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Se anche Landini vuole sporcarsi le mani….

Sono sempre i segnali piccoli che preludono a eventi importanti. Vale anche per il sindacato. La presa di distanza delle Confederazioni dalla denuncia di stakanovismo del Direttore della Reggia di Caserta, lanciata da alcuni sindacati locali, è una novità da accogliere con piacere. E’ ancora nella memoria il sostegno dato da due Confederazioni (Cgil e Uil) su tre alle ricorrenti assemblee dei lavoratori del Colosseo, camuffanti un vero e proprio sciopero, tra l’altro senza adeguato preavviso. Come è interessante annotare che a fronte  degli undici decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione, non sono state alzate le barricate come nel caso della scuola, ma ha prevalso la logica contrattuale. Ed infine, le dichiarazioni di Landini di apprezzamento delle scelte di Marchionne, che fanno intendere un cambiamento di rotta della Fiom, finora consideratasi all’opposizione di tutto e di tutti.

E’ un bene che nel sindacato confederale le acque si smuovano. Il panorama della dialettica sociale e politica, nonostante la complessità delle questioni interne e internazionali, è molto rarefatto. Prevalgono l’urlo, ma non il ragionamento; la logica del distinguo, ma non della soluzione; il bisogno identitario, ma non quello del bene comune. La dialettica ne soffre e alla lunga la gente si stufa. Se dal sindacato partono messaggi di novità propositive, anche se non acquiescenti verso il potere, è ragionevole pensare che ne guadagna la coesione sociale e si alza la qualità dei confronti.

La situazione è infatti chiara. Con il Governo Renzi, il primato della politica, dopo tanti anni di catarsi, si sta consolidando. Persiste ancora una certa polemica sui cosidetti “poteri forti” che tutto condizionerebbero, ma francamente il riscontro dei fatti non ne da conferma. Basta guardare la foto di gruppo dei candidati alla presidenza della Confindustria per capire che i tempi del salotto buono di Mediobanca sono un ricordo del passato. E se si vuole la prova provata, l’ha fornita John Elkann annunciando l’uscita dalla proprietà del Corriere della sera. Ma non dall’editoria; Exor ha fatto sapere di un forte interessamento all’Economist. Se poi ci affacciamo nel mondo finanziario e bancario, si vede ad occhio nudo che l’atteggiamento, anche quando è arrogante, è prevalentemente difensivo e sempre a corto di fiato in fatto di capitalizzazioni, cioè di certezza di farcela sempre. E anche la Chiesa ha rinunciato a considerarsi influente sulle scelte dello Stato (e di Renzi), come ha dimostrato la recente vicenda sulla legge delle unioni civili.

Il primato della politica, però, non si identifica con una democrazia adulta, anche se tra maggioranza ed opposizione si alzano i toni tutti i giorni, dai consigli comunali al Parlamento. Una democrazia adulta necessita del protagonismo dei corpi intermedi. Ma questo non è mai concesso, né dalla legge che al massimo può sostenerlo , né dalla storia, che al massimo distribuisce medaglie alla memoria. Va conquistato ogni giorno, per le scelte che i gruppi dirigenti riescono a fare e a renderle convincenti.

I segnali che arrivano dal sindacato fanno ben sperare che si possa archiviare la lunga stagione del rifugio nel neocorporativismo. Altro non è stato l’atteggiamento di rifiuto, quasi aprioristico, del confronto sulle novità che l’innovazione tecnologico e organizzativa da un lato e la sfida della globalizzazione dall’altro hanno investito il mondo della produzione e dei servizi privati e pubblici. L’arroccamento sulle conquiste del passato, la strenua difesa delle prassi consolidate e il ricorso all’orgoglio d’organizzazione fino alla denigrazione dei tradizionali compagni di lotta hanno mobilitato quote significative di lavoratori ma non hanno né allargato il consenso sull’intera platea, né convinto l’opinione pubblica. Tutto ciò ha esaltato soltanto la rappresentanza tradizionale e alimentato rivendicazioni che non parlavano a tutti. Da qui, lo scivolamento nel neocorporativismo.

Se ora, soprattutto dagli ambienti più “duri e puri” della Cgil, crescono le aperture alla comprensione e alla disponibilità verso i cambiamenti, la questione cruciale della cooperazione unitaria – che è l’unica che valorizza appieno l’azione sindacale – ha una base culturale più solida che il solito rivendicazionismo e può produrre novità significative nella dialettica tra politica e società. A partire dal prossimo rinnovo del contratto dei metalmeccanici.

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