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Le quattro ragioni per cambiare l’Inps

«Nuovi Lavori» vuole oggi approfondire alcune questioni relative alla gestione dell’insieme dei problemi della previdenza, escludendo dalla discussione, ovviamente, le regole delle pensioni. In altre parole, gli aspetti tecnici e politici di regolamentazione del sistema pensionistico saranno dati per scontati in questa sede. La riflessione sarà invece concentrata sul sistema previdenziale nel suo complesso e nel suo funzionamento. Quindi individuiamo anzitutto quali sono le questioni relative alla trasparenza e alla conoscenza delle varie gestioni previdenziali. Siamo ormai in una fase dove prevalente e generalizzato è il sistema contributivo e quindi con una chiara tendenza a dire che ciascun lavoratore è gestore della propria prospettiva pensionistica.

Ne consegue la necessità ancora più evidente di comprendere come verranno gestite le varie categorie che attualmente sono assistite dal nuovo Inps, che formalmente incorpora anche l’Inpdap. In particolare, aumenta la necessità di conoscenza di come evolve tutta l’area degli autonomi, tutta l’area del lavoro privato e pubblico, in modo tale da avere la percezione costante e non episodica dell’andamento della gestione di questi corpi sociali e quindi delle dinamiche di contribuzione e di erogazione ai fini della migliore e più equilibrata tutela previdenziale.

La seconda questione attiene invece a un tema complicatissimo che è quello dell’integrazione fra sistemi previdenziali quali sono il lavoro dipendente privato e il lavoro dipendente pubblico. Formalmente non esiste più l’Inpdap ed è stato messo un unico cappello che è quello dell’Inps. Ma è chiaro che i sistemi non sono omogenei; quindi c’è un problema di transizione verso una gestione di questi due ambiti di attività previdenziali. E allora c’è da chiedersi se esiste un piano, qual è la sua tempistica. Concretamente, ci si potrebbe chiedere se un lavoratore afferente all’Inpdap può presentarsi a un ufficio dell’Inps e ricevere soddisfacenti risposte. In realtà, allo stato, lui riceve le comunicazioni a firma Inps, ma il rapporto resta ancora ancorato al defunto Inpdap.

Un terzo tema riguarda un mestiere nuovo che si sta profilando per l’Inps, che è l’allargamento della gestione della cassa integrazione, soprattutto attraverso la cassa integrazione in deroga. Con l’introduzione della cassa integrazione in deroga e con la sua estensione progressiva si è sostanzialmente generalizzato il sostegno al reddito per un’amplia platea di lavoratori che non erano tutelati dal sistema precedente. L’Inps diventa ufficiale erogatore per molti mondi, oltre al fatto che è responsabile nei confronti anche dei disoccupati. L’Inps copre le politiche assistenziali, dalla più semplice alla più complessa, e sta allargando il suo spazio di intervento come soggetto determinante per l’intervanto assistenziale. Siccome però sempre di più saremo costretti a mettere assieme l’utilizzo dei sistemi di tutela del reddito con le politiche attive del lavoro, può sopravvivere una situazione nella quale da un lato c’è un ufficiale pagatore che si chiama Inps e dall’altro ci sono “enne”soggetti che dovrebbero convincere i lavoratori e le imprese a utilizzare i vari strumenti di politiche attive del lavoro che sono necessari per riqualificare le persone?

Per mia esperienza non c’è un solo caso di applicazione della norma che prevede la sospensione del sostegno al reddito nei casi in cui il lavoratore rifiuta quel tipo di corso da fare o finanche il lavoro che gli viene indicato. Pertanto, si sta configurando un sistema in cui soggetti diversi gestiscono delle politiche che dovrebbero essere integrate, con il rischio di indebolire la parte «politiche attive del lavoro». Ormai siamo in una situazione di disoccupazione diffusa superiore al 4% in tutte le Regioni italiane con un certo allarme sociale, eppure quanto dovrebbe essere messo in campo per recuperare posti di lavoro non avviene.

Su questo sfondo già abbastanza complesso, va a sovrapporsi un punto interrogativo enorme che riguarda l’introduzione dell’Aspi. Perché l’Aspi ha una debolissima temporalità rispetto alla situazione esistente ed è collegata soprattutto alla creazione dei fondi di solidarietà che dovrebbero nascere – secondo la riforma Fornero – ma che complicano la prosecuzione dei trattamenti per tutti coloro che stanno utilizzando attualmente la cassa integrazione.

In definitiva, mi chiedo se possa continuare nel tempo la distinzione tra soggetto responsabile della tutela reddituale e soggetto responsabile delle politiche attive del lavoro o se, invece, non si presenti la necessità di ricomporre i due fronti: o dentro l’Inps o togliendo da dentro l’Inps la parte relativa all’assistenza e alla cassa integrazione.

Ultimo elemento di discussione. La governance dell’Inps. Alcune delle vicende che sono avvenute, soprattutto nell’ultimo periodo, rendono molto evidente che la fase commissariale è una fase «a perdere» e dovrebbe concludersi presto. Spetterà al nuovo Governo affrontare il problema della definizione di una nuova governance dell’Inps. Bisogna ipotizzare una nuova governance. Su questo punto sarebbe interessante se si andasse verso una governance molto snella dal punto di vista della rappresentanza, diciamo, nel Consiglio di Amministrazione delle parti sociali e delle parti ministeriali. E poi ci fossero però, sotto questa direzione, la possibilità di avere strutture dove fosse chiaro che lì si gestisce la parte relativa ai lavoratori autonomi, la parte relativa ai lavoratori dipendenti e la parte relativa all’assistenza, in modo da avere una divisione effettivamente decentrata di questi temi.

Queste sono le questioni che saranno all’ordine del giorno del futuro Governo. I lettori della Newsletter «Nuovi Lavori» si sono dimostrati interessati al tema. I precedenti numeri dedicati alle pensioni e ai sistemi previdenziali, così come i numeri centrati sulle politiche attive (dai servizi all’impiego alla formazione) sono stati molto seguiti e hanno suscitato molte reazioni. Per questo si è deciso di raccogliere le opinioni di esperti sul tema.

Video dell’Intervento di Raffaele Morese, presidente di NL >>>

(*) Presidente NL

 

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