L’Unione europea ha ufficialmente riconosciuto la Russia come Paese ad alto rischio riciclaggio di denaro sporco. La decisione è stata adottata all’inizio di dicembre 2024 ed è ora entrata in vigore dopo l’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio europeo. La commenta il prof. Musacchio.
Professor Musacchio ci spiega come si è evoluta la mafia russa in questi ultimi anni?
La mafia russa, oggi è un’organizzazione criminale transnazionale coinvolta in attività illecite diversificate — tra cui il traffico di droga, armi, esseri umani, la corruzione, le frodi informatiche, il contrabbando e le infiltrazioni nei settori economici e finanziari — che generano ingenti flussi di denaro sporco. Il riciclaggio, pertanto, rappresenta un passaggio cruciale per trasformare i proventi illeciti in capitale apparentemente legittimo, permettendo la reintegrazione di tali risorse nell’economia legale e il potenziamento delle reti criminali.
Quali sono le modalità operative del riciclaggio da parte della mafia russa?
Il riciclaggio di denaro sporco è il processo mediante il quale i profitti derivanti da attività criminali sono resi apparentemente leciti attraverso tre fasi principali: collocamento (placement), stratificazione (layering) e integrazione (integration). Nella mafia russa, tali fasi si manifestano con tecniche specifiche che comprendono depositi in conti bancari anche all’estero, acquisti in contanti di beni di valore (immobili, opere d’arte, gioielli, veicoli), utilizzo d’imprese di comodo e negozi frontali, trasferimenti transfrontalieri multipli, utilizzo di società offshore e trust, operazioni finanziarie complesse, scambio di valute e false fatturazioni per mascherare l’origine dei fondi, investimento in settori legittimi (immobiliare, costruzioni, ristorazione, servizi finanziari), acquisizione di attività economiche per generare flussi di reddito apparentemente leciti e impiego di prestanome per nascondere i reali beneficiari.
Da esperto della materia ci può fare degli esempi specifici che riguardano le tecniche di riciclaggio?
Una tecnica molto usata in Russia è l’uso di società offshore con apertura di sedi in giurisdizioni a bassa trasparenza (paradisi fiscali) per occultare la proprietà effettiva e facilitare trasferimenti di capitale. Si utilizza anche la suddivisione di grandi somme in micro depositi per evitare soglie di segnalazione antiriciclaggio e inoltre la sovrafatturazione o sottovalutazione di merci per giustificare movimenti di denaro. Negli ultimi anni le mafie russe hanno fatto sempre più di frequenza uso di criptovalute e servizi di mixing per anonimizzare transazioni e conversione denaro contante in crypto e viceversa attraverso attività di cambio con controlli insufficienti.
Qual è l’impatto economico e sociale dell’attività di riciclaggio?
Il riciclaggio di denaro sporco da parte di organizzazioni criminali come la mafia russa ha molteplici effetti negativi. Distorce il mercato e crea concorrenza sleale a discapito d’imprese legittime svantaggiate da concorrenti finanziati con proventi illeciti. Si erodono gli introiti dello Stato derivanti da entrate fiscali. C’è molta più corruzione e indebolimento delle istituzioni poiché sussistono infiltrazioni mafiose in apparati pubblici e privati per garantire impunità e facilitare operazioni illecite.
Di recente la Russia è stata inserita nella lista nera finanziaria dell’Unione europea, come mai?
La Russia in realtà era già stata inserita nel 2023 mentre il 29 gennaio del 2026 è entrato in vigore un regolamento dell’Unione europea aggiornato sull’inclusione della Russia nell’elenco dei Paesi ad alto rischio a causa dell’insufficienza delle misure antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo. La Commissione europea ha ritenuto che la Russia stesse finanziando la guerra in Ucraina attraverso schemi di corruzione per eludere le sanzioni internazionali e che il Paese presentasse alti livelli di corruzione e di criminalità organizzata strettamente intrecciati con le strutture statali. La lista è costantemente aggiornata dalla Commissione Europea, secondo quanto previsto dalla IV e dalla V Direttiva Antiriciclaggio 2024.
Quali possono essere gli effetti dell’inserimento nella black list?
Come Paese inserito nella lista nera, la Russia sarà sottoposta a una pressione economica molto maggiore, con un inasprimento del regime di sanzioni da parte dell’Unione europea. È probabile che anche i legami economici più ampi con la Russia siano ulteriormente limitati dai controlli più severi sulle transazioni finanziarie di organizzazioni e soggetti russi. Gli effetti includono il blocco di beni, restrizioni all’import-export e un forte isolamento finanziario. La loro efficacia, a mio parere, ha successi limitati, spesso colpisce più la popolazione che i governanti.
Questo inserimento colpirà anche le mafie russe?
La black list non ferma le attività mafiose, però alza l’asticella del rischio per i criminali di vedere congelati o sequestrati i propri capitali, complicando il riciclaggio. Naturalmente, a differenza degli Stati, le mafie sanno come aggirare l’ostacolo illegalmente, per esempio trasformando i proventi di attività criminali in legali, con lo scopo di occultare la provenienza illecita della ricchezza, mediante una serie di operazioni dirette a ostacolare la ricostruzione a ritroso (in primis con le criptovalute), dei movimenti di capitali fino all’evento delittuoso generatore degli stessi. Noi esperti di mafie sappiamo benissimo che gran parte del denaro illecitamente ottenuto, in special modo quello riguardante il narcotraffico, sarà utilizzato per sostenere una parte dei mercati, dell’economia e del sistema bancario e finanziario. Le nuove mafie oggi dominano larga parte dell’economia sommersa e di quella legale, pertanto, la black lista sarà un problema facilmente aggirabile.
Ci può ragguagliare sul volume d’affari che deriva dal riciclaggio?
Credo sia impossibile stimare con precisione il volume dei flussi poiché è complesso a causa della natura occulta del fenomeno criminale. Il riciclaggio di denaro tuttavia rappresenta una percentuale significativa del PIL mondiale. Rapporti di organismi come il Financial Action Task Force (FATF), l’Europol e l’Unità d’Informazione Finanziaria (UIF) nazionale documentano casi rilevanti di riciclaggio riconducibili a reti provenienti dall’area russa e sottolineano l’aumento dell’uso di strumenti tecnologici e digitali.
Come siamo messi con le strategie di contrasto di questi fenomeni criminali?
Abbiamo legislazioni nazionali che ottemperano a direttive internazionali (es. direttive UE AML, raccomandazioni FATF) impongono obblighi di adeguata verifica della clientela (KYC), segnalazione di operazioni sospette (STR) e trasparenza sulla titolarità effettiva delle società. Questo non basta poiché è essenziale la cooperazione internazionale con scambi d’informazioni tra magistratura e forze di polizia, operazioni congiunte e assistenza giudiziaria per i sequestri e il recupero degli asset illeciti. Sarà indispensabile dotarsi di moderni strumenti finanziari e tecnologici. Saranno determinanti le analisi d’intelligence finanziaria, il monitoraggio delle transazioni, l’uso di tecnologie di data analytics e blockchain analysis per tracciare flussi sospetti. La facilità di movimento dei capitali e la molteplicità di giurisdizioni complicano le indagini, pertanto, occorrerà porre rimedio a questa discrasia.
Esistono casi o precedenti che vedono coinvolte le mafie russe nelle attività di riciclaggio?
Nel corso degli ultimi decenni, sono emersi numerosi casi di riciclaggio associati a gruppi criminali russi. Molte indagini che hanno portato a sequestri multimilionari di beni, chiusure di conti bancari e condanne penali. Alcuni casi coinvolgono banche e istituzioni finanziarie che hanno agevolato, intenzionalmente o per negligenza, il riciclaggio tramite carenze nei controlli interni e nella compliance. Alcuni esempi citabili riguardano proprio operazioni di polizia in Italia nelle quali la mafia russa riciclava denaro sporco nelle attività turistiche del Garda e della Riviera romagnola.
Come può essere meglio combattuto il legame mafia-riciclaggio oggi?
La relazione tra mafia e riciclaggio di denaro sporco rappresenta una sfida complessa e multidimensionale che richiede risposte integrate: normative rigorose, tecnologie avanzate per la rilevazione dei flussi illeciti, cooperazione internazionale e rafforzamento delle istituzioni nazionali e sovranazionali. Solo attraverso un approccio coordinato, combinato a misure preventive e punitive efficaci, è possibile limitare l’impatto economico e sociale di queste attività e interrompere i meccanismi che permettono alle organizzazioni criminali di consolidare e legittimare i propri profitti.
Vincenzo Musacchio, giurista, criminologo, docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al RIACS di Newark. È noto per il suo impegno nella lotta alle mafie e per la sua attività di formazione in ambiti riguardanti la cultura della legalità. Ha insegnato diritto penale in diverse università italiane e presso l’Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri in Roma. Attualmente tiene corsi negli Stati Uniti, insegnando tecniche d’indagine antimafia a membri delle forze di polizia, inclusa la Polizia Metropolitana di New York. È ricercatore indipendente e membro ordinario dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra. È stato allievo di Giuliano Vassalli e ha collaborato con Antonino Caponnetto. Concentra i suoi studi sulla criminologia delle organizzazioni mafiose e sul narcotraffico internazionale. È artefice di programmi educativi, come il progetto “Legalità Bene Comune” nelle scuole di ogni ordine e grado. Interviene regolarmente in trasmissioni televisive della RAI a livello nazionale come “Presa Diretta”, “Newsroom” e “Report” e su altre testate nazionali e locali per commentare vicende di mafia e criminalità. Ha scritto numerosi libri e articoli su temi di diritto penale e criminologia. Nel 2019 a Casal di Principe gli è stata conferita la Menzione Speciale al Premio Nazionale “don Giuseppe Diana” dai familiari del sacerdote assassinato dalla camorra. Il 27 dicembre 2022 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il suo lavoro contro le mafie gli ha causato minacce di morte, che non hanno comunque interrotto la sua attività antimafia.
Dal sito: www.rainews.it
