Newsletter

Sopravvivere alle bombe della giunta  terrorista birmana

Dopo il 1°  febbraio 2021 la giunta militare birmana emise un mandato di cattura per tutta la leadership sindacale. Decine di noi dovettero entrare in clandestinità per continuare a lottare contro i militari che sparavano per le strade delle città e dei villaggi. Oltre 430 di noi furono arrestati nei giorni successivi. Migliaia lavoratrici e lavoratori del settore pubblico, impiegati, infermiere, medici, ferrovieri si rifiutarono di lavorare per i militari e furono cacciati dalle case che il governo metteva a disposizione per quei settori.

Una parte dei dirigenti sindacali, tra cui il sottoscritto, per evitare l’arresto si sono rifugiati nelle zone liberate a sud del paese.  A tutti fu cancellato il passaporto, a me fu tolta addirittura la cittadinanza birmana.   Con un gruppo di leader sindacali avevamo trovato riparo in un piccolo comprensorio vicino ad un villaggio nello Stato Karen. Zona da sempre sotto il controllo del gruppo etnico Karen, che avevamo aiutato durante la precedente dittatura. Il posto, di primo acchitto sembrava molto bello.  Le nostre case su palafitte di bamboo  avevano il tetto di foglie di teak e si trovavano vicino ad un torrente. Eravamo circondati da campi verdi e da alberi; sembrava proprioi un posto idilliaco.  

Grazie a ITALIA-BIRMANIA.INSIEME (IBI) arrivarono clandestinamente attraverso un tortuoso e rischioso viaggio via Roma/Ginevra Thailandia/Birmania / tre telefoni satellitari. In questo modo potevamo mantenere i contatti con il resto del paese. Poi credo, fummo i primi in Birmania ad importare di straforo un satellitare Starlink. Meno costoso di un telefono satellitare, ma sempre costosissimo per le nostre finanze. IBI iniziò anche a pagare mensilmente le SIM di decine di telefoni dei nostri e delle nostre attiviste, che poterono restare in contatto soprattutto per l’organizzazione di flashmobs e per sfuggire alle retate dei militari e per muoversi tra le case sicure che avevamo a disposizione nelle città.

Dopo neanche due mesi dal colpo di stato, quando la giunta comprese che nessuno di noi si sarebbe arreso e sarebbe tornato per collaborare con i militari, gli attacchi aerei cominciarono ad intensificarsi.  Di notte cominciammo a fuggire e a dormire nei boschi di bamboo e nella giungla, rientrando in ufficio verso l’alba. I nostri letti erano più che spartani. Una panca di bamboo con un materassino e una piccola tettoia di canne, da cui cadeva una zanzariera per proteggerci dagli insetti che anche di giorno infestavano l’ufficio.  Lavoravamo anche lì, sotto pesanti tendoni, al di fuori dei quali sciami di insetti  infestavano le stanze. Il caldo era infernale, ma non avevamo alternative.

D’inverno quando la temperatura di notte scendeva di molti gradi era una sfida per tutti noi.  

Ma poi gli elicotteri iniziarono a volare sopra le nostre teste, anche di giorno e quando arrivavano eravamo costretti a nasconderci nelle grotte di cui quelle aree sono molto ricche, insieme a decine di altri sfollati e ai bambini delle scuole di fortuna messe in piedi dagli insegnanti fuggiti dalle città. 

In migliaia dai villaggi iniziarono a fuggire verso la Thailandia e noi sentimmo che dovevamo aiutarli, così cominciammo ad organizzare una attività di accoglienza e informazione su come evitare di cadere vittime del traffico di esseri umani, sulla legislazione del lavoro thailandese, i diritti umani etc. Mettemmo in piedi anche corsi di formazione professionale per far si che potessero trovare un lavoro dignitoso.

Durante la stagione dei monsoni, la situazione peggiorava. Le abbondanti piogge allagavano le grotte, impedendoci di entrare per proteggerci dagli attacchi aerei. 

Nel 2022 i bombardamenti si intensificarono. Noi eravamo l’obiettivo e non potevamo mettere a rischio interi villaggi. Fummo costretti ad abbandonare la zona e a spostarci in un’altra provincia dello Stato Karen. Fummo accolti con grande generosità anche perché nella dittatura recente avevamo sostenuto l’opposizione democratica Karen, contro la dittatura di allora.  Anche lì fummo inseguiti dai bombardamenti. e ci dovemmo spostare nuovamente. Ad aprile 2025 di nuovo mentre calava la notte nelle case e nel nuovo ufficio fummo avvisati telefonicamente, che stavano arrivando gli aerei per bombardarci. Avemmo solo il tempo di portare vie telefoni e computer che il rumore degli aerei si fece intenso.  In otto   riuscimmo a malapena a salire in macchina, ma non riuscimmo neanche a fare 10 metri che le tre case in cui vivevamo furono colpite e distrutte insieme a tutte le nostre cose. Quella notte dormimmo all’aperto davanti alla nostra auto. 

Ci spostammo temporaneamente nella cittadina di frontiera di Mae Sot, in Thailandia. Da lì erigemmo la costruzione di un nuovo ufficio in Birmania, vicino alla zona dei grandi scam centers. Il conflitto raggiunse anche quell’area.  Il nuovo ufficio venne distrutto ma prima dell’attacco riuscimmo a caricare su tre auto i computer, i documenti e tutti i nostri pochi averi, per rifugiarci in una scuola.   Dopo alcune settimane anche quella fu bombardata. Ci salvammo per pochi minuti. Questa volta perdemmo tutto, compreso il costosissimo satellitare Starlink.    

Non ci siamo demoralizzati. La giunta non ci dava tregua. Riusciva a seguirci ovunque andavamo. Ora siamo in salvo in Thailandia. Lavoriamo da Mae Sot. Le nostre leader del sindacato dell’agricoltura continuano ad avere una sede nello stato Karen e la nostra rete di attivisti e attiviste sindacali continua un lavoro rischiosissimo dentro il paese, nelle fabbriche e nelle zone liberate.  Al centro nord del paese, solo grazie a loro e agli aiuti italiani le popolazioni hanno potuto ricevere aiuti umanitari dopo il devastante terremoto, e dopo la recente alluvione che ha distrutto migliaia di ettari di raccolti, case e strade. Ancora oggi i posti di blocco militari impediscono agli aiuti di arrivare.  È di questi giorni il bombardamento da parte della giunta di un mercato in un villaggio nello Stato Rakine. 49 morti e decine di feriti. Vivere  e resistere sotto le bombe nell’assordante silenzio internazionale è terribile. La solitudine e l’assenza di sostegni pesano quanto macigni.  Il popolo birmano sa che la sua liberazione dalla dittatura dipende solo dal suo coraggio e dalla sua resistenza.  

Ma dopo quasi sei anni, il cibo, le medicine e la voglia di vivere diminuisce di giorno in giorno. La comunità internazionale non può non capire che la nostra libertà è fondamentale anche per la libertà del resto del mondo. Se un paese centrale come la Birmania cadesse sotto il controllo di Cira, Russia, Bielorussia e Iran l’impatto sarebbe devastante anche per l’Europa e il resto del mondo libero.

*Presidente della CTUM

Condividi su:

Scarica PDF:

image_pdf
Cerca

Altri post

Anatomia della potenza

Basta scorrere la cronaca geopolitica per accorgersi che la potenza sta cambiando anatomia: ora, al posto

Iscriviti alla newsletter

E ricevi gli aggiornamenti periodici

NEWSLETTER NUOVI LAVORI – DIRETTORE RESPONSABILE: PierLuigi Mele – COMITATO DI REDAZIONE: Maurizio BENETTI, Cecilia BRIGHI, Giuseppantonio CELA, Mario CONCLAVE, Luigi DELLE CAVE, Andrea GANDINI, Erika