmarsi a livello nazionale. Ha avuto una sua regolamentazione giuridica, che impone il riconoscimento di parametri e requisiti. Dal 2013, sulla scia della Legge 221/2012, attuativa delle Start up innovative, è stato riscontrato nel nostro Paese una sorta di accelerazione del fenomeno in questione, strettamente correlato alla realtà delle start up, tanto è vero che anche diversi incubatori di Start up prevedono degli ambienti adibiti all’attività di coworking. Si tratta dunque di un fenomeno giovane e dinamico che cresce e si sviluppa attraverso le idee innovative e il reciproco confronto di know how e condivisione informale di buone prassi.

In un’ottica di lavoro distribuito, gli uffici sono strutturati per ottimizzare lo spazio così da ridurre i costi di affitto e contemporaneamente, con gli open space, favorire le interazioni fra le persone, senza che queste siano determinate dalle gerarchie. Grazie a tali misure, si incentiva la collaborazione dimezzando il budget per le infrastrutture. 

Un’indagine recente ha dimostrato che tra le motivazioni principali alla base della fruizione temporanea o prolungata degli spazi di coworking, presenti nella maggior parte delle grandi metropoli, c’è proprio il bisogno di relazione, di contatto e confronto con persone che svolgono attività simili, ma diverse dalle proprie, c’è il bisogno di fare rete, creare una comunitànella quale riconoscersi e dalla quale sentirsi riconosciuti.

Sembra infatti che l’ingresso in spazi di coworking abbia migliorato la condizione di lavoro di moltissimi freelance non solo in termini di produttività, ma anche di rapporto con i clienti e riconoscimento sociale. Si potrebbe affermare che in tal modo l’aspetto del sociale diventa un indicatore economico.

 

Due esperienze di coworking 

Nel recente Workshop “ Imprese (a)tipiche diversamente produttivi”, tenutosi presso l’Aula Conferenze del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma il 26-27 Marzo 2014, sono state raccolte due interessanti testimonianze relative ad esperienze di coworking, entrambe siciliane, di seguito sintetizzate.

La prima ha riguardato la struttura RE FEDERICO di Palermo, la quale interpreta il coworking come modello organizzativo fondato sulla community. 

Non si tratta solamente di uno spazio di lavoro condiviso, ma di un progetto di comunità creativa e laboratorio di pratiche di economia partecipativa, dove è possibile affrontare le patologie del lavoro contemporaneo condividendo problematiche e soluzioni. Re Federico ospita workshop, seminari, pratiche di autoformazione e confronto per assorbire e condividere elementi sempre nuovi di conoscenza.

Le postazioni di lavoro sono divise in luminosi open space progettati affinchè il singolo coworker possa trovare il proprio spazio per un’adeguata concentrazione individuale, permettendo in ogni caso la comunicazione con gli altri coworkers nella stessa stanza. Gli uffici sono dotati di tutti i servizi necessari compresa la cucina attrezzata, le zone relax e terrazza. 

Re Federico si definisce una comunità articolata in centri concentrici: al centro CLAC (Centro Laboratorio Arti Contemporanee, impresa culturale impegnata dal 2003 a Palermo in progettazione e produzione culturale, sostegno alle start up di imprese culturali e sociali, è la fondatrice del progetto) con i coworkers e intorno i lavoratori indipendenti, associazioni e imprese culturali  e sociali, che utilizzano spazi comuni per eventi, iniziative, workshop e gruppi di acquisto. A tale proposito si segnalano pratiche di economia partecipativa per etica e risparmio, con l’organizzazione di gruppi di acquisto di prodotti bio e baratti.

Per sintetizzare con le loro parole: “La cultura costruisce possibilità, aumenta le potenzialità di una città, migliora la qualità della vita. Re Federico ospita iniziative culturali e artistiche, non per passatempo, ma per contribuire a un modello di sviluppo che mette al centro creatività e innovazione, per avere di nuovo comunità di persone informate e consapevoli”.

 

La seconda testimonianza inerente all’esperienza di coworking è stata quella di Lati, un incubatore di impresa per i giovanissimi imprenditori dentro una scuola media superiore di Palermo. Un incubatore per alimentare le giovani realtà, aiutandole a crescere più forti e fornendo loro strumenti di supporto necessari a superare i primi “anni di vita”, periodo il cui il rischio di affondare è più alto.

La rete di supporto fornisce una serie di servizi, utili a chi voglia realizzare un’attività riducendo al minimo il rischio di impresa. Lo spazio per operare viene messo a disposizione dalle start up, con postazioni cedute generalmente a basso costo (se non a costo zero). Ai ragazzi sono affiancati tutor, spesso imprenditori a loro volta, che li consigliano sulle strategie di marketing e sui percorsi per lanciare un’azienda verso il successo. Lati – Lowering Age to Innovation è il primo strumento di sostegno alle start up che si rivolge agli studenti dei licei che dopo il diploma sognano di lanciare una propria impresa. L’incubatore ha sede nell’ ITIS Vittorio Emanuele III.

 

 

Evoluzione e futuro del modello

A sollecitare dunque la creazione di un open space condiviso tra lavoratori con diverse professionalità da offrire, si presume sia stata la visione di professionisti di affidarsi alla collaborazione piuttosto che alle “gerarchie” lavorative, sotto la spinta di motivazioni economiche e della possibilità di avvalersi di nuove tecnologie connettive. I cambiamenti profondi, determinati dall’ingresso di una nuova generazione nel mondo del lavoro, dallo sviluppo delle tecnologie che permettono di lavorare a distanza e da spazi sempre più in fase di ottimizzazione, permettono ai lavoratori di operare autonomamente in campi multidisciplinari, favoriti da un clima informale. È quindi importante che gli spazi concedano diverse configurazioni, con un grado di formalità maggiore o minore, tali da consentire flessibilità ai mobile workers.

Il lavoro così concepito appare destinato a basarsi su connessioni tra individui rette dalla fiducia reciproca, scambi tra pari capaci di portare benefici da entrambe le parti, in un’ottica di accrescimento comune. Buona parte degli incarichi, così come raccontato dalle esperienze, viene gestita on line, e proprio grazie a tale modalità la collaborazione è incentivata al punto di rendere labile il confine tra produttori e consumatori. L’obiettivo è quello di generare innovazione comprensiva di un mutamento sociale e culturale con ricadute positive sul benessere.

Si prospetta un futuro vicino a nuove forme di economia collaborativa in cui non si acquistano prodotti, ma ci si avvale di servizi, dove i lavoratori saranno sempre più autonomi e coinvolti in una rete basata sulla collaborazione attiva a livello globale, scenario che ricorda da vicino il funzionamento e l’esperienza del coworking, ormai  sempre più rappresentativo a livello nazionale delle nuove tendenze del mercato del lavoro, con i suoi principi di flessibilità, indipendenza, innovazione e cooperazione che rappresentano il trend che sta investendo le nuove professionalità. Ma per poter rappresentare il futuro del lavoro, il coworking necessita di essere adeguatamente sostenuto anche dalle istituzioni, vedendosi garantire infrastrutture e legami con il territorio, godendo della giusta visibilità.

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