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Gli aggiustamenti non fanno consenso

Ogni anno in questo periodo, allorchè il Parlamento si accinge a licenziare la Legge di stabilità, si vive una specie di attesa messianica in attesa di soluzioni dei problemi di sempre della spesa pubblica italiana.

Primo, fra questi problemi. è quello della Spesa pensionistica. Ed infatti quasi ogni Governo si intesta una “Riforma” che, alla prova dei fatti, tale non è. 

Va dato atto al Governo Gentiloni che quest’anno si è tornato al metodo tradizionale della consultazione delle Parti Sociali e dell’insufficienza del riferimento esclusivamente ad automatismi per governare la spesa previdenziale.

L’augurio è che al di là degli interventi d’urgenza per “calmierare” gli effetti del parametro della speranza di vita, ci si soffermi seriamente nella definizione di spesa per la previdenza obbligatoria analizzando e definendo alla luce della legislazione nazionale ed europea le cause dello squilibrio fra prestazioni “pensionistiche” e provvista per la loro erogazione.

E’ questo l’equivoco, tutto economicistico che porta a considerare tutto ciò che viene erogato dagli Enti previdenziali come erogazioni previdenziali da foraggiare con la spesa pubblica. La conferma l’ abbiamo avuta recentemente (e rozzamente) dal Vice presidente della Commissione UE che ritiene di poter annoverare la spesa per la previdenza obbligatoria fra le voci della Spending Review e tanti saluti all’art. 38 della Costituzione!

Certo, dal punto di vista dell’economista, la distinzione fra spesa per prestazioni e quella per interventi assistenziali non è molto rilevante se tutto viene considerata spesa pubblica, ma se si vuole mettere ordine nei conti, sì.

Nel frattempo la trattativa registra un colpo d’arresto nella posizione delle tre Confederazioni dei lavoratori divise fra il rilancio della Cgil, la soddisfazione della Cisl e le ulteriori richieste di Uil.

Certo, se il fronte sindacale esplicitasse nel suo insieme il pacchetto di riforma (perché anche ora di questo si tratta), renderebbe avvertito anche il Parlamento impegnato nell’approvazione della legge di bilancio.

Ad onor del vero si è partiti dall’aggancio dell’età pensionabile al parametro della speranza di vita per  arrivare alla previdenza complementare dei dipendenti pubblici. E non si vede molta coerenza fra questa posizione e la richiesta di un rinvio della data di entrata in vigore dell’età pensionabile oltre la data prevista del 2019.

Nella situazione politica attuale – come abbiamo già scritto – il sistema delle deroghe sembra il più equo e non è detto che le deroghe debbano essere agganciate solo alla tipologia contrattuale dei lavoratori interessati, lasciando in ogni caso lo spazio alla contrattazione fra le Parti Sociali.

Tanto è vero che al termine della precedente riunione è stato approvato un comunicato unitario con una serie di impegni operativi da perseguire in progress.

La prossima puntata è prevista per martedì 21.11: ci sarà l’incontro Governo sindacati e, salvo errori dovrebbe arrivare Posta da Bruxelles.

 

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