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Banchieri: i “banditi” del XXI secolo

Siamo ormai, alla fine del sesto anno della grande recessione iniziata, come si sa, con il fallimento della Lehman Brothers. E nonostante qualche piccolo cenno di ripresa globale, tra gli economisti si fa strada un concetto pesante per definire la situazione in cui stiamo vivendo come una sorta di “stagnazione secolare”. Ne parlano Krugman e Lary Summer. Al di là del dibattito tra gli economisti, resta il dato che ancora non siamo usciti dal tunnel. E questo è evidente nel nostro Paese.

La crisi economica scoppiata nel 2008 ha portato una crisi devastante: chiusura di aziende, disoccupazione alle stelle (specie tra i giovani), crollo dei consumi e tanto altro. 

Tutti sappiamo come si è sviluppata la crisi, ovvero con la crisi . Un libro di Rampini uscito per i tipi della Mondadori, Banchieri. Storia del nuovo banditismo globale (pagg.170, €  16,50),  pone la sua attenzione non più al “come” ma  a “chi” imputare la colpa di questo disastro planetario.  Lo afferma senza remore: “I banchieri sono i grandi banditi del nostro secolo. Nessun bandito della storia ha mai potuto sognarsi di infliggere tanti danni alla collettività quanti ne hanno fatto i banchieri”. E dal suo punto di osservazione la New York, la grande mela, l’epicentro di questo terremoto planetario vede che la situazione è tutt’altro che migliorata. Rampini passa ad analizzare chi sono i banchieri americani che con i loro comportamenti hanno sprofondato l’Occidente (dall’UE agli Usa) in questa crisi. 

Rampini analizza anche le risposte fallimentari dei governi nei confronti di questa crisi. Nel libro ci sono anche le storie di chi ogni giorno deve fare i conti con la crisi: le diseguaglianze che sono aumentate sempre più (ormai il ceto medio sta scomparendo, o per lo meno si è sempre più impoverito), per non parlare della precarietà del lavoro. 

Insomma, Rampini smaschera il grande “inganno-ricatto” che c’è sotto la sindrome del “Too Big to Fail” (troppo grande per fallire) che la Wall Street dei banchieri ha messo in atto nei confronti del governo Usa e dell’intera nazione americana. Lo stesso è avvenuto anche da altre parti. Così, per esempio in Italia, i banchieri si sono incamerati gli aiuti di Draghi ma si sono ben guardati di far circolare questi fondi nell’economia reale (che è fatta di famiglie, imprese). Così negando questo “sangue” al circuito reale, si sono prodotti i guasti che vediamo quotidianamente.
Rampini, certo, riconosce il ruolo di alcuni banchieri centrali (Bernarke e Draghi), che certamente hanno salvato l’economia occidentale da un disastro ancora maggiore, ma nel caso di Bernarke lo stampare liquidità (moneta) ha favorito chi può investire di più nei mercati finanziari.

Insomma un libro che può farci aumentare la consapevolezza della crisi in atto, e che può aiutarci a rompere l’incantesimo malefico di questi “stregoni” del turbocapitalismo finanziario.

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