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Le imprese non investono nei paesi che non fanno figli

Tutti dicono che le imprese straniere non investono in Italia per la corruzione alta, la giustizia ingiusta e la pubblica amministrazione inefficiente. Non è tutta la verità. Corruzione e burocrazia non attraggono gli investitori, questo è vero, ma non sono di oggi, non hanno impedito in passato discreti volumi di Ide, investimenti diretti esteri, in Italia e non impediscono oggi flussi crescenti di Ide verso paesi emergenti, corrotti ma giovani, come Brasile, Messico, Cina, Indonesia, Nigeria, Mozambico. La verità è che la multinazionali non investono in paesi vecchi a bassa crescita economica.

Con la globalizzazione, in 10 anni, gli Ide sono raddoppiati nel mondo crescendo di 3 volte nei paesi emergenti e solo del 50% nei paesi industriali. Poiché da anni la natalità dei paesi industriali è scesa sotto il livello di equilibrio di 2 figli per donna, un altro portato della globalizzazione è stato che i paesi industriali diventano sempre più vecchi, a bassa crescita e gli emergenti sempre più giovani e ad alta crescita.

Gli Ide non calano solo in Italia dove nel 2012 sono stati appena il 4 per mille del Pil, ma anche in Germania, 0,2 per mille del Pil ed in Giappone, 0 per mille del Pil, paesi che hanno in comune con noi la bassa natalità, la vecchiaia della popolazione e la bassa crescita del Pil. Di contro, paesi europei ad alta natalità, Olanda, Francia, Svezia, attirano Ide molto più di altri paesi europei. In Italia le nascite nel 2013 sono diminuite per il quinto anno consecutivo, attestandosi a 514mila, dopo il secco dimezzamento degli anni settanta, quando da 1 milione scesero a mezzo milione. Con questa bassa natalità, i demografi avvertono che il paese tocca il punto di non ritorno. Che significa?

Come è successo spesso in passato, grandi città in crisi sono passate da milioni di abitanti a poche migliaia, come Roma tra l´anno zero ed il medio evo. L´immigrazione diventa necessaria per non chiudere fabbriche, campi, famiglie e sistema pensionistico, ma non risolve tutto. Il massiccio afflusso di immigrati in Italia, oltre ad alimentare derive xenofobe per la velocità con cui avviene, non risolve il problema dell´invecchiamento poiché le straniere si adeguano alla bassa natalità italiana. Tra  il 2008 e il 2013 essa è  scesa da 2,7 figli per donna a 2,2 (italiane da 1,34 a 1,27).

Il problema della denatalità non è solo demografico, è anche economico. Gli industriali investono nei paesi giovani per un duplice motivo: le prospettive di alta crescita della domanda e la disponibilità di un´offerta di lavoro giovane ed abbondante. Questo trend è seguito anche dai nostri industriali, che negli ultimi 5 anni hanno investito all´estero 4 volte di più di quanto gli stranieri abbiano investito in Italia, 40 miliardi di dollari l´anno di Ide-out contro 10 di Ide-in.

Per uscire dall´inferno della denatalità occorre anzitutto creare occupazione non precaria per i giovani, tale da consentire loro uno straccio di progetto futuro ed alla luce dei tassi previsti di crescita del Pil, intorno od inferiori all1%, quest´obiettivo può essere raggiunto senza una redistribuzione del lavoro come fatto in Germania, che ha aumentato l´occupazione dal 1990 al 2010 riducendo le ore lavorate da 60 a 58 miliardi. Poi ci vogliono detrazioni fiscali per i figli non ridicole come in Italia ma consistenti come in Francia, Svezia, Olanda (costo 15 miliardi), terzo bisogna aumentare i servizi per l´infanzia ed attivare una migliore conciliazione casa-lavoro, con contratti part time incentivati a quante donne lo richiedano.

 (*) Presidente della società di business intelligence Onesis di Roma

 

 

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