Parlare di Europa dovrebbe essere come parlare di noi, di casa nostra, della nostra vita, insomma di qualcosa di familiare.
Questo è il salto da fare. E invece oggi guardiamo ancora l’Europa “da fuori”, come se fosse altro e diverso da noi. Lontana ed estranea, insomma una cosa di altri, se non un severo maestro che ci chiede sempre di “fare i compiti”.
Solo se diventeremo pienamente cittadine e cittadini europei, allora sì che sentiremo sulle nostre spalle questa responsabilità, oltre che questa identità e questa passione nei nostri cuori.
E penso che allora avremo la forza di finire il lavoro dei costruttori dell’Europa. Quelli del primo tempo, De Gasperi, Adenauer, Schuman, e quelli dei tempi successivi, Delors, Prodi.
Il tempo è maturo. Le gravissime condizioni geopolitiche lo richiedono: va aperto il cantiere per completare questa costruzione preziosa e unica al mondo, di un progetto di UNITÀ di diversi Stati, il federalismo, di DEMOCRAZIA, i diritti e le libertà, di SOLIDARIETÀ, la dignità della persona, l’inclusione e il welfare, di PACE.
Le possibilità sono molteplici: dal progetto costituente per una vera entità politica e istituzionale attorno al pilastro del bene comune europeo, alla strada di passaggi graduali e concreti, costruendo cooperazioni rafforzate su progetti comuni di crescita, di innovazione tecnologica, di sicurezza o sul pilastro sociale.
Una strada pragmatica, che non tocca i Trattati ma procede verso una più forte unità.
Ma chi ci darà l’ispirazione e la spinta per questi passi avanti?
Io sono convinta che non verrà solo dall’interno delle istituzioni, ma da un impegno popolare e diffuso: cittadini, associazioni, università, mondi di partecipazione civile.
Insomma, l’Europa è troppo importante per lasciarla solo agli “addetti ai lavori”!
Buona Festa dell’Europa a tutte e tutti.
*Gia’ Parlamentare Europea PD
