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L’Unione Europea, gli attacchi interni ed esterni, le sfide future

Nell’attuale caos geopolitico, che vive nella contrapposizione tra Usa, da una parte, e Cina e Russia dall’altra, nel quale la forza rappresenta l’elemento trainante dei rapporti, l’Unione europea rappresenta un soggetto anomalo. 

Proposta nel 1941 con il Manifesto di Ventotene, per storia, economia, cultura e diritto, essa rimane l’esperienza più ricca, e, nelle sue intenzioni, vorrebbe confrontarsi alla pari con gli altri soggetti maggiori, ma, permanendo la sua realtà di progetto incompleto, il suo ruolo rimane ancora incerto e insufficiente. 

Negli ultimi tempi, il suo percorso ha incontrato ulteriori difficoltà per gli effetti di un duplice attacco proveniente dall’interno e dall’esterno del suo territorio. Tra i 27 suoi Stati membri attuali, in questi ultimi anni, è cresciuta la destra politica, nella quale la dimensione nazionalistica ha progressivamente prevalso, mettendo in difficoltà e rallentando il processo di unità federale dell’Unione. 

I punti di maggiore dissenso sono rappresentati dal trasferimento di sovranità dai singoli Stati all’Unione, soprattutto in materia di Difesa, con la nascita di un effettivo esercito europeo, e di governo del processo di immigrazione dove, alle tradizionali accoglienza e gestione dei flussi, sta sostituendosi, per ragioni di propaganda e di finta sicurezza, il respingimento e i rimpatri. 

Una svolta oggettivamente favorita dalla permanenza nei Trattati istitutivi del diritto di recesso di ogni singolo Stato che sta bloccando le scelte di avanzamento. In tal modo l’Europa rimane sfasata rispetto al ruolo che lo stato attuale della geopolitica richiese e pressoché nessuno appare direttamente impegnato a smuovere la situazione. 

A rallentare il suo cammino sta influendo anche il minor ruolo dell’asse franco-tedesco che tradizionalmente ha svolto una funzione di proposta e di spinta, mentre oggi, sia in Francia che in Germania, la politica è fortemente condizionata dalla presenza di una destra, rispettivamente rappresentata dai partiti di Rassemblement National di Marine Le Pen e AfD, in crescita e che, nelle prossime elezioni, puntano a conquistare la maggioranza. 

Tra i soggetti che bloccano l’evoluzione dell’Europa c’è certamente anche l’Italia che nell’impostazione dell’attuale maggioranza, dopo aver per anni costruito la propria identità in contrapposizione all’Unione Europea, giunta al governo ha dovuto adattarsi per mantenere un certo rapporto e poter usufruire delle risorse del Pnrr, ma da Paese fondatore è diventata un membro scettico che mantiene il dissenso sulla modifica dei Trattati,  e, in materia di migranti, ha assunto iniziative di segno regressivo. 

A queste non poche difficoltà interne negli ultimi tempi si sono aggiunti gli attacchi provenienti da alcuni dei maggiori- protagonisti della geopolitica con l’intento di creare le condizioni per fermare il cammino dell’Ue. Ha iniziato il presidente Trump che ha rovesciato il tradizionale rapporto di collaborazione e sostegno tra Usa e Ue, con i dazi e altre scelte politiche onerose e ha considerato l’Unione come un avversario da combattere e da rendere contribuente netto degli Usa. 

Tuttavia, il pericolo maggiore e più ravvicinato per l’Europa è costituito dalla Russia di Putin che, sia per opporsi al sostegno Ue e Nato all’Ucraina e per condizionare la vita interna degli Stati europei, ha messo in atto una serie di interventi di diretta interferenza sui loro equilibri Interni. Dagli interventi militari tramite droni in Polonia e all’aeroporto di Lipsia in Germania, a operazioni di sabotaggio in alcuni Stati a interferenze tramite 007 ed altri soggetti sui sistemi di informazione per condizionare pesantemente l’opinione pubblica specie in vista delle prossime elezioni che si svolgeranno in diversi Stati nel 2027. 

Una pluralità di interventi che configurano una vera e propria guerra ibrida. Ma proprio questa dura e pregiudiziale opposizione mette in evidenza l’insostituibile funzione potenziale dell’Ue per contribuire alla nascita di un mondo informato agli ideali di libertà, uguaglianza, giustizia e partecipazione democratica. In tal senso L’Europa rappresenta per i suoi Stati membri l’unica possibilità di vero protagonismo geopolitico mentre la prospettiva nazionalistica li condannerebbe ad un futuro di subordinazione e dipendenza. 

Per questo la nascita e la crescita dell’Europa come Stato federale diventa una via essenziale per far adeguatamente pesare i suoi valori fondativi nella costruzione del mondo di domani.  Ma l’uscita dell’Ue dall’attuale pantano per la piena realizzazione del progetto europeo deve diventare il problema prioritario e centrale del dibattito e delle scelte politiche europee fin dalle prossime elezioni perché, come insegna Mario Draghi, si tratta di “competere o sparire”. 

Ciò vale soprattutto in Italia dove L’Europa federale dovrebbe rappresentare parte rilevante dell’alternativa al governo Meloni nel pieno rispetto della nostra Costituzione.

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