Diritto allo Studio, Diritto al Credito

Gli europei tra i 24 e i 35 anni di età dotati di laurea sono 36 su 100. In paesi come la Francia e la Germania la media sale oltre il 50%; in Italia scende al 26%. Il nostro paese, penultimo assoluto nella classifica UE della valorizzazione del capitale umano, risulta invece di gran lunga primo per incidenza di studenti fuori corso e per diffusione della cosiddetta gig economy, l’economia dei lavoretti in nero nella quale tanti ragazzi perdono la strada della laurea. E a proposito di nero, siamo anche primatisti nell’“accoglienza” dei fuori sede in locali inadeguati, sovraffollati, pericolosi e naturalmente senza contratto d’affitto. Non di rado i rapporti tra proprietario e affittuari sono mediati da uno “studente di fiducia”, versione accademica del caporale.

Altissimo sopra questo deprimente scenario risplende l’art. 34 della Costituzione, dove si dichiara che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Costituzione italiana è la più avanzata al mondo in materia di Diritto allo Studio, ma una seria azione di governo per realizzarlo manca da tempo immemorabile.

Paesi meno garantisti fanno fronte alle esigenze di chi studia con prestiti personali erogati da agenzie pubbliche o dal sistema bancario; tra i modelli più convincenti c’è quello tedesco, che combina prestiti e borse sulla base del rendimento dello studente; molto problematico il sistema in vigore negli USA, dove gli altissimi costi dell’università e la facilità di accedere al credito creano un tale rischio di insolvenza da indebitare molti giovani per centinaia di migliaia di dollari, e da mettere in discussione la tenuta delle grandi agenzie che erogano prestiti agli studenti.

Parliamo dunque di una materia nella quale la soluzione ottimale non è ancora stata trovata; dovremo cercarla in un intervento a più voci: oltre al ruolo del governo (più borse e più consistenti, nessun aiuto ai freeriders dall’ISEE addomesticato) a quello degli Atenei (più efficienza, migliore tracciamento dei laureati) a quello delle imprese (più borse di studio mirate, più attenzione alla qualità del capitale umano) conta molto un atteggiamento nuovo da parte delle banche: è un paradosso che la stessa persona sia esclusa dal credito mentre studia e poi attivamente ricercata come buon cliente quando diventa un lavoratore. Altrettanto assurdo offrirgli credito solo se “torna accompagnato da un garante”: il denaro rischia di andare solo a chi già lo possiede.

In Intesa Sanpaolo ho avuto la fortuna di lanciare un progetto di prestito universitario nel 2004: un pilota basato sulla disponibilità della Fondazione Cariplo a fare da garante esterno degli iscritti ai tre politecnici di Milano, Torino e Bari: la proposta piaceva e negli anni si è arrivati a finanziarne 8000; soprattutto, abbiamo scoperto che gli studenti ripagavano puntualmente il credito ricevuto: oltre il 99% di regolarità.

A distanza di 15 anni, con la nascita del Fund for Impact, Intesa Sanpaolo si è messa in condizioni di fare credito ai “primi esclusi”; il significato del termine è chiaro. Era inevitabile ricominciare dagli studenti, con un prestito che si chiama perMerito e che in poco più di un anno (in pieno lockdown) ha già raccolto più adesioni del lungo esperimento partito nel 2004.

Per ricevere il prestito, che anno dopo anno può arrivare all’ importo massimo di 50.000 €, non servono garanzie di nessun tipo. Qualunque studente residente in Italia lo può avere, dall’immatricolazione al Master al Dottorato. Tutti gli Istituti dell’Istruzione Terziaria e tutte le facoltà sono ammessi. L’utilizzo non va rendicontato; unica condizione da rispettare è che -una volta ottenuta la linea di credito- si mantenga un ritmo medio di esami dati, con verifica semestrale. Prima di iniziare a restituire il prestito passano due anni-ponte, nei quali si può iniziare la ricerca di un lavoro; per mantenere rate sostenibili la durata del periodo di restituzione può arrivare a 30 anni, con un interesse medio inferiore al 2%.

Oggi, dunque, uno studente universitario può ricorrere al credito, a condizioni straordinariamente convenienti, senza garanzie e con la libertà di utilizzarlo come crede. Un passo verso la pienezza del diritto a realizzarsi come persona.

*Responsabile Direzione Impact Intesa Sanpaolo