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Peggio di Salvini, soltanto la Commisione di Garanzia Sciopero

Quando si sciopera, le polemiche non mancano mai. Ma nessun Governo finora si è fatto protagonista di un attacco come quello a cui abbiamo assistito una decina di giorni fa. Strumentalizzando anche la posizione critica della CISL sullo sciopero generale indetto da CGIL e UIL, Salvini ne ha fatto una crociata. Ha sbeffeggiato quella mobilitazione, interpretandola come un invito ad un ludico allungamento del fine settimana.  

Inoltre, ha minacciato la precettazione dei lavoratori del settore dei trasporti e dopo un incontro inconcludente con CGIL e UIL, l’ha resa pubblica. Non c’è stato bisogno di applicarla, perché le due organizzazioni non hanno scelto il braccio di ferro, ma hanno derubricato lo sciopero a quattro ore, così come aveva ipotizzato il Ministro delle Infrastrutture.  Sarcasticamente, Landini ha ringraziato il Ministro per il contributo dato alla riuscita della sospensione dal lavoro che, a suo dire, è andata ben oltre ogni favorevole aspettativa.

L’atto del Ministro è politicamente sbagliato sia perché oggettivamente orientato ad esacerbare i rapporti, al di là che le motivazioni fossero adeguate alla dimensione dell’astensione, oppure no. Sia perché si è autonominato difensore dei cittadini, come se lo sciopero fosse stato indetto contro di essi e non contro il Governo. Nessuno si nasconde i disagi che uno sciopero, specie nel settore dei servizi pubblici, può creare alla popolazione. Ma questa si aspetta dal Ministro che si dia da fare per risolvere il problema che motiva l’astensione, non certo un frenetico e sguaiato attivismo per la sostanziale cancellazione di ogni forma di lotta. 

D’altra parte, da quando è in vigore la legge 146 del 1990 che indica le modalità, le condizioni e i limiti per l’attivazione e realizzazione degli scioperi, c’è stato un autocontrollo delle organizzazioni sindacali, ormai diventato prassi, condivisa da tutti. Il sovrappiù di attenzione del Ministro è risultata un’interferenza dal sapore propagandistico.

Ma peggio ancora si è comportata la Commissione di garanzia sugli scioperi. Dopo anni ed anni di sorveglianza, i suoi nuovi componenti si sono accorti che quello sciopero dichiarato generale, tale non fosse perché non ha riguardato la totalità dei lavoratori italiani, ma soltanto quelli di alcune regioni. 

Hanno messo da parte il fondamento del diritto allo sciopero riconosciuto ad ogni singolo lavoratore che è libero di aderire alla chiamata dei sindacati proponenti, o di rifiutarla. Invece, hanno sentenziato che è generale soltanto quello sciopero indetto per tutto il territorio nazionale e non se è proclamato per la generalità dei lavoratori di un determinato territorio. Dando quindi, più valore alla proclamazione sindacale che alla adesione dei lavoratori.

La storia delle lotte del lavoro, ma anche le cronache più vicine nel tempo   sono piene di scioperi generali territoriali: di città, di provincia, di regione, oltre che di singole categorie. Non mi risulta che distrazione o superficialità della Commissione di garanzia, che opera da 33 anni, abbiano consentito di sorvolare su questa materia e lasciato fare quel che volevano ai sindacati. La Commissione si è mai avventurata nella leguleia distinzione di territorialità nel considerare generale lo sciopero dell’insieme del mondo del lavoro dipendente. 

Così come è stata posta la questione, ha scarsa importanza se è stata una compiacenza verso un Ministro in vena di populismo e poco propenso a fare il suo mestiere. Però ne avrebbe molta se si dovesse consolidare l’interpretazione data. Mai sarebbe possibile fare uno sciopero nazionale o territoriale di 8 ore nei servizi pubblici essenziali, perché sempre potrebbe scattare la precettazione. 

 Inoltre, se a fianco di questa ardita indicazione si estendesse la consuetudine della magistratura a considerarsi titolare della definizione del minimo vitale del salario, come alcune sentenze recenti hanno evidenziato, non ci troveremmo di fronte a insidiose punzecchiature dialettiche, ma a corposi attentati ai diritti dei lavoratori, all’ autonomia decisionale del sindacato e all’affermazione di corrette relazioni sindacali. Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

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