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L’Unione europea ha bisogno di una Commissione Antimafia Permanente.

Il criminologo Vincenzo Musacchio lancia il suo progetto e ricorda come fu proprio Giovanni Falcone, con larghissimo anticipo su tutti, a individuare nella cooperazione internazionale una delle strategie di lotta più efficace per intraprendere un’effettiva e concreta azione globale contro le organizzazioni mafiose transnazionali.

Professore, perché secondo lei l’Unione europea dovrebbe dotarsi di una Commissione Antimafia Permanente? 

Perché pur rimanendo legate al territorio d’origine, le nuove mafie hanno gradualmente ampliato il proprio potere sfruttando tutti i vantaggi offerti dalla globalizzazione. Sono penetrate nell’economia e nella finanza e si sono perfettamente adeguate alla diffusione delle più moderne tecnologie, consorziandosi con le organizzazioni criminali di altre nazioni. La visione ad ampio spettro d’azione e la cooperazione fra Stati sono diventate oggi decisive nel contrasto alle associazioni mafiose. Bisognerebbe quindi evitare che queste nuove mafie trovino territori ove delinquere convenga poiché difficilmente potranno essere perseguite. In una simile situazione, la Commissione Antimafia Permanente (CAP) in seno all’Unione europea s’incastrerebbe perfettamente nella lotta dei nuovi fenomeni criminali di stampo mafioso di matrice transnazionale. È tempo che la politica si occupi a tempo pieno di mafie poiché queste ultime già da qualche tempo si occupano della politica europea. La nascita di questa Commissione certificherebbe un impegno specifico e continuo che da tanto tempo è richiesto ai parlamentari europei di tutti gli Stati membri aderenti all’Unione europea. Questa necessità l’ho ripetuta più volte, anche in audizione, presso il Parlamento europeo e dopo molti consensi da qualsiasi parte politica, il tutto è rimasto lettera morta.

In che modo la lotta transfrontaliera alle mafie potrebbe diventare strumento davvero efficace?

Diventerà uno strumento realmente efficace soltanto se s’impianterà e s’irradierà in ambito nazionale, europeo e internazionale. Non vi è altra strada per far diventare la lotta al crimine organizzato una priorità a livello globale. L’intervento auspicabile dovrebbe avere una valenza pluridimensionale con un obiettivo mirato: contrastare il profondo radicamento della criminalità organizzata nei molteplici contesti globali (politica, economia e finanza). Ritengo che sia indispensabile anche un’azione tesa a migliorare il quadro legislativo dell’Unione europea eliminando quelle profonde discrasie ancora oggi esistenti negli ordinamenti giuridici dei singoli Stati membri. 

Su quali strategie di lotta occorrerà agire più in profondità?

In primo luogo in materia di collaboratori di giustizia. Penso che il loro utilizzo sia un’arma molto potente contro le mafie contemporanee. Occorre ovviamente una serie d’interventi per rinforzare tutta la normativa antimafia, penso all’istituto della confisca, al 41bis, al 416bis, alle intercettazioni e a tutti gli strumenti da adottare a livello europeo per colpire il fenomeno mafioso e le sue continue metamorfosi. Credo fermamente nello strumento della confisca dei proventi di reato, di conseguenza, sarà necessario superare le attuali lacune determinate dalla facoltà di lasciare gli Stati membri liberi di applicare le diverse possibilità normative in materia. Bisognerebbe estendere la confisca a tutti quei reati spia perpetrati in territorio europeo. Occorrono un diritto penale sostanziale e processuale omogenei in ambito comunitario. Un altro aspetto che mi preme rilevare è l’assoluta necessità di efficaci strumenti preventivi e repressivi per combattere la corruzione, poiché lo strettissimo legame tra quest’ultima e la criminalità organizzata transnazionale è ormai un dato di fatto difficilmente contestabile. Le nuove mafie oggi corrompono, non uccidono più.

Che cosa potremmo prendere dalla legislazione antimafia italiana e portare in Europa?

Ancora una volta la strada maestra ci è stata indicata da Giovanni Falcone. Il ruolo dei collaboratori di giustizia, ripeto, va rafforzato in sede europea con possibilità di protezione degli stessi anche in Paesi diversi da quelli di origine. Va irrobustito il sistema delle intercettazioni usando le tecnologie più moderne. Bisogna disciplinare anche la destinazione dei proventi di reato e il loro riutilizzo a fini sociali, con particolare riguardo alla necessità di misure tese ad armonizzare le varie legislazioni nazionali. Si potrebbe cominciare da queste basi.

