Bologna La Rossa, da sempre culla di militanza politica, di certo non poteva non essere sfondo dell’ultima manifestazione, con annessi scontri e vetrine rotte, dell’appena nato Movimento 17 Ottobre.
La storia dei movimenti antagonisti a Bologna è parte integrante della sua storia culturale, strettamente connessa all’essere sede dell’Università più antica d’Italia, culla del pensiero politico di questa città.
Bologna negli anni nota per i suoi spazi sociali e di aggregazione, crocevia di migliaia di persone, è tuttavia radicalmente cambiata, come del resto sono cambiate tutte le grandi città di Italia, anche se diciamocelo la dimensione della Dotta resta più simile a quella di un Paesone se confrontata a metropoli come Milano e Roma, e forse questo cambiamento, qui si nota ancora di più.
Bologna tristemente nota per gli scontri che hanno visto la morte di Francesco Lorusso nel caldo 1977,nota per essere stata terreno fertile per le Brigate Rosse, per essere stata scenario della strategia del terrore con l’attentato alla stazione centrale del 2 agosto 1980; Bologna fatta di collettivi universitari a cui si univano i collettivi studenteschi dei Licei e degli Istituti, Bologna costellata di centri sociali e spazi, anche occupati, dove il pensiero politico veniva coltivato e organizzato, Bologna degli Autonomi, della Sinistra extraparlamentare, dei Disobbedienti e degli Anarchici.
Ogni movimento politico qui ha sempre trovato casa, si è potuto organizzare in luoghi di confronto che negli anni sono diventatiparte integrante della vita di questa società, delle sue persone e dei suoi quartieri, a volte più tollerate a volto meno dalle amministrazioni comunali di diverso colore che si sono susseguite, ma comunque presenti e radicati in città.
La libertà di espressione politica che ha sempre contraddistinto questa città ha permesso a molti di trovare il proprio gruppo in cui riconoscersi, ma ha fatto di più, ha permesso di costruire posti meno incasellabili ideologicamente che hanno riunito i così detti “Cani sciolti” dell’antagonismo politico; penso a realtà come il Livello 57 o come Xm24, entrambi realtà che non esistono più, ma che negli anni 90 e nelle prime decade del 2000 hanno raccolto chi in realtà più strutturate e schierate non trovavano posto. Sapere dove i giovani si organizzano e permettere loro di avere un posto in cui militare ed esprimersi, permette a chi milita di sentirsi meno oppresso e isolato, ma diciamocelo rende tutto molto più gestibile e controllabile anche per le istituzioni.
Poi anche Bologna è cambiata, 10 anni di Gentrificazione e di Turistificazione hanno trasformato radicalmente la città. Gli spazi sociali, seppur previsti dai piani regolatori dei quartieri, sono stati man mano sgomberati e trasformati in luoghi più congeniali al progetto di “Città Vetrina” che le amministrazioni cittadine negli anni hanno intrapreso e portato avanti. I ragazzi del Livello 57, di Crash, di Xm, dell’Aula C di scienze politiche, dell’aula occupata al civico 36 di Via Zamboni dove c’è la facoltà di Lettere e Filosofia, hanno visto man mano sparire i posti in cui potersi aggregare e confrontarsi.
Ma come si sa “Non spegni il sole se gli spari addosso” e di certo non fermi un pensiero se chiudi il luogo in cui quel pensiero trovava espressione o se lo disaggreghi e lo costringi ad essere pensiero isolato.
E allora eccoci qui, al 17 Ottobre 2026, dove i giovani, molto giovani, hanno trovato l’alternativa a quegli spazi sociali chiusi in cui aggregarsi, la rete; solo che la rete non la gestisci, non la controlli, e in rete non c’ è qualcuno che organizza la militanza, non c’è confronto costruttivo, non ci sono assemblee in cui si costruisce un percorso che può portare anche alla lotta; la rete è solo un non luogo, totalmente incontrollabile, dove ogni singolo mette insieme la sua rabbia con quella degli latri, e come abbiamo visto la rabbia senza alcun minimo filtro o tentativo di gestione collettiva, diventa ingestibile sia per le famiglie che per le istituzioni.
Si badi bene, non è che prima nessuno si coprisse il voto durante le manifestazioni o non si tirassero i sanpietrini, ma sicuramente il fenomeno, almeno a Bologna e più in generale in Italia, era maggiormente contenuto perché qualcuno, in quegli spazi che oggi non ci sono più, organizzava quei ragazzi e insegnava loro come incanalare in modo costruttivo quella rabbia.
È vero, sono cambiati i bisogni dei giovani, come cambiano ogni volta che cambia la società in cui crescono, e qui dovremmo fare una prima riflessione su che modello di società gli stiamo lasciando in eredità, ma è altrettanto vero che da sempre le generazioni più giovani hanno rivendicato nelle piazze le proprie necessità facendolo con i propri mezzi, alcuni più consoni altri sicuramente sbagliati; ma in una città dove il diritto alla casa è messo in discussione dai prezzi alle stelle degli affitti, che ha comportato un conseguente calo delle iscrizioni all’Università, mettendo quindi in discussione anche il diritto allo studio; che ha visto sparire numerosi luoghi di aggregazione in favore del moltiplicarsi di strutture ricettive e di ristorantini rivolte esclusivamente ai turisti, che precarizza il lavoro e impoverisce le famiglie, non credete che più che concentraci sulle vetrine andate in frantumi durante la manifestazione di sabato scorso, dovremmo riflettere sulle vetrine che sono diventate le nostre ormai tutte uguali, individualiste e invivibili città?
*Membro della Segreteria della FIM CISL di Bologna
