Artem Chapeye, scrittore, classe 1981, risponde al telefono mentre aspetta il treno che lo riporta a Kiev, dopo alcuni giorni trascorsi a Ventotene, dove ha preso parte alla Conferenza europea per la libertà e la democrazia, promossa dalla vicepresidentedell’Europarlamento Pina Picierno. Chapeye ha raccontato la sua storia in La gente normale non va in giro armata, pubblicato da poco in Italia da Altrecose.
Il vicepremier italiano Matteo Salvini ha incontrato le aziende che ancora operano in Russia e detto alla “Tass” che la guerra non finisce inviando armi ma con una soluzione diplomatica.
«Si, concordo, serve una soluzione diplomatica. Però dopo che la Russia avrà lasciato l’Ucraina. Fare affari con Mosca mentre occupa il nostro Paese è un altro modo per dire, cinicamente: *Il denaro non puzza”. Era la stessa posizione di quell’imprenditore che acquistava e rivendeva i beni confiscati agli ebrei deportati nei campi di concentramento».
Anche Giuseppe Conte, trai leader del centrosinistra, non vuole più mandarvi armi.
Non è curioso come questa “sinistra” si trovi sulla stessa lunghezza d’onda dell’estrema destra? Perché, pur essendo un pacifista di sinistra, decise di arruolarsi il giorno dell’invasione russa?
«Alle 5 del mattino ci svegliammo con l’appartamento che tremava per i bombardamenti e i notiziari che annunciavano i tank sempre più vicini a Kiev. Mentre fuggivamo in mezzo al traffico verso la frontiera, però, vedevo delle macchine tornare indietro. Erano ucraini che andavano a respingere i russi, a combatterli per fare guadagnare tempo a me che fuggivo e a salvare le vite a bambini come i miei. Più andavo avanti più cresceva la mia vergogna. Mi venne in mente quel personaggio di 1984 di Orwell, Winston Smith, che dice “Non prendete me, prendete Julia”.
Quel senso di colpa sarebbe bruciato in me per tutta la vita, avrei tradito me stesso se non avessi agito, così lasciai la mia famiglia alla frontiera, nel villaggio dei miei genitori, e tornai indietro anch’io per arruolarmi. Sono una persona di sinistra e fuggire all’estero sarebbe stato il gesto di un privilegiato, mentre io volevo rimanere con il popolo. Finii poi, paradossalmente, a proteggere la vita dei prigionieri russi catturati, secondo la Convenzione di Ginevra. Dunque, sono un pacifista di sinistra, per questo che il 24 febbraio del 2022 mi sono arruolato nell’esercito. Perché, come direste voi, quella mattina “mi sono svegliato e ho trovato l’invasore”.
La mia famiglia si sarebbe trasferita in Germania, e in due anni l’avrei rivista solo due volte».
La sua sinistra intanto in Ucraina è scomparsa.
«Nella politica e nei partiti, perché tutti la associano all’epoca sovietica, a Stalin. Ma le sue idee resistono. E incredibilmente proprio nell’esercito e nella Guardia nazionale».
Che cosa direbbe a un europeo di sinistra che chiede di non fornire più armi all’Ucraina?
«Che dovrebbe ricordarsi della lezione dei partigiani italiani e francesi. Che l’Ucraina si sta difendendo da un grande Paese imperialista. Perché non esiste solo l’imperialismo americano. Infatti la Russia manda a morire nel suo esercito tanti soldati asiatici, ed è un grave errore credere che Putin faccia la guerra all’Ucraina per resistere all’espansionismo
occidentale. Lo fa solo per ideologia colonialista e “to make Russia great again”. Putin non riesce ad avanzare sul terreno e ha deciso di terrorizzare la popolazione ucraina per piegarla e piegare i suoi leader.
Ho due bambini, il primo settembre doveva partire l’anno scolastico ma non è mai iniziato, troppi sono gli allarmi per i droni e i missili. Questo è il modo di “negoziare” di Putin».
Quando un uomo spiega la vita a una donna si dice “mansplaining”. Lei usa la parola “westplaining” per gli occidentali che vogliono spiegare l’Ucraina agli ucraini.
«Sì. Per quelli che vogliono stabilire che dobbiamo arrenderci o come dobbiamo negoziare. Invece no, lo decideremo noi. Se la Russia ci conquista io finisco in Siberia. E i miei figli verrebbero “rieducati”, come vediamo nei territori occupati. Quindi no, grazie. Tanti in Ucraina sono depressi. Ma non abbiamo alternative. E quindi continueremo a resistere».
La leader dei giovani del Pd, Virginia Libero, ha detto: «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi, perché noi organizzeremo i disertori. Perché per noi parlare di patria significa ripudiare la guerra». Cosa vorrebbe risponderle?
«Che anch’io fui tentato di disertare, ma poi cambiai idea. Fanno bene i giovani a rifiutare le guerre di aggressione mosse dai loro governi. Ma la resistenza a un’invasione non è “la vostra guerra di destra”. E la stessa guerra che fecero i vostri partigiani.
Onestamente, ne ho abbastanza di rispondere a formule astratte di persone privilegiate, che non si rendono nemmeno conto di quanto lo siano a non dover prendere decisioni così difficili come le nostre e a potersi limitare a fare retorica teorica. Spero davvero che gli italiani non si ritrovino mai più nella stessa situazione in cui siamo noi. Solo ora comprendo il significato profondo di quest’espressione, e da una città in guerra ve lo auguro sinceramente: la pace sia con voi».
*da Repubblica, 16/09/2026