Secondo lei gli organismi esistenti in ambito europeo, penso all’EPPO, sono sufficienti per combattere questo tipo di lotta contro mafie continuamente mutanti?

La Procura europea (EPPO) è sicuramente un buon organo per indagare, incriminare e portare in giudizio i colpevoli di reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea, tuttavia, credo che la lotta alla criminalità organizzata meriterebbe una struttura ad hoc: la Procura Europea Antimafia (PEA). L’ho immaginata e disegnata composta da un Procuratore Europeo Antimafia e da ventotto magistrati denominati Procuratori Aggiunti che dovrebbero rappresentare ciascuno Stato membro. La struttura che ho delineato dovrebbe essere composta da altri ventotto associati scelti tra gli esperti in materia di ciascun Stato membro. Un misto di risorse umane provenienti dal mondo della dottrina e dalla giurisdizione. Il nuovo Procuratore Europeo Antimafia dovrebbe esercitare le funzioni di coordinamento delle indagini condotte dalle singole unità antimafia (UA) sui reati commessi dalla criminalità organizzata. Le materie d’interesse dovrebbero essere quelle che rivestono una particolare importanza nel contrasto alla criminalità organizzata e che quindi sarebbero seguite e studiate su tutto il territorio europeo al fine di individuare nuovi filoni investigativi. La Procura Europea Antimafia, seppur con limiti e possibili difetti, dovrà essere ovviamente un punto di partenza e non di arrivo.

Sul ruolo di Eurojust ed Europol nella lotta alle mafie invece cosa pensa?

Eurojust se adeguatamente riformata potrà giocare un ruolo decisivo in questa materia, a condizione che si ottenga una tempestiva e completa attuazione con riguardo alla condivisione dei flussi d’informazioni con le autorità di altri Stati membri. Eurojust resta essenziale, sia nelle attività di agevolazione di rogatorie, sia nel coordinamento investigativo. Europol e Interpol dovrebbero concentrarsi con poteri maggiormente incisivi su indagini concernenti i mercati economici e finanziari (compresi quelli immobiliari e mobiliari), la prevenzione del riciclaggio di denaro sporco e dei conseguenti reinvestimenti, del finanziamento delle attività criminali mafiose. L’efficacia dell’azione di contrasto al nuovo crimine organizzato non potrà non passare per una cooperazione giudiziaria e di polizia di matrice internazionale che resta a oggi uno strumento indispensabile per contrastare le nuove mafie.

Torniamo sulla Commissione Antimafia Permanente. Come immagina debba operare questo nuovo organismo europeo?

Sono convinto, come ho detto più volte, che debba occuparsi di criminalità organizzata, di corruzione, di riciclaggio di denaro e di crimini di natura economico-finanziaria. Deve operare a livello parlamentare e investigare, con poteri simili a quelli della magistratura, sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale, nella pubblica amministrazione e nella finanza nei vari Stati membri, allo scopo di combatterla senza interruzioni. Una Commissione che dovrà essere capace di saper analizzare e valutare l’impatto della criminalità organizzata sull’economia e sulla finanza dell’Unione europea proprio allo scopo di predisporre gli strumenti normativi che consentano ai singoli Stati membri di prevenire e reprimere tali minacce a qualsiasi livello esse si manifestino (nazionale, europeo e internazionale). Dovrà essere un organismo permanente che nasca e termini con la fine di ogni legislatura, con i poteri di cui dicevo prima tra cui quello di operare nei singoli Stati membri cooperando con le autorità giudiziarie e di polizia locali e predisponendo ispezioni e audizioni con istituzioni nazionali, europee e internazionali. I singoli membri della Commissione, regolarmente eletti, potranno audire persone fisiche e giuridiche (rappresentanti delle imprese) possibili vittime di reato, nonché funzionari, compresi i magistrati, coinvolti nella lotta quotidiana contro la criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro. Un organo che sia nei fatti il volano di una nuova metodologia di lotta alle moderne organizzazioni criminali di matrice transnazionale.

Vincenzo Musacchio è criminologo forense, giurista, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). È ricercatore indipendente e membro dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Nella sua carriera è stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Falcone e Borsellino nella seconda metà degli anni Ottanta. È tra i più accreditati studiosi delle nuove mafie transnazionali. Esperto di strategie di lotta al crimine organizzato. Autore di numerosi saggi e di una monografia pubblicata in cinquantaquattro Stati scritta con Franco Roberti dal titolo “La lotta alle nuove mafie combattuta a livello transnazionale”. È considerato il maggior esperto europeo di mafia albanese e i suoi lavori di approfondimento in materia sono stati utilizzati anche da commissioni legislative in ambito europeo.

Dal sito: www.rainews.it

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