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Open Migration ci dice che l’invasione musulmana non c’è

Le migrazioni sono oramai il tema centrale e controverso nei Paesi dell’Unione, dove si alternano svariati modelli di integrazione, sistemi di accoglienza e integrazione differenti, complicate conflittualità politiche e sociali. Specialmente nei Paesi di più recente immigrazione, questo fenomeno sta facendo insorgere preoccupanti posizioni reazionarie, non scevre di tendenze xenofobe. 

Nella radicalizzazione delle posizioni si amplifica la circolazione di informazioni e dati troppo spesso parziali, imprecisi se non addirittura del tutto contraffatti. Tali notizie false e tendenziose, veicolate dai social media come Facebook e Twitter, finiscono spesso per essere condivise in maniera irriflessa, ingenerando inutili allarmi e chiusure verso un’ipotetica invasione straniera. Una pratica che non esclude gli stessi leader politici, che troppo spesso commentano o condividono improbabili notizie senza discernere o quanto meno a valutarne la fonte.

Anche per fare ordine in questo marasma, nasce Open migration, un progetto che mira a fornire dati, competenze e conoscenze col fine di informare e sensibilizzare sulla questione migrazioni. L’idea viene dalla Coalizione Italiana Libertà e Diritti (CILD). Informare bene è una prima forma di integrazione: dalla familiarità con il tema e dalla conoscenza dei fatti reali come deterrente ai pregiudizi e alle conseguenti derive xenofobe delle popolazioni autoctone nei riguardi di coloro che, senza diritto di scelta, si trovano a dover fuggire dalla propria terra. 

Un primo reportage sulla homepage di Open migration mira allora a smentire la bufala dell’invasione musulmana in Italia, messa in circolazione con le ondate più mediatizzate dell’estate e acuita dai fatti di Parigi del 13 novembre 2015. Un dato certo è che una fetta della politica, dei media e dell’opinione pubblica, ne sono convinti. E declinano il fenomeno in due chiavi generali. 

 

Da una parte c’è la preoccupazione per l’inquinamento della cultura italiana che si traduce nelle accuse agli stranieri di non conoscere la “nostra” lingua, di non rispettare le “nostre” tradizioni ecc. Dall’altra c’è il timore che tra i musulmani in arrivo in Italia si nascondano terroristi. 

Alessandro Lanni verifica se negli ultimi anni c’è effettivamente stato un aumento anomalo di cittadini musulmani in Italia, sia in termini di numeri assoluti. sia confrontando i numeri col passato. Come riferimento si prendono i dati aggregati dal Dossier Statistico Caritas 1994.

Nel 1993 i musulmani in Italia erano circa 318.000, un numero di poco superiore a quello dei cattolici stranieri presenti sul suolo nazionale. Su un totale di 987.000 stranieri circa, quelli di fede islamica erano dunque circa un terzo della comunità immigrata. In vent’anni la situazione è di certo cambiata, ma non molto. Nell’ultima rilevazione disponibile, realizzata da Idos nel 2015, emerge che la percentuale di cattolici è scesa dal 1993 al 2014, passando dal 32 al 18%, pari a 917.000. Ma nella redistribuzione complessiva dei credenti stranieri in Italia non è cresciuta quella dei musulmani (che rimane stabile al 32%, esattamente come vent’anni fa). Ma il dato che salta all’occhio, se confrontato col passato, è l’exploit dei cristiani ortodossi che passano dai 222.000 del 1993 (cifra che racchiude anche altre confessioni cristiane non cattoliche), pari al 23%, a 1 milione 520 mila nel 2014, che corrisponde al 30%. Un salto in avanti che si spiega con la crescita delle migrazioni dall’Europa orientale e in particolare dalla Romania a partire dal 2007, quando Bucarest entra a far parte dell’Ue. L’Istat, in uno studio uscito nell’ottobre 2015, individua nel 60% la quota romena dei cristiani ortodossi stranieri in Italia.

 

Un’ulteriore smentita del racconto dell’invasione proviene dalla lettura dei dati sulla demografia italiana. I musulmani sono passati in questi venti anni dal 0,5% al 2,6% della popolazione. Negli stessi anni la popolazione straniera è passata dall’1,7% all’8,2% del 2014. Ciò significa che la crescita dei musulmani è proporzionale a quella del totale degli stranieri in Italia. Nessuna “invasione islamica”. 

Pertanto, il giudizio di Open Migration è che la invasione islamica (o musulmana) è sostanzialmente falsa per due motivi. Se per “invasione” si intende l’ingresso improvviso e in gran quantità in un territorio, questo non si è verificato perché 1) in vent’anni la proporzione dei musulmani rispetto agli stranieri in Italia non è cambiata e perché 2) la percentuale di cittadini stranieri di fede islamica nel nostro paese è rimasta nell’arco di questi due decenni contenuta, inferiore al dato europeo del 6% (2010). Per i musulmani in Italia – come per tutte le altre fedi religiose – si tratta di una crescita proporzionale con l’aumento (negli ultimi anni sempre più lento) della popolazione migrante.

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