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L’ipocrisia ambientale

Non credo che COP 28, conosciuta anche come accordo di Dubai, possa costituire una reale inversione di rotta per risolvere i principali problemi ambientali che il Pianeta patisce; c’è la mancanza di volontà espressa in un compromesso reale da parte delle nazioni ricche rispetto ai problemi ambientali.

E’ da rimarcare che i leaders mondiali dei Paesi più ricchi si sono ritrovati a Dubai a offrire lezioni ambientali ai Paesi più poveri, viaggiando nei loro aerei privati che contaminano l’atmosfera più degli aerei di linea.

Oggi il mondo sviluppato critica l’energia prodotta dalla combustione delle materie fossili e nello stesso tempo batte tutti i suoi record di emissione di CO2 come conseguenza della limitazione all’importazione di petrolio, carbone e gas naturale dalla Russia. Dicono che questa limitazione ha provocato l’aumento del costo dell’energia e oggi obbliga molti Paesi ricchi a cercare nuove fonti di combustibili per produrre energia. Le sanzioni imposte agli altri Paesi per ragioni geopolitiche hanno aumentato i livelli di contaminazione dell’intero Pianeta.

Esempi visibili sono quelli del Regno Unito, che aveva promesso di chiudere le miniere di carbone e invece ne sta consumando di più ora che non nel recente passato; ugualmente l’Unione Europea ha aumentato di 11 volte le sue importazioni di carbone da Sud Africa, Australia e Indonesia, mentre la Germania sta chiudendo e/o contenendo i parchi eolici per sostituirli con nuove miniere di carbone.

Non c’è dubbio che l’Europa stia regredendo verso il suo passato, ristabilendo una dipendenza dal petrolio degli Stati Uniti e dal Gas del Medio Oriente e del nord Africa. Così è impossibile avanzare verso un’agenda ambientale e di sviluppo globale e locale che garantisca dei cambiamenti reali ed egualitari grazie alle energie da fonti rinnovabili com’è stato concordato al vertice.

D’altra parte per progredire nelle soluzioni alla crisi climatica, è necessario affrontare questioni di giustizia economica e riparazioni in misure idonee a superare i guasti prodotti e prevedere finanziamenti per il clima e lo sviluppo. Non si può ignorare la storia. 

I Paesi sviluppati, e in modo sempre ricorrente, non riconoscono che con la rivoluzione industriale stanno contaminando e frantumando natura e ambiente dal XVIII secolo. Ora offrono ai Paesi poveri le soluzioni delle energie da fonti rinnovabili; ma è necessario ricordare che questi non hanno le risorse finanziarie per svilupparsi.

Il cambiamento climatico non è iniziato di recente; ha avuto inizio con lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali senza pensare al futuro, come conseguenza del libero mercato, dissipando risorse e inquinando il Pianeta. Ciò ha portato all’accumulo di immense ricchezze a spese degli altri. Oggi, il 10% più ricco della popolazione mondiale concentra più del 75% della ricchezza ed emette quasi la metà di tutto il carbonio rilasciato nell’atmosfera. Pertanto, non è possibile applicare gli stessi criteri ambientali alle economie sviluppate e a quelle sottosviluppate.

L’Occidente ha un’agenda climatica che dichiara essere urgente, legittima e per l’intera umanità, ma a volte viene utilizzata per bloccare i tentativi di sviluppo del Sud Globale imponendo sanzioni, minacce di prestiti e finanziamenti da parte della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, misure protezionistiche mascherate da preoccupazioni ambientali da parte dei paesi ricchi.

Il presidente del Brasile, Luis Ignacio Lula Da Silva, ha dichiarato che “non si può parlare di foreste tropicali e cambiamento climatico senza affrontare la responsabilità storica dei paesi sviluppati“. Mette in guardia contro un nuovo Neocolonialismo Verde che ignora l’accumulo storico delle emissioni di CO2 dal XVIII secolo, di cui il 25% spetta agli Stati Uniti e il 22% all’attuale Unione Europea.

Ci sono molte manipolazioni e interessi geopolitici in gioco che renderanno molto complessa l’attuazione degli accordi della COP28 poiché non sono solo le nazioni più ricche a consumare più energia, ma anche le persone più ricche. Gli effetti del cambiamento climatico colpiscono maggiormente le persone e le nazioni più povere, che non ne sono responsabili.

L’ipocrisia ambientale è tale che si critica la Cina come il paese più inquinante del Pianeta, ma non si parla più dell’evento catastrofico della distruzione del gasdotto Nord Stream e di quanto metano è stato rilasciato nell’atmosfera, né tantomeno di chi sia responsabile di questo disastro ambientale. Non fanno neanche notizia gli studi che dimostrano che l’esercito statunitense produce emissioni di gas a effetto serra in quantità superiori a paesi come Svezia, Perù o Marocco.

Insomma, gli sforzi di una grande Conferenza e di pochi non varranno molto se tutti i paesi non si uniranno veramente allo sforzo colossale che rappresenta il cambiamento del paradigma Antropocentrico che ha guidato il modello di sviluppo universale, con un modello Ambiocentrico che riconosca la necessità di ridurre in modo profondo, rapido e sostenuto le emissioni di gas serra.

Il Ministro cubano ha condiviso alla COP28 le esperienze del programma cubano per le Fonti Rinnovabili di Energia, una strategia incentrata – secondo il sito web istituzionale Cuba Energia – sullo sviluppo energetico integrale e sostenibile come soluzione prioritaria alla crescente domanda mondiale di energia, all’instabilità dei prezzi del petrolio e altri combustibili fossili, nonché alla diminuzione dei costi delle fonti rinnovabili, in particolare la fotovoltaica e l’eolica, in uno sviluppo prospettico del trasporto elettrico.

Anche se le emissioni di gas serra generate nel nostro Paese non sono significative a livello globale, Cuba ha ratificato gli impegni di riduzione delle emissioni assunti nell’Accordo di Parigi. Promuoviamo l’uso razionale ed efficiente dell’energia e incoraggiamo l’impiego di fonti rinnovabili di energia.

In questo contesto, il nostro obiettivo strategico principale è generare il 100% dell’energia necessaria per il Paese da fonti rinnovabili. Ciò ci consentirà di raggiungere l’indipendenza tecnologica e di lavorare per uno sviluppo sostenibile.

Secondo noi è fondamentale che esista una volontà politica da parte degli Stati e dei loro governi a sostegno dell’uso di fonti rinnovabili di energia e dell’efficienza energetica, tutto ciò a beneficio dello sviluppo sostenibile e del miglioramento della qualità di vita dei cittadini. Riteniamo in particolare che si possa contribuire a questo scopo promuovendo la cultura dell’uso razionale dell’energia attraverso politiche pubbliche e incentivi che assicurino la partecipazione congiunta degli Stati e dei cittadini in progetti come il trasporto elettrico, la valorizzazione energetica dei rifiuti solidi urbani, l’utilizzo dell’energia solare fotovoltaica e termica, la sostituzione dell’illuminazione inefficiente con tecnologia a LED nelle abitazioni e nell’illuminazione pubblica, nonché la progettazione e la diffusione di campagne di pubblica utilità volte a promuovere il risparmio e l’uso di energie pulite.

* PCD in Pianificazione Ambientale Università Mediterranea di Reggio Calabria, Professore di Pianificazione Ambientale Università di Pinar del Rio Cuba 

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