Oggi festeggiamo la Liberazione con la leggerezza del pensiero e con l’allegria che ci danno il tempo libero e la primavera.
Un momento di questa giornata lo dedichiamo all’origine di questa data e ai ricordi che vi si affollano, rievocando l’epopea della Resistenza, i molti atti di eroismo che la caratterizzarono, le azioni e i misfatti truci dei nazifascisti.
Vivere questo momento è un segno della consapevolezza del valore della Libertà che non deve soggiacere alla ritualità ma deve sollecitarci a elaborare i ricordi e attualizzarne i significati, a confrontare con questo valore, con il valore della Libertà, ogni nostra interpretazione del presente, ogni nostra
progettazione del futuro, ogni nostro anelito di speranza.
Il 25 aprile del 1945, giorno della Liberazione, fu il giorno in cui i nazisti e i fascisti furono espulsi dall’Italia.
Noi romani vivemmo questo entusiasmo della Liberazione il 4 giugno del 1944, quando gli alleati liberarono Roma.
Un altro giorno di entusiasmo fu il 9 maggio 1945, quando fu annunciata la fine della Seconda guerra mondiale e si aprì una speranza di Pace.
Da allora la Pace fu la meta della speranza. Ognuno con una sua idea di Pace. Ognuno con una speranza, nella consapevolezza che la speranza non è una fiducia cieca nella casualità ma è il progredire di un’azione che si inserisce nella storia, se ha sempre come caratteristica e come fine la Libertà.
Queste riflessioni ci aiutano a dare senso alla Festa della Liberazione. Al nesso tra Liberazione e Libertà. Italo Calvino ci indicava questo percorso ne “Il sentiero dei nidi di ragno”.
Un approfondimento ulteriore ci porta a una densa letteratura con autori quali Hannah Arendt, Isaiah Berlin e, più lontano ancora, John Stuart Mill.
Fermiamoci però tra di noi.
Qui, sotto la lapide che ricorda Saverio Tunetti**, trucidato a La Storta il giorno della Liberazione di Roma, insieme a Bruno Buozzi e altri 13 antifascisti, detenuti in Via Tasso.
Oppure, leggendo i nomi di tante strade intorno a noi che richiama antifascisti trucidati alle Fosse Ardeatine. Oppure, i nomi di alcuni martiri del Risorgimento, come i fratelli Archibugi ricordati in una via dietro Viale Tiziano.
Perché ricordare? Perché celebrare? Perché ricordare e celebrare ci sollecitano la memoria, che è un processo continuo di rielaborazione e di attualizzazione di quelle esperienze, vissute o celebrate come esempi e criteri per vedere, considerare, interpretare la realtà.
La realtà che vediamo oggi ci fa uscire da queste mura, da questi spazi. Ci fa vedere il mondo intero nelle sue realtà e nelle sue tragedie, anche se ci limitiamo a vedere le ragioni e le regioni più prossime.
L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ci riporta alla Resistenza. Non solo alle sue gesta, ma ai suoi valori. Alla lotta per l’indipendenza e per la Libertà.
L’efferatezza della prepotenza russa non si ferma alla sola invasione ma si espande con la distruzione delle città, con l’uccisone di migliaia di civili, donne e bambini soprattutto, con la morte di migliaia di giovani soldati, non solo ucraini ma anche russi, mandati questi allo sbaraglio come accade alle
dittature che sacrificano i loro popoli per smania di prepotenza e di predominio.
Dall’altra parte scendiamo nel Medioriente dove un’eterna rivalità religiosa tra musulmani ed ebrei porta alla strage del 7 ottobre da parte di Hamas e alla reazione feroce e spropositata del governo, dittatoriale di fatto, di Netanyahu
in Israele, che, per espugnare Hamas, fa strage di civili,
Una strage, come quella di Gaza, che si espande, che rischia di coinvolgere l’intero mondo in una guerra di religione che, in quanto tale, non avrà mai fine e che diviene efferata se ai principi religiosi si affiancano mire di potenza, prepotenza e di potere, sollecitate da azioni e propositi miopi e prepotenti
dell‘attuale Presidente degli Stati Uniti, che mettono però in luce rivalità di potere anche all’interno dell’Iran – tra autorità civili/religiose e militari – che rischiano di allontanare ogni prospettiva, non solo di pace ma di tregua duratura.
Da qui alleanze spurie. In particolare, quella degli Stati Uniti di Trump con Israele che sviluppa una pretesa di comando del governo attuale degli Stati Uniti che non comprende che la sua volontà di potenza e della spartizione del mondo – con un’interpretazione e rievocazione malintesa degli accordi di Yalta – fa sì che il contrasto tra il governo di Trump e l’Europa può solo indebolire, se non a breve, e frustrare quella cultura occidentale che nel corso dei secoli ha trovato confronti e dialoghi con le altre culture del mondo.
Ecco, se rielaboriamo nella memoria la nostra storia, la nostra cultura, i sacrifici per liberarci delle dittature con prezzi altissimi, con la morte di tanti giovani nella guerra fascista iniziata nel 1940, di tanti civili morti nei bombardamenti
Alleati ma anche nelle stragi naziste efferate di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema, delle Fosse Ardeatine, come la distruzione delle nostre città, die nostri porti, delle nostre strade, dei nostri monumenti e – io mi ricordo – nella
mia città, la fucilazione di Dino Savelli e sette altri da parte dei nazisti, oppure la serie di stupri e di saccheggi da Cassino in su, riusciamo a comprendere i
fatti che ci circondano, ci allarmano e già ci danneggiano e molti altri più lontani nel mondo.
Ecco questi ricordi noi li elaboriamo nella memoria. Nonostante questi eventi così truci noi festeggiamo la Liberazione perché è un prezzo pagato per la Libertà.
Con la Liberazione, la Libertà è stata sancita dalla democrazia e dalla nostra Costituzione.
La Costituzione non è solo un insieme di norme. La Costituzione ci ispira, in particolare con l’articolo 3**, che la Libertà va costruita e mantenuta nel rispetto reciproco. Un
rispetto che indica un’etica alle singole persone, ma anche alla lotta politica.
Che in questo caso, ne rende più arduo il confronto che – prima che su problemi di economia, gestione e amministrazione – deve caratterizzarsi per l’adesione alle norme e allo spirito della Costituzione. Nella politica interna come in quella estera.
Una Costituzione che non tralascia la difesa e la sicurezza dei nostri confini ma che ripudia la guerra e incita alla Pace.
Una Costituzione che rifugge dai principi nazionalisti ma vede nella cooperazione internazionale, nell’interazione con altre culture, nel senso che trasmette a quelle e da quelle prende esempi e principi per sviluppare unaPcultura occidentale che ci ha caratterizzato nei secoli.
Una Costituzione che in questi ottanta anni ha visto l’Italia partecipe con altri paesi alla costruzione dell’Europa, ancora da completare, a una collocazione internazionale aperta e coinvolgente con tutti i paesi che rispondono con comportamenti democratici reciproci, culturali e commerciali.
Una Costituzione che insieme alla indicazione dei diritti da rispettare indica anche criteri di superamento delle diseguaglianze, di clemenza, e di superamento dei contrasti con gli strumenti della democrazia da attuare sia a livello pubblico che personale.
Tutti questi criteri, da non irrigidire come principi, sono ispirati ai valori della Liberazione e alla Libertà per cui si è lottato.
È in questo senso che possiamo inneggiare e festeggiare la Liberazione perché Liberazione è Libertà.
*Vicepresidente Circolo Fratelli Rosselli, intervento sotto la lapide di Saverio Tunetti, in viale del Vignola, Roma 25/04/2026
** Saverio Tunetti. Nato a Palermo il 29 novembre 1913, trucidato a La Storta (Roma) il 4 giugno 1944, maestro elementare, tenente. Militante socialista, dopo l’8 settembre 1943, entrò a far parte a Roma (dove era stato mobilitato in Aeronautica), delle Brigate Matteotti. Con l’incarico di responsabile della III Zona, fu attivo sino al 5 maggio 1944, allorché fu arrestato dai nazisti. Rinchiuso nelle celle di via Tasso, Tunetti rifiutò di cedere a minacce e torture e fu così raggruppato dai nazisti con i detenuti che si riservavano di eliminare alla prima rappresaglia a cui sarebbero ricorsi. All’atto di abbandonare Roma, Tunetti fu prelevato dai tedeschi con altri prigionieri (tra i quali Bruno Buozzi) e a La Storta fu abbattuto a raffiche di mitra con i suoi compagni. A Roma, dove gli è stata intitolata una strada, una lapide lo ricorda in Viale del Vignola 73.
*** Cost. art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senzadistinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo. della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
