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Legge di stabilità e persone disabili, un rapporto precarissimo

1. La necessità di riordino delle competenze e dei finanziamenti del sistema di politiche sociali – nel senso dell’integrazione con salute, lavoro e formazione – è all’ordine del giorno da vari anni. La eccessiva settorializzazione e l’articolazione istituzionale comportano effetti di non ottimizzazione degli interventi e di mancata assicurazione di livelli delle prestazioni ai cittadini in situazione di disagio. 

Esiste sicuramente un problema di quantità dei finanziamenti pubblici, dispersi in varie voci e tra vari enti, centrali e decentrati. E di qualificazione, se occorre sempre di più ipotizzare il mix tra pubblico e privato, in cui la compartecipazione del pubblico assume almeno una duplice funzione: di orientamento e attivazione dell’universalismo delle prestazioni, di sostegno all’inclusione attiva. Ma l’approccio seguito dal governo non va in questa direzione quando vara un disegno di legge di stabilità che taglia le risorse dedicate. E nemmeno quando, sollecitato dalle associazioni, rivede la propria scelta di tagli, ripristinando o incrementando finanziamenti. Come è avvenuto.

2. Il disegno di legge di stabilità ha infatti fino ad ora previsto per le politiche sociali nel 2015 tre tipi di finanziamento per prestazioni verso i destinatati finali (I) :

  • • 250 milioni di euro annui per il Fondo speciale destinato al soddisfacimento delle esigenze prioritariamente di natura alimentare e successivamente anche energetiche e sanitarie dei cittadini meno abbienti (II); tale intervento economico  non è apprezzato in verità dagli operatori del sociale;
  • • 300 milioni di euro per il Fondo nazionale per le politiche sociali, stabilendo una riserva fino ad un massimo di 100 milioni di euro destinata al rilancio di un piano di sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia (III);
  • 250 milioni per il Fondo per le non autosufficienze, incluse le misure a sostegno delle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica (IV).

Sorprende la mancanza di finanziamento del Fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili, previsto dalla L.68 del 1999; viene azzerata in questo modo una misura agevolativa degli inserimenti in una fase di crisi economica (V).  Questa scelta rischia di consolidare i dubbi circa le buoni intenzioni governative di revisione delle norme per il lavoro delle persone disabili così come previste nel “decreto lavoro” in fase di approvazione (VI)

Così non viene indicato nessun sostegno alle ipotesi di reddito minimo di inserimento, né in continuità e sviluppo della proposta del Sostegno all’inclusione attiva (SIA) (VII), nella formulazione del gruppo di lavoro insediato dal precedente governo, né in rapporto alla proposta di Reddito di inserimento sociale (REIS) dell’Alleanza contro la povertà, recentemente riattualizzata (VIII).

3. A fronte dei tagli della spesa sociale, soprattutto per quanto riguarda il fondo per le non autosufficienze, le associazioni delle persone con disabilità hanno manifestato pubblicamente e, alcune, drammaticamente, il loro dissenso, ottenendo – in due situazioni diverse, da parte del Governo, nelle persone del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e del Ministro del Lavoro –  l’impegno ad un incremento degli stanziamenti (IX).

E’ stato così quantificato per il 2015 in 400 milioni lo stanziamento per il Fondo non autosufficienze. La previsione dell’incremento dovrà essere presentato in apposito emendamento da parte del governo.

Per gli altri fondi (politiche sociali, lavoro persone disabili), solo la manifestazione di intenzione alla riformulazione degli indirizzi di governo.

4. Soddisfazione parziale è stata espressa dalle rappresentanze delle persone disabili.

Il Comitato 16  Novembre ha sottolineato che  quello ottenuto è un risultato di compromesso rispetto al fabbisogno di risorse annue per la non autosufficienza, valutato in circa un miliardo di euro.

FISH e FAND hanno evidenziato come quanto acquisito con il governo tende a introdurre processi di programmazione delle risorse disponibili, in modo da non trovarsi ogni anno nelle situazioni di emergenza.

In verità sono interventi tampone e di pura emergenza, quelli in atto e per di più  senza una visione della politica sociale nella direzione dell’inclusione attiva, rimasta del tutto marginale.

 

 

NOTE
I    Vedi A.C. 2679, articolo 17. In verità la legge di stabilità prevede altri interventi assimilabili alle politiche sociali. Le misure per la famiglia:  (art. 13) prevede l’erogazione di un assegno di 960 euro annuali per tre annualità a favore dei nuovi nati per “favorire la natalità e per contribuire al suo sostegno”. L’incremento della base imponibile sulle Fondazioni bancarie che passa dal 5 al 77,74%. Lo stanziamento consolidato di 500 milioni per il 5 per mille. Il taglio del fondo per gli enti di patronato. Viene autorizzata  la spesa di 50 milioni di euro per l’anno 2015, di 140 milioni di euro per l’anno 2016 e di 190 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017 per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale.

II     Si tratta del finanziamento della cosiddetta “social card”, prima versione. Uno degli interventi di contrasto alla povertà. Di natura sperimentale è tuttora oggetto di critiche. E’ da ricordare che è stata varata la sperimentazione di un’altra “social card” diversamente impostata perché prefigura modelli di intervento da reddito minimo d’inserimento. Recentemente ne è stata fatta una prima valutazione. 

III    Questo Fondo nazionale, istituito dalla legge 27 dicembre 1997, n. 449, rivisto con la legge 8 novembre 2000, n. 328, ha il compito di cofinanziamento, insieme alle Regioni e gli Enti locali, da parte dello o Stato della spesa sociale. Dai  929 milioni del 2008 l’ammontare è diminuito fino ai 70 milioni del 2012. Nel 2014 lo stanziamento era di 344 milioni.  

IV     Tale Fondo nazionale è stato istituto dalla legge n. 296 del 27 dicembre 2006, (legge finanziaria 2007), ed è finalizzato a garantire, su tutto il territorio nazionale, l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali in favore delle persone non autosufficienti. Questa misura tende ad assicurare omogeneità agli interventi finora realizzati dalle regioni in favore delle persone in condizioni di limitata autonomia, attraverso la progressiva costruzione di un sistema di assistenza che assicuri la piena integrazione delle prestazioni sociali con quelle sanitarie. 

V    Per le disponibilità del Fondo e la relative ripartizioni delle risorse alle regioni,  vedi:  Camera dei Deputati,  VII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione delle norme per il diritto al lavoro dei disabili.

VI       Vedi Newsletter Nuovi Lavori, n..140, Mario Conclave, Ai disabili non servono i genericismi legislativi.

VII    Vedi : Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Verso la costruzione di un istituto nazionale di contrasto alla povertà.

VIII     Vedi: Alleanza contro la povertà in Italia, Reddito di inclusione sociale (REIS).

IX     Il Comitato 16 Novembre ha incontrato, dopo una pesante azione di protesta il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Del Rio; le due maggiori federazioni delle persone con disabilità hanno incontrato contemporaneamente il Ministro del Lavoro Poletti.

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