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Sei domande chiave per la scelta della scuola superiore

Con quale frequenza sono utilizzati i laboratori? Coinvolgono gli studenti fin dal primo anno? 

Spesso i laboratori entrano in gioco solo dal secondo biennio (terzo anno); i ragazzi che si aspettano una didattica interattiva fin dal loro ingresso nella scuola rischiano di essere delusi e demotivati. È una delle principali cause di disaffezione alla scuola nella fase di accoglienza e inserimento.

Quali attività si svolgono nei laboratori?

È interessante sapere se i laboratori sono utilizzati solo per alcune attività didattiche disciplinari strettamente collegate a contenuti specifici (es laboratorio di informatica solo per studiare informatica), oppure anche per organizzare diffusamente ricerche e lavori di gruppo su progetto che coinvolgono gruppi di docenti di diverse discipline (es. laboratorio di informatica per fare ricerche pluridisciplinari o interdisciplinari). In quest’ultimo caso le attività laboratoriali incidono maggiormente sul curricolo.

Quali collaborazioni ha attivato la scuola con il territorio e per che tipo di progetti? Le attività coinvolgono tutti gli alunni?

Alcuni progetti delle scuole sono organizzati nell’ambito dell’ampliamento dell’offerta formativa: sono interessanti, coinvolgono gli studenti e li appassionano, ma sono poco integrati nel curricolo. Spesso sono collegati alla disponibilità solo di alcuni docenti, per cui coinvolgono solo gli alunni di una specifica sezione e non sono aperti anche agli allievi delle altre classi.

Che cosa fa la scuola per orientare gli studenti e aiutarli a costruire il proprio progetto di vita e di lavoro?

Si suggerisce di prestare attenzione agli elementi di personalizzazione degli interventi didattici che la scuola mette in campo per valorizzare le caratteristiche individuali. Le proposte didattiche generalmente coinvolgono la classe intera, ma se si perseguono obiettivi orientativi, contestualmente saranno attivate anche strategie di personalizzazione.

Che cosa fa la scuola per recuperare uno studente che va male?

I corsi di recupero sono utili solo in caso di qualche lacuna negli apprendimenti disciplinari; nei casi più critici occorrono progetti specifici (e tempestivi) di sostegno e rimotivazione allo studio e, se necessario, di riorientamento e di accompagnamento verso altri percorsi formativi. Il primo biennio della scuola secondaria è parte integrante dell’obbligo d’istruzione e ciascun ragazzo deve avere l’opportunità di perseguire il successo formativo senza dover ricominciare da capo dopo una bocciatura. Se vogliamo abbattere la dispersione scolastica, la disoccupazione giovanile e lo scoraggiamento dei cosiddetti NEET (i ragazzi che non studiano, non lavorano e neanche provano più a mettersi in gioco), occorre che il percorso formativo sia sempre uno strumento di crescita e di valorizzazione del giovane. Per questo, molte scuole lavorano in rete con scuole di altri indirizzi e con le strutture formative regionali: è un modo per scambiare esperienze e risorse e per facilitare i passaggi da un percorso all’altro, qualora il cambiamento risulti utile per rimotivare il giovane allo studio.

La scuola organizza percorsi in alternanza scuola lavoro, con la certificazione delle competenze acquisite?

Il collegamento sistematico della formazione con le istanze del mondo produttivo è lo strumento più efficace per garantire che il percorso formativo tenga conto dell’evoluzione dei mestieri e delle competenze richieste dal mondo del lavoro. La scuola deve formare per i lavori che i giovani troveranno al termine degli studi: i docenti, anche i migliori, da soli non possono garantire l’acquisizione di competenze adeguate senza il concorso delle imprese. Il rafforzamento delle ore da dedicare all’alternanza scuola lavoro ha proprio questo scopo. Molte scuole già hanno iniziato questo percorso, alcune sono in grado di pubblicare gli esiti occupazionali dei propri ex allievi: è un indicatore di qualità importante della formazione erogata.

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