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Un’agenda di lavoro per l’Inps

Proporre questa discussione è stata un’ottima idea. Naturalmente abbiamo debordato ampiamente dal tema, perché è chiaro che qui c’è un incrocio di questioni che sono in parte legislative, in parte strategiche dell’Istituto e in parte organizzative: quindi tre piani di discorso complicati. Poi, se andiamo oltre come, abbiamo visto negli ultimi interventi, abbiamo un rapporto con questioni di tipo politico generale: come funziona il mercato del lavoro; come influisce sul sistema pensionistico; perché l’assistenza è così in difficoltà; abbiamo un welfare che produce più diseguaglianza di quanto entri; come mai le pensioni privilegiate sono ancora presenti.

 

E poi, se volete, qui è in questione la razionalità delle scelte politiche italiane. Qui sono state ricordati i ritardi decennali, le contraddizioni, il rapporto fra privato e il pubblico che si armonizzano che poi non si armonizzano. Su queste grandi questioni bisognerà discutere a fondo e ne avremo per una legislatura. Su questo non mi pronuncio oltre.

Stando al tema specifico: cosa si può fare in questa cornice per cogliere l’ occasione della riconfigurazione dell‘INPS, che gestisce una porzione così rilevante del sistema pubblico italiano e non può restare in una situazione così precaria. Cerchiamo di cogliere l’occasione di questa fusione per incorporazione per far chiarezza. Non credo che possiamo fare tornare indietro l’orologio. Sono convinto che uno dei guai italiani degli ultimi tempi, sia stato quello di disfare a ogni cambio di legislatura quanto si è deciso nelle legislature precedenti. Non ritengo possibile fare marcia indietro sulla fusione, e neppure sulla governance duale, sono oltre due legislature che la commissione unificata di controllo, la Bicamerale di controllo, decide che bisogna fare certe cose. Posso anche esser convinto che il nostro sistema duale non è come quello operante nel sistema privatistico tedesco, dove ci sono i proprietari che nominano il Consiglio di Vigilanza e questo è composto di manager. Mentre qui c’è una composizione privato-pubblico diversa. Però credo che lavoriamo sapendo che certe cose non sono reversibili, almeno adesso.

Non abbiamo detto quasi niente sulla trasparenza e invece sarebbe importante: dalla busta arancione, al fatto che oramai 15 milioni di italiani sono digitalizzati e in grado di interloquire on line con l‘INPS. Sarà così nei prossimi anni. Approfittiamone. Inoltre c’è il problema dell’accesso, occorre trasparenza e conoscenza. Parlo della conoscenza verso i cittadini. Allora oltre all’accesso on line e busta arancione, ci dovranno essere front office fatti meglio, perché l’anziano che va in un certo posto deve essere supportato.

Il sistema bancario inglese è ormai tutto digitalizzato però gli utenti anziani che vanno in banca non trovano solo un muro di computer; c’è comunque un impiegato addetto all’attività di front office. Questo aspetto di servizio, nell’opera di riorganizzazione generale, dovrà essere molto curato.

Non si è affrontato molto, finora, il tema della trasparenza verso l’esterno, cioè verso gli stakeholders in generale. Bisognerà pensarci molto seriamente. Un controllo dovrebbe farlo, internamente, il Civ, tale funzione esiste; ed è più importante ancora del compito di indirizzo strategico,che si presta a commistioni indebite alla gestione. I controllori interni non sono sempre al di sopra di ogni sospetto, anche nel settore privato. Quindi facciamo in modo che ci siano degli esperti , ad es. dei ragionieri, ( dicono che i ragionieri sono ancora i migliori, anche se è una professione in via di estinzione).

Probabilmente bisogna pensare anche a un controllore esterno. Prendiamo un auditor di aziende multinazionali, che non sia in conflitto di interessi, che venga da lontano. . Questo dovrà operare un controllo esterno,veramente indipendente. Il tema dei controlli si riconnette al tema della banca dati: chi possiede la banca dati.

Quello del controllo dei dati è un problema mondiale, perché l’informazione è potere, come sapete bene. Non è chiaro se si può affidare tutto all’Istat, o se la banca dati va controllata da un’autorità specifica sull’informazione. Su questi problemi, informazione, dati e controlli, dobbiamo essere rigorosi, perché ne va di mezzo un quarto del Pil italiano oltre che il servizio a più di 20 milioni di persone.

Quanto al rapporto fra politiche attive del lavoro e politiche passive mi pare ci sia accordo, almeno in questa sede. Io aderisco alla tesi di chi ha sostenuto che l’Inps non deve entrare nella gestione delle politiche attive del lavoro. La funzione della previdenza propria dell’INPS è diversa dalla gestione del mercato del lavoro e quindi va svolta da istituzioni distinte.

Da molti anni, il Pd e non solo il Pd, ha sostenuto che occorre andare verso un sistema di agenzia del lavoro efficiente, che possa poggiare su strutture decentrate, radicate sul territorio e funzionanti. Nell’ultima delega della legge 92 c’era qualcosa in proposito, ma le nostre Regioni hanno dato la dimostrazione di essere, purtroppo, poco coese. Con un’Agenzia efficiente si può risolvere anche il problema della condizionalità. Se i servizi per l’impiego offrono occasioni di lavoro ai disoccupati e non sono in grado di garantire la sospensione del sussidio a fronte di un rifiuto, il sistema non funziona. Occorre mettere anche questo servizio in capo a una struttura forte, responsabile per le politiche attive. Questa è la strada. Poi che sia il modello francese o quello tedesco si discuterà.

Leggevo ultimamente una serie di rapporti sull’Europa che la condizionalità è comunque difficile da far funzionare. Anche in Paesi che hanno un’ etica pubblica più radicata che da noi. Si è persino sostenuto che in Italia è inutile prevedere ammortizzatori universali perché col livello di etica pubblica che abbiamo non è possibile evitare abusi. Come non paghiamo le tasse così usiamo l’assistenza senza responsabilità. Io non sono così pessimista; andiamo in quella direzione sapendo che è molto difficile. La gestione di queste materie è complicata dalla confusione esistente nelle strutture decentrate della nostra amministrazione pubblica.

Sul punto dell’integrazione, fra le varie gestioni previdenziali, pubblico, privato, lavoro autonomo ecc., ho sentito tesi giuste. Sono convinto che occorre superare la attuale frammentazione delle aliquote contributive; altrimenti è inutile pensare di risolvere il problema con una struttura aziendale unica. Le fusioni sono fallite anche nel settore privato se non c’erano le premesse. Qui la premessa è di andare più rapidamente possibile verso l’armonizzazione dei contributi e delle basi contributive. Ricordo che abbiamo fatto fatica, nel ’97, ad affrontare la giungla dei fondi speciali; più fatica che per approvare la riforma del ’95. Resta il fatto che non c’è nessun motivo di tante differenze , in particolare mantenere per i lavori autonomi contributi e trattamenti diversi dagli altri.

Trattasi di un passaggio epocale. Esistono in parlamento disegni di legge su questo che – semplificando – propongono di portare tutti i contributi al 28%, autonomi, dipendenti, precari e non. Se non si va in quella direzione è dura. Occorre unificare, pur tenendo presente che sorgerà un problema in proposito, che non abbiamo toccato, e che riguarda i lavoratori poveri. La fascia di lavoratori poveri va comunque garantita; per evitare che abbiamo pensioni contributive insufficienti, ed è un problema che tocca tutti i Paesi UE.

Sulla governance dell’Inps, mi sembra che ormai un sistema duale è in qualche modo acquisito. Deve essere un duale snello: un Consiglio di Amministrazione di tre persone. L’Amministratore Delegato unico non mi pare che ottenga sufficiente consenso. Un Consiglio di Amministrazione con componenti di qualità. Si può discutere poi se il Presidente e Amministratore Delegato dev’essere nominato o eletto da fuori o eletto dal Consiglio. Anche il CIV deve essere snellito e composto di persone qualificate, studiando meglio il sistema tedesco.

E occorre tener conto che sia pure in diverse condizioni dai Consigli tedeschi che rappresentano la proprietà, anche il CIV dell’INPS deve essere fortemente responsabilizzato, perché rappresenta gli stakeholders, imprese e lavoratori. Occorre anche studiare cosa vuol dire potere di controllo, con che tipo di collegio dei sindaci, quale rapporto con la Corte dei Conti, ecc.

Certo, non credo che il Civ debba fare il regolamento di contabilità e di organizzazione dell‘INPS, non è compito suo; è esattamente quello che non deve fare.

Sul Direttore Generale, non mi è sembrato che ci fosse accordo negli interventi precedenti. C’è chi dice che deve essere un organo, qualcuno che sostiene il contrario. Su questo ritengo che gli enti e gli organi non vanno moltiplicati senza necessità. Non ho capito perché debba essere un organo, ma sono disposto a ricredermi. Nelle società private la presenza di due organi simili ha aumentato i rischi di conflitti; meglio prevenirli.

Alcune cose si possono cominciare a fare subito, altre richiederanno più tempo. Certo, il piano industriale è urgente, un piano industriale serio, in questa materia, deve avere una proiezione di due-tre anni, ma va approvato subito. Siamo già in ritardo.

XI Lavoro, previdenza sociale

Video dell Intervento di Tiziano Treu, Senatore PD, VicePresidente Commissione Lavoro >>>

(*)Senatore PD Vicepresidente Commissione permanente

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