Siamo qui in tanti per fare memoria di una persona che ciascuno di noi ha conosciuto e riconosciuto a suo modo; quindi non facciamo a Gianni il torto di ridurlo ad una dimensione: quella stereotipata dell’”ambientalista”.
Io scelgo di ricordare tre momenti.
Settant’anni fa: era il 1956, via Catania 1, casa Mattioli. La famiglia si era appena trasferita a Roma da Perugia e Gianni malgrado, o forse proprio a causa dei grandi suoi successi scolastici, aveva difficoltà a integrarsi nel suo secondo liceo alla sezione H del Giulio Cesare. I nostri comuni professori (io ero in III della stessa sezione) ci parlavano, additandoceli ad esempio, di due alunni che si “ingarellavano” fra loro a colpi di 9 in greco e in latino. Uno di loro era Gianni; io ero curioso e volli conoscerlo.
E parlavamo, parlavamo. Un pomeriggio eravamo proprio nella penombra del severo salotto di via Catania e a un certo punto gli dico: Gianni tu devi “contaminarti” coi tuoi compagni e le tue compagne,..non temere qualche schizzo di fango! Magari, attrezzati: usa scarpe con la suola di gomma, quelle che consentono di praticare anche pozzanghere…
Da quel giorno, ogni volta che ci incontravamo, subito dopo i saluti e gli abbracci, mi mostrava orgogliosamente le sue scarpe, i suoi “carri armati”, muniti di suole Vibram e questa pratica era diventata negli anni usuale, quasi un secondo, ammiccante saluto…
1983, campagna di Capalbio: manifestazioni per il blocco della Centrale nucleare di Montalto di Castro e poi passeggiata sulle colline dell’entroterra alla scoperta di conchiglie e fossili marini lasciati su quei terreni da ere geologiche passate. Mi raccomando, mi disse, (io ero allora segretario nazionale del sindacato dei metalmeccanici) la riconversione dell’Ansaldo! Altrimenti qui, questo paradiso sarà tutto militarizzato…
Oggi mi fa impressione la coincidenza della scomparsa di Gianni e il “rilancio” del cosiddetto nucleare pulito…certo ci mancherà il suo pacato ma stringente e colto argomentare.
Un ultimo, privatissimo ricordo: un giorno imprecisato, di un anno imprecisato, vacanze di Natale: a casa mia un pomeriggio intero a giocare a “mercante in fiera”. Quante volte l’abbiamo ricordato! E Gianni ogni volta diceva: dobbiamo ripeterla quell’esperienza…perché Giuseppe si era tanto divertito. Nel frattempo, Giuseppe cresceva…
Insomma una consuetudine amicale con Gianni che, pur con qualche parentesi di vuoto, dovuta ai casi della vita, non si è mai interrotta nell’arco di questi sette decenni; anzi, fin da subito, lui volle che si estendesse a Francesco, il “politico”, allora l’unico della casa, che, generosamente, mi introdusse in un mondo dal quale non sono mai più uscito.
E poi Gianni fu mio testimone di nozze e in quella circostanza, volle regalarmi due sedie perché (mi spiegò) voleva avere la certezza di poter sempre sedere, lui e la sua compagna, (e Nicola ancora non era parte della sua vita) alla mia tavola…
Gianni, ufficiale di stato civile in Campidoglio per le nozze di Giovanni mio figlio…
Gianni sempre curioso di sapere, di interrogare come la nostra giovanile e comune appartenenza religiosa, sempre problematica, si evolvesse, trascolorasse, conoscesse nuove stagioni di ricerca, dubbio, crisi.
Dai tempi dell’Ozanam di san Saturnino e di don Antonio agli entusiasmi giovannei e conciliari fino alla teologia della liberazione e alla stagione del post-teismo. E questo luogo, così vicino alla Chiesa Valdese, evoca il ricordo di antiche frequentazioni di Gianni e di vecchi e autorevoli compagni valdesi e battisti: (solo uno ne voglio ricordare Marco Rostan, architetto come me, e la sua compagna Roberta Peyrot); è un luogo questo quindi che, legittimamente, può ospitare anche la memoria di una laica ricerca di spiritualità, nella libertà.
Gianni, amico mio! Nella tristezza, sono felice del nostro lungo e fecondo incontro. Quanta strada dalla sezione H di Corso Trieste…. E quanto cammino con i nostri “carri armati”!
*testimonianza in occasione della commemorazione di Gianni Mattioli, un caro amico, un profondo ambientalista, un acuto studioso, un affidabile politico
