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L’Agenzia per la coesione territoriale, un ” volano per la crescita “

Con la pubblicazione su Gazzetta Ufficiale n.204 del 31 agosto 2013, il Consiglio dei Ministri ha approvato la costituzione dell’Agenzia per la Coesione territoriale “per il monitoraggio sistematico e continuo dei programmi operativi e interventi della politica di coesione”, nonché “per il sostegno e l’assistenza alle amministrazioni che gestiscono programmi europei e nazionali” sia con “iniziative di formazione del personale delle amministrazioni interessate”, sia con interventi per “l’accelerazione e la realizzazione dei programmi”.

 

Così come indicato dal D.L. 101/2013 “Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni”, per cui è previsto un apposito approfondimento all’interno della presente newsletter, l’Agenzia si propone di costituire lo strumento di una strategia più ampia, volta a rendere più efficace l’utilizzo, qualitativo e quantitativo, dei fondi europei, potenziando il coordinamento e il controllo sull’uso degli stessi e rafforzando l’azione di programmazione, coordinamento, sorveglianza e sostegno della politica di coesione. Dipendente direttamente dalla Presidenza del Consiglio (o dal Ministro delegato Trigilia), essa sarà costituita con un iter complesso entro il primo marzo 2014, previa predisposizione del relativo statuto per il suo funzionamento, con il compito di svolgere l’attività di monitoraggio su Regioni e Ministeri nell’attuazione dei programmi di sviluppo e coesione. Svolgerà inoltre attività di assistenza tecnica alle amministrazioni (in particolare Regioni e Comuni), oltre a funzioni dirette dalle autorità di gestione.

La costituzione dell’Agenzia potrebbe rappresentare per il Governo un passo significativo in direzione di un necessario miglioramento dell’utilizzo di risorse strategiche per lo sviluppo del Paese, le quali comporteranno, per i prossimi sette anni, l’impiego di circa 100 miliardi di euro, includendo le risorse europee e quelle nazionali, così ripartiti:

30 miliardi sono di finanziamento europeo (FSE e FESR), di cui 20 miliardi destinati alle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia; circa un miliardo ripartito tra Abruzzo, Molise e Sardegna e circa 7 miliardi alle altre regioni. Un miliardo infine è riservato ai progetti di cooperazione territoriale.

30 miliardi di co-finanziamento nazionalecirca 40 miliardi di fondi nazionali FSC.

Senza entrare nel merito dei rimproveri europei circa la passata (e presente) gestione dei fondi comunitari, si spera che con la nuova programmazione 2014-2020, l’intervento dell’Agenzia costituisca un momento di svolta per l’adozione di una strategia che obbedisca a criteri di certezza nella spesa dei fondi, poiché la Commissione Europea ha affermato che l’Italia “deve concentrare la spesa futura sulle aree prioritarie al fine di massimizzare i risultati perseguiti, piuttosto che mirare ad una distribuzione dispersiva”. In tale contesto si inserisce la comunicazione dello scorso 8 Agosto del Ministro Trigilia al Consiglio dei Ministri, basata sull’esigenza di una struttura esecutiva, più “leggera” dell’attuale, che supporti il dipartimento per lo sviluppo e la coesione relativamente adun’innovazione dei meccanismi nella gestione dei fondi comunitari.

Come prevedibile, ne è scaturito un acceso dibattito incentrato in particolare sul Mezzogiorno, di cui un supporto rilevante è riscontrabile nell’articolo di Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione con il Sud, pubblicato sul Sole 24 Ore il 1 settembre e inerente alle posizioni prese in merito alla funzione dell’Agenzia: vi è “chi ha denunciato il pericolo di una nuova Cassa, chi ha temuto nuove assunzioni, chi già lavora alacremente per capire e se possibile suggerire nomine”. Secondo Borgomeo, il Ministro Trigilia dovrebbe specificare che con la nuova struttura non sono previste “integrazioni”, ma viene ridisegnato un nuovo meccanismo con una nuova articolazione di ruoli e funzioni, innovativa rispetto all’insoddisfacente passato. L’articolo si sofferma sulla definizione di una strategia orientata alla selezione di priorità in un’ottica nazionale per poter arrivare a parlare di “politica al Sud”. Quali possono essere le suddette priorità? Interventi sul sociale e sulla scuola, interventi per la ricerca, per la mobilità, agevolazioni per le reti di connessione dentro il Mezzogiorno e tra il Mezzogiorno e il Mediterraneo, nonché incentivi alle imprese, all’innovazione e all’internazionalizzazione. Quali i pro? Con la scelta di concentrarsi sulle poche priorità selezionate (quattro suggerisce l’articolo), vi è l’alta probabilità di attuare interventi positivi in termini di efficienza ed efficacia e si eviterebbe in tal modo una “distribuzione dispersiva”. I contro, d’altro canto, consisterebbero nel “lasciare fuori” questioni necessitanti di urgenti interventi. In ogni caso è innegabile che bisogna ragionare per “risorse effettivamente disponibili” per recuperare in termini di efficienza una maggiore capacità di programmazione.

Potrà dunque l’Agenzia per la coesione territoriale rappresentare lo strumento di svolta per la piena utilizzazione dei fondi di sviluppo e coesione? Di certo la funzione di assumere “poteri sostitutivi” in caso di inadempienze dei ministeri e dei governatori competenti potrà facilitarne l’incisività, auspicando quindi che l’ottimismo generale si possa effettivamente concretizzare.

 

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