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Radiografia di chi ha votato al referendum ma non alle politiche*

Uno degli effetti della politicizzazione della campagna referendaria è stata la mobilitazione di una quota, minoritaria ma per nulla trascurabile, di elettori che agli ultimi appuntamenti elettorali (politiche 2022 ed europee 2024) avevano disertato le urne. 

Una parte di costoro era costituita dai giovani che appartengono alla Generazione Z, il segmento con il più elevato astensionismo recente. Ebbene, nei commenti post referendum diversi commentatori ed esponenti politici sembravano dare per scontato il ritorno al voto degli astensionisti alle prossime elezioni politiche, il che sembra più un whishful thinking rispetto alla realtà. 

Pensare di “arruolare” nei partiti i giovani che hanno votato al referendum è pura illusione. La partecipazione al referendum, infatti, non attenua in alcun modo la criticità del rapporto con i partiti da parte di almeno un paio di segmenti sociali che più di altri negli ultimi anni si sono astenuti: oltre ai giovani, le persone in difficoltà economica. In entrambi i casi le ricerche evidenziano che costoro non si sentono affatto considerati dalla politica a cui, di conseguenza, girano le spalle. Basti pensare che secondo Istat il 68% dei giovani tra 18 e 34 anni vive ancora nella famiglia d’origine (l’Italia è al penultimo posto tra i paesi UE). 

 Al di là della retorica politica, che non esita a dolersi della condizione giovanile, ci sono stati significativi provvedimenti a favore dell’occupazione giovanile? Si è mai parlato di salari d’ingresso o di politiche abitative (impegnare la metà o due terzi dello stipendio per pagare l’affitto non favorisce di certo i processi di autonomia)? Per non parlare di politiche conciliative e servizi per l’infanzia, a fronte delle stucchevoli geremiadi sulla denatalità. 

E cosa dire dei segmenti più fragili? Quali provvedimenti sono stati adottati per ridurre le diseguaglianze economiche che non riguardano solo le famiglie che vivono in povertà assoluta (2,2 milioni di famiglie, 5,7 milioni di individui, sempre secondo Istat)? 

Certo, tra gli astensionisti ci sono altri segmenti, dai delusi della propria parte politica che non trovano alternative, agli astensionisti “involontari” (coloro che non hanno la possibilità di recarsi alle urne, ossia quasi 8 milioni su 17 milioni alle politiche 2022). 

In assenza di misure concrete e mirate è dunque davvero improbabile che gli astensionisti ritornino al voto nel prossimo anno. E, d’altra parte, la politicizzazione della campagna referendaria non è stato solo uno scontro tra partiti ma tra questi e la magistratura, tra politici e giudici e, sebbene la maggioranza assoluta degli italiani esprima giudizi negativi sul funzionamento della giustizia e nonostante la fiducia nella magistratura sia significativamente diminuita negli ultimi anni (pur mantenendosi su livelli più che doppi rispetto a quella per i partiti), molti degli astensionisti 2022 e 2024 che hanno votato al referendum stanno prevalentemente dalla parte dei giudici, come dimostra il 63% a 37% a favore del NO tra costoro.

*da InPiù, 01/04/2026

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