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Subito una Authority, cervellone informatico della sanità.

“Ci sono decenni in cui non accade niente e settimane in cui accadono decenni”. La massima di un giovanissimo Lenin, che ritroviamo in apertura sul libro di Michele Mezza e Andrea Crisanti “Il Contagio dell’algoritmo”, meglio di ogni ulteriore speculazione documenta il tempo che stiamo vivendo. 

Ora stiamo vivendo ore che sembrano secoli. Lo Stato, come Luogo Pubblico non subalterno al Privato, è al centro di un tiro incrociato. La pandemia, che pure sembrava mettere al centro l’idea di pubblico come unica salvezza, sta dando la stura al peggio degli istinti speculativi e reazionari che decenni di individualismo parassitario hanno contribuito a diffondere nelle fibre sociali.

Persino la spirale epidemica, che vede ormai travolgere ogni barriera sanitaria nella sua esplosione esponenziale, viene demonizzata e esorcizzata.  La sanità pubblica e universalistica sta combattendo una battaglia campale, ma senza la politica e senza una base sociale che la rivendichi come valore estremo.

Il governo annaspa inseguendo un virus che corre a velocità siderale. Le forze sociali e politiche progressiste ondeggiano fra l’istinto solidarista e la tentazione efficientista. In queste ore che stanno ridisegnando il mondo dobbiamo ritrovare la forza di un’identità sociale altra rispetto alla dinamica del mercato. E’ il tempo di un progressivismo forte. Che si adegui al conflitto fra calcolanti e calcolati, che è la matrice della battaglia dei cittadini contro il virus.

Cerchiamo una sinistra che si associ a quegli scienziati, come Andrea Crisanti, o Massimo Galli, che chiedono piena autonomia e sovranità nell’uso dei dati per recintare la malattia. Senza i dati si muore.

Senza quei dati che Google e Facebook hanno messo in vendita, come ha detto Crisanti “diventa davvero difficile circoscrivere il virus, se non riusciamo ad averli come epidemiologi e autorità sanitarie varrebbe la pena di andare alla procura della repubblica”. 

Dobbiamo usare questo mese di similockdown per potenziare la capacità della sanità di prevedere l’incubazione del covid 19 e non di inseguirlo. 

Ci vogliono i dati sociali. I dati necessari per fermare il contagio ci portano alla centralità della proprieta’ di tutti i dati, confiscati da pochi gruppi privati che tendono ormai a sostituirsi ad ogni potere democratico. I monopoli delle piattaforme che profilano miliardi di persone ormai esplicitamente condizionano ed alterano l’intero eco sistema del potere politico, sfruttando e deformando il nuovo tratto distintivo della nostra epoca, la potenza di calcolo, potenza che tutto regge e tutto regola. E’ così che le forze progressive, attraversando il terreno lastricato di dolore della pandemia, può rientrare nel nuovo tempo, imparando dalla realtà concreta. 

Inoltre è indispensabile che Immuni, l’app di tracciamento, sia collegata alla tessera sanitaria e sia parte integrante della documentazione di ognuno di noi. L’app che deve con precisione e georeferenzazione localizzare i possibili contagi deve potersi agganciare al gps, così come fanno le grandi piattaforme per monitorare la nostra privacy.

Un arcipelago di forze progressiste che possa tradurre in digitale i suoi tradizionali linguaggi di solidarietà, di democrazia e di riorganizzazione degli assetti produttivi e sociali – esattamente come nel cuore della crisi degli anni 30 il movimento del lavoro interloquì con tutti i mondi della cultura per ridisegnare un mondo in rovina – ha questo compito storico.  

Bisogna rimettere in piedi questa capacità di parlare a tutte le persone a partire dalla loro sicurezza e salute, in un mondo in cui solo con i dati digitali si può anticipare e predire la velocità del contagio. Inoltre, occorre che si colga, oggi, nel pieno di una pandemia che sta provocando da mesi lutti e paure, la necessità di riconsegnare ai cittadini la straordinaria potenza sociale che il sistema di calcolo digitale ci propone come strumento di emancipazione, di benessere, di sicurezza.

Infine, serve che si parta proprio dalla sanità, dall’articolo 32 della Costituzione, che fa obbligo allo Stato di assicurare ad ogni cittadino e garantire ad ogni comunità non solo la sicurezza ma la piena consapevolezza sulle misure diagnostiche e terapeutiche. Una consapevolezza che non può prescindere oggi dal controllo esplicito e cosciente di quel flusso di dati sensibili che rappresenta la base della nuova produzione di valore e di autonomia sociale e di sovranità statuale.

 Ripetiamo, la pandemia ci ha insegnato ormai che senza un controllo esplicito dei dati si muore. Nessun pretestuoso e strumentale richiamo ad una privacy ridotta ad un guscio vuoto – un Privatismo senza più Privato – quotidianamente violata e sbeffeggiata dai grandi poteri tecnologici globali può giustificare che la sanità pubblica non possa essere partner di ogni cittadino nella tutela della salute, sicurezza e socialità.

 Il fallimento di Immuni dipende dal fatto che è nata subalterna e inefficiente. Inefficiente perché subalterna ai grandi domini della telefonia mobile. Essa ci mostra una sola via per una democrazia reale, attuale, moderna, che attivi ogni risorsa e infrastruttura digitali per sostenere una concreta ed efficace territorializzazione dell’assistenza e del contrasto al contagio nella fase dell’incubazione per non attendere sulla soglia dei reparti ospedalieri la valanga dei malati.

Si annuncia nei prossimi mesi l’avvento di soluzioni, come il 5g e la rete a banda larga, che renderà inevitabile la circolazione veloce di pacchetti di dati corposi e rilevanti, come le stesse cartelle cliniche. Dobbiamo convertire il titubante progetto di Fascicolo Sanitario Elettronico in una straordinaria ed autonoma infrastruttura, pietra angolare di un welfare competitivo ed efficiente che trascini la modernizzazione del paese, che fornisca strumenti e saperi per smorzare progressivamente il contagio e per innestare una società più eguale e sicura.

Dobbiamo dimostrare come Pubblico non equivalga a Burocrazia. Da ciò una proposta improrogabile. Il Ministero della Salute deve   diventare la cabina di regia di questo nuovo welfare del calcolo, per guidare efficacemente l’intero processo di contrasto alla Pandemia e per programmare le politiche altrettanto necessarie alla tutela della salute pubblica.

Medici ed infermieri sono indispensabili, ma altrettanto indispensabile oggi è un Supercomputer al Ministero della Salute: appunto la potenza di calcolo. Concretamente proponiamo che si risponda all’emergenza con una strategia che veda il Ministero della salute integrare i sistemi regionali in una Conferenza stato-regioni della sanità, che in pochi mesi completi l’azione di coordinamento e di interoperabilità di tutti i dati della sanità che devono riferirsi a spazi, memorie e capacità di elaborazione esclusive del sistema nazionale italiano e accessibili e integrabili dalla rete composita degli ospedali, delle ASL, dei medici di base, per diventare un potente data base della nostra salute e il luogo dove crescere in capacità di analisi e riconoscimento predittivo dei fenomeni patologici, supplendo alle carenze locali, quando vi sono e condividendo le eccellenze distribuite dove vi sono.

 L’universo pubblico dispone di straordinarie capacità di calcolo, come le infrastrutture di Eni, Leonardo e INPS, dimostrano. Essere Stato oggi significa congiungere e finalizzare questi asset alla nostra sicurezza e salute.

Oggi e non domani.

 

 

* Luigi Agostini, già Segretario Confederale CGIL nazionale
**Michele Mezza Prof.ssore Università Federico II Napoli, già giornalista RAI

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