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Un libro geniale

Un libro geniale, più volte ristampato dalla casa Editrice “il Mulino”, questo piccolo saggio sulle “leggi fondamentali della stupidità umana”. Scritto da un grande storico dell’economia, Carlo M. Cipolla, autore di numerosi saggi che hanno segnato la metodologia della storia economica italiana ed europea. Anche questo saggio ha avuto molte traduzioni in diverse lingue. Forse è il più noto, insieme al fondamentale saggio sulla “Storia economica dell’Europa pre-industriale”. Il saggio, scritto in Inglese, nasce come regalo di Natale per gli amici. Il Titolo della prima edizione, era “Allegro ma non troppo”, e comprendeva anche una micro storia della diffusione di una preziosa spezia: il pepe. Visto, dato il suo potere afrodisiaco, come un potente fattore di sviluppo nel Medioevo.   Così il “The basic laws of Human Stupidity”, per una “magia” (il passaparola), conosce una serie fortunata di diffusione: solo in Italia, in poco più di 25 anni, ha venduto più di 350 mila copie. 

Davvero una bella storia editoriale. Quest’ ultima edizione italiana, uscita da poco sempre per il Mulino, è, poi, impreziosita dalle bellissime vignette di Altan. Insomma un libro da consigliare per l’irresistibile humor della prosa di Cipolla e per le micidiali vignette del grande Altan.

Sulla base dell’analisi, quasi applicando la metodologia della storia economica, dei danni o vantaggi che l’individuo procura a se stesso e di quelli che procura agli altri, e data la definizione per cui «una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno», Cipolla costruisce uno schema di ascisse e ordinate in cui collocare con precisione i tipi degli intelligenti, degli sprovveduti, dei banditi e degli stupidi, dal quale si evince tra l’altro che «lo stupido è più pericoloso del bandito». Affermazione Assolutamente vera. Così, con ironia ma non troppo, ecco le leggi fondamentali della stupidità umana: 

Prima Legge

Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione:

Ovvero:

a) persone che reputiamo razionali ed intelligenti all’improvviso risultano essere stupide senza ombra di dubbio;

b) giorno dopo giorno siamo condizionati in qualunque cosa che facciamo da gente stupida che invariabilmente compaiono nei luoghi meno opportuni.

E’ impossibile stabilire una percentuale, dato che qualsiasi numero sarà troppo piccolo.

Seconda Legge

La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona. 

Se studiamo la percentuale di stupidi fra i bidelli che puliscono le classi dopo che se ne sono andati alunni e maestri, scopriremo che è molto più alta di quello che pensavamo.  Non si può trovare nessuna differenza del fattore Stupidità nelle razze, condizioni etniche, educazione, eccetera. Anche, aggiunge Cipolla con perfidia, tra i Premi Nobel c’è la medesima percentuale.ei

Terza (ed aurea) Legge

Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita. 

E qui la razionalità non trova “ragionevoli spiegazioni” perché quella assurda creatura abbia un comportamento del genere. O meglio una spiegazione c’è: quella persona è stupida.

Quarta Legge

Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. Dimenticano costantemente che in qualsiasi momento, e in qualsiasi circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.

Quinta Legge

La persona stupida é il tipo di persona più pericolosa che esista.  

Questa è probabilmente la più comprensibile delle leggi per la conoscenza comune che la gente intelligente, per quanto possano essere ostili, sono prevedibili mentre gli stupidi non lo sono. 

Cipolla ci offre nel libro, come scritto prima, un’analisi delle conseguenze sociali e politiche della stupidità o non stupidità (attraverso le combinazioni che si ricavano dalle analisi dei quadranti degli assi cartesiani della quattro tipologie degli attori dell’azione sociale).

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