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La tutela di genere come strumento di sviluppo organizzativo

di Lea Battistoni

dalla Newsletter n.99 del 27/11/2012

Il Testo Unico sulla sicurezza ha introdotto, in linea con le indicazioni comunitarie, una norma che modifica gli interventi di prevenzione dei rischi, ampliando i soggetti oggetto di analisi (art. 28 D.Lgs. 81/2008 ) “nella valutazione dei rischi devono essere tenuti in considerazione tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori particolari, tra cui quelli collegati allo stress lavoro correlato e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, e quelli connessi alle differenze di genere, all’età e alla provenienza da altri paesi”.

 

Questa innovazione, determina la necessità, da parte delle organizzazioni, di valutare i rischi di possibili incidenti sul lavoro partendo dalla consapevolezza che la pluralità di soggetti presenti nel mondo del lavoro determina la messa a punto di strumenti di prevenzione diversi; questa norma comporta, infatti, una nuova modalità di approccio organizzativo e gestionale delle differenze di genere, (in modo particolare anche se non esclusivo), producendo in modo diretto ed indiretto conseguenze a livello di organizzazione del lavoro, di contrattazione, di formazione, di monitoraggio, di valutazione e di prevenzione dei rischi, di cui l’azienda deve necessariamente tener conto.

La ricerca “Gender”, finanziata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ha affrontato il tema della sicurezza nell’ottica di genere, al fine di mettere a punto e sperimentare strumenti di analisi e valutazione dei modelli organizzativi aziendali volti a:

– identificare i rischi per la salute e la sicurezza di genere in azienda; – fornire strumenti per l’auto-analisi e la prevenzione;
– definire modalità di valutazione dei rischi;
– mettere a punto linee guida per interventi organizzativi.

“Gender” è, dunque, una indagine finalizzata alla predisposizione di un insieme di tecniche e strumenti in materia di sicurezza di genere (batteria di indicatori; schede di autovalutazione; linee Guida ecc.), non limitati alla sola formalizzazione delle procedure o ad essere solamente «risk based».; “Gender” si caratterizza come ricerca- intervento che coniuga produzione di conoscenze con strumenti di intervento organizzativo e di analisi di impatto.

Oltre alla necessaria ricognizione della letteratura e delle ricerche specifiche in tema di sicurezza di genere, infatti, l’analisi e la ricerca sono state finalizzate a fornire un contributo per orientare la redazione di nuovi strumenti di verifica e di controllo delle strutture organizzative aziendali attraverso la valutazione di indicatori di qualità di sicurezza di genere. Strumenti in grado, a un tempo, di supportare le decisioni strategiche, a livello aziendale e di sistema e di sviluppare efficaci strumenti per la gestione (e la riduzione) del rischio.

In questo quadro e in linea con il progetto approvato, l’implementazione dell’intervento è stata suddivisa in sei aree di attività: Analisi desk (analisi delle fonti Istat ed Inali; costruzione di un sistema di indicatori standardizzati);

Analisi documentale (analisi della normativa e delle ricerche comunitarie, nazionali e regionali; analisi della contrattazione nazionale e decentrata, analisi delle buone prassi )

Analisi field (interviste a testimoni provilegiati, focus group, analisi organizzativa, messa a punto di mappa di autovalutazione aziendale; sperimentazione in aziende).

Ciascuna attività, che ha avuto tra l’altro come risultato un suo prodotto specifico, è stata finalizzata alla costruzione del modello di analisi organizzativa e alla messa a punto delle schede e della mappa di autoanalisi aziendale .

L’indagine introduce alcuni fattori non tradizionalmente considerati nelle analisi sulla sicurezza e la salute del lavoro quali: il sistema di relazioni interpersonali, tempi e contratti di lavoro, politiche di sostegno alla vita familiare, flessibilità organizzativa, politiche di conciliazione, equità organizzativa, presenza femminile nelle attività formative, presenza – assenza di discriminazioni di genere nel percorso e nella vita lavorativa, cultura organizzativa di genere

La sicurezza di genere è stata considerata in funzione del complessivo modello organizzativo e gestionale adottato dalle aziende, partendo da un quadro teorico di riferimento che considera:

– benessere ed efficienza, binomio vincente per l’organizzazione del lavoro ;

– contesto e clima organizzativo, elementi condizionanti la qualità delle prestazioni e la sicurezza di lavoro ;

– sicurezza, come elemento chiave per lo sviluppo organizzativo;

– efficacia dell’azione amministrativa e produttività del lavoro, conseguenze di un contesto lavorativo improntato al benessere (complessivo ) deilavoratori;

– multidimensionalità, elemento caratterizzante gli interventi di sicurezza di genere.

Gli strumenti di autodiagnostica, costruiti sulla base delle ricerche, dei dati statistici delle interviste ai testimoni privilegiati e dei focus group, comprendono :

– la scheda anagrafica aziendale;,
– la scheda di rilevazione del personale;
– la scheda di rilevazione dei responsabili della sicurezza ;
– la scheda di rilevazione degli infortuni denunciati ed indennizzati ; – la mappa dei rischi di genere [1];
– l’indice di calcolo del posizionamento aziendale .

La strumentazione messa a punto dalla ricerca permette di individuare, in modo preventivo, quei fattori organizzativi che possono indurre un aumento delle condizioni di rischio e di mancata sicurezza del lavoro, ai fini di monitorarne l’evoluzione e di produrre cambiamenti e modifiche organizzative.

Il modello teorico di riferimento adottato ha consentito la messa a punto di specifici indicatori di rischio; questi hanno portato alla redazione di una mappa dei rischi organizzativi di genere come strumento di autoanalisi aziendale, utilizzabile dai responsabili della sicurezza e dalle parti sociali per: analizzare il livello di sicurezza di genere esistente nelle diverse organizzazioni, rilevare i fattori di criticità presenti e introdurre modifiche, utilizzando anche, gli esempi di buone pratiche prodotti dalla ricerca.

L’utilizzo della mappa fornisce, infatti, indicazioni sul grado di rischio di genere relativo alla sicurezza del lavoro attraverso la rilevazione del livello di rischio esistente nelle singole aree organizzative e l’evidenziazione delle criticità specifiche all’interno delle aree analizzate, consentendo

la messa a punto di :

– modelli di monitoraggio del sistema organizzativo nel suo complesso;

– interventi volti a migliorare i sistemi di sicurezza e a rivedere il sistema organizzativo;

– nuove modalità formative.

Accanto agli strumenti di autodiagnosi, sono stati, infine, messe a punto linee guida – sia generali sia riferite a ciascun aspetto considerato nelle scale di valutazione – volte ad individuare quelle azioni in grado di superare le criticità rilevate.

L’obiettivo nazionale e comunitario di riduzione degli infortuni e delle malattie professionali trova la sua declinazione attraverso l’ integrazione della dimensione legata al genere (ed alla diversity in generale) nella gestione dei sistemi produttivi, organizzativi, gestionali e formativi delle aziende ed alla raccolta e diffusione da parte delle strutture nazionali (Inail, Ministero del lavoro e delle politiche sociali) delle buone pratiche in materia di sicurezza del lavoro.

[1] In particolare la mappa di rischio di genere si sviluppa lungo una batteria di 83 items suddivisi in 12 aree tematiche ( costruite sulla base dei risultati di ricerche nazionali ed internazionali e dello specifico modello di ricerca) relative a: politiche del personale, formazione, assesment, salute e sicurezza, interventi di riduzione dei rischi, benessere organizzativo, discriminazioni di genere, processi di riorganizzazione, politiche di conciliazione, monitoraggio, valutazione dei rischi, ambiente e sicurezza)

[2] Gli indicatori sono stati costruiti sulla base degli elementi di significatività, rilevanza, attendibilità e osservabilità .

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