Droni armati guidati dall’intelligenza artificiale e diretti verso bersagli umani, individuazione di soggetti predisposti al crimine attraverso analisi dei dati e correlazioni statistiche, concentrazione di immenso potere e ricchezza in pochi soggetti grazie alla detenzione di innovazioni tecnologiche, robot destinati a sostituire il lavoro umano: questo il mondo distopico che rischia di materializzarsi grazie alla tecnologia e, in particolare, allo sviluppo ed uso distorto dell’intelligenza artificiale.
“Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa” dice il Papa Leone XIV nell’Enciclica Magnifica Humanitas, con la quale esorta a “disarmare” l’intelligenza artificiale, ossia a porla al servizio delle persone e non alla loro distruzione. L’Enciclica ha allargato il dibattito sull’intelligenza artificiale, finora limitato ad aspetti economici e giuridici, e lo proietta sul piano del futuro dell’umanità. Non demonizza l’innovazione tecnologica che anzi viene considerata naturale perché connessa all’attività dell’essere umano (radicata nella storia fin dal principio), ma vuole riportarla al servizio delle persone, come attore di benessere e non di potere e distruzione.
Il Papa ricorda che chi detiene il potere della conoscenza ha un potere enorme, perché la tecnologia non è neutrale ma “assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Come economisti avevamo già avvertito di questo problema. Nell’impostare il Festival Internazionale dell’Economia di Torino nel 2024 (Laterza editore) scegliemmo proprio come titolo e argomento “Chi possiede la conoscenza” e scrisse Tito Boeri (Direttore scientifico del Festival) nell’introduzione all’evento: “Oggi il progresso tecnologico è in gran parte legato alla conoscenza, all’uso delle informazioni per creare valore. Si progredisce usando enormi banche dati e riuscendo a farle parlare con algoritmi capaci di elaborare questa enorme base di informazioni. L’intelligenza artificiale creata con questi algoritmi viene applicata negli ambiti più disparati: dalle diagnosi mediche alla giustizia civile, al contrasto del crimine alla formazione…. Il problema di fondo è governare, anziché subire, il progresso tecnologico e regolamentare l’accesso a questa fonte immensa di dati”.
Oggi chi detiene la conoscenza ha un potere che supera quello degli Stati e questo non è accettabile in una democrazia dove il potere supremo spetta al popolo attraverso le sue istituzioni. Lo abbiamo visto in diverse occasioni. Nella sciagurata guerra provocata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le alterne vicende dei due eserciti sono influenzate dalla possibilità o meno dell’uso dei satelliti di Elon Musk o delle informazioni su cui lavora Palantir di Peter Thiel. Più recentemente Trump ha vietato ai non americani l’accesso a due nuove funzioni di Anthropic, riservando solo al suo paese l’uso di queste tecnologie considerate troppo avanzate.
Il possesso della conoscenza sta concentrando ricchezza e potere nelle mani di pochi soggetti privati che al massimo rispondono agli interessi dello Stato in cui risiedono, gli USA. E questo non è giusto da un punto di vista morale e giuridico né è efficiente da un punto di vista economico. Il possesso della conoscenza da parte di pochi soggetti residenti in uno specifico stato dipende dal modello di concorrenza aperta che si è imposto dal dopoguerra sotto la forte pressione americana favorevole alla libertà dei commerci e degli scambi. Questo principio della libertà degli scambi ha portato all’apertura dei mercati dei beni che si sono integrati e alla finanziarizzazione dell’economia con la costituzione di un ampio e integrato mercato internazionale dei capitali. Di fatto, i poli di ricerca più avanzati e più efficienti, ossia quelli degli USA, hanno finito per attrarre e prosciugare intelligenze, capitali e tecnologie perché, secondo la ben nota teoria dei vantaggi comparati, nei mercati liberi ci si specializza su quello che si sa fare meglio. Da qui la forte specializzazione della Silicon Valley (California) nelle nuove tecnologie e nell’intelligenza artificiale. Ma non bisogna mai dimenticare che questa specializzazione a sua volta si avvale delle specializzazioni operanti in altre parti del globo perché tutto si tiene e nessuna specializzazione può avere successo senza il concorso delle altre specializzazioni, sicché essa non sarebbe stata possibile se altrove non si fossero determinate altre specializzazioni, magari meno innovative e meno remunerative, ma comunque funzionali al sistema generale delle specializzazioni. Inoltre, capitali e talenti che hanno reso possibili quelle innovazioni non sono affatto del paese dove sono state sviluppate, ma provengono da tutto il mondo attratti proprio dal modello di specializzazione dianzi descritto. Basti pensare che Elon Musk è nato a Pretoria in Sud Africa e Peter Thiel a Francoforte sul Meno in Germania, mentre gran parte dei capitali investiti nelle aziende digitali provengono dai mercati internazionali che coinvolgono tutti i paesi.
Queste considerazioni nulla tolgono al merito di chi ha sviluppato queste innovazioni tecnologiche ma, se esse sono il frutto di un mercato aperto dove tutti gli attori di qualunque paese possono operare a parità di condizioni, allora è necessario preservare questa apertura anche per l’accesso all’innovazione che deve essere disponibile per tutti a condizioni economiche accessibili per tutti. Se così non fosse, sarebbe un mercato ingiusto e destinato ad essiccarsi perché si frantumerebbe in tanti mercati protetti, piccoli e inefficienti.
Quanto alla concentrazione di ricchezza, non v’è dubbio che essa finisca per collidere con la democrazia, dove il potere si intende distribuito su tutta la popolazione attraverso il gioco democratico del voto che rischia di essere superato dal potere economico e dalla potenza d’influenza di soggetti che fossero così ricchi e dotati di tali mezzi di comunicazione da rivaleggiare con lo stesso stato di cui sono cittadini.
Ecco allora che sono necessari controlli e regolazioni delle innovazioni quando queste hanno carattere tale da sovvertire usi e costumi della società. E l’intelligenza artificiale appare essere proprio un’innovazione sovversiva nel senso che diventerà a breve indispensabile e tale da modificare il nostro modo di operare e di vivere.
Come arrivare a definire queste regole e questo controllo? Anche qui l’Enciclica di Papa Leone XIV ci indica la strada. La via è quella narrata nel libro di Neemia, colui che ha ricostruito il Muro di Gerusalemme e non quella seguita nella costruzione della Torre di Babele. Incaricato di ricostruire il muro di Gerusalemme, Neemia ha preso il suo tempo, ha pregato e poi ha affidato a ogni famiglia ebrea il compito di erigere una parte del muro. Ossia una collaborazione dal basso, che non ha escluso nessuno ed ha lasciato a ciascuno di operare secondo i suoi modi. Viceversa, la Torre di Babele era una costruzione decisa dall’alto dove tutti dovevano omologarsi alla stessa lingua e alla stessa metodologia. Sappiamo che il muro di Gerusalemme è stato edificato, mentre la Torre di Babele è miseramente crollata durante la sua costruzione.
In altre parole, la ricostruzione di un ordine mondiale con la definizione di regole per garantire all’umanità, la pace e il benessere anche attraverso le innovazioni tecnologiche, non può essere imposta con la forza dall’alto da parte di una potenza egemone dominante. Se ciò avvenisse, sarebbe un fallimento certo. La ricostruzione dell’ordine mondiale deve partire dal basso, dal riconoscimento di ogni popolo e ogni nazione, chiamato a collaborare per riorganizzare quell’ordine che, nel passato recente, ha comunque consentito di vivere anni di minori tensioni belliche e di sviluppo sociale ed economico. Sapremo raccogliere l’invito del Papa? C’è da augurarselo, perché il Papa non parla a questa o a quella nazione e neppure a questa o quella comunità di credenza religiosa. Parla a tutte le persone di buona volontà che sono presenti in tutti i paesi. Parla a tutti noi nel mondo.
Innocenzo Cipolletta
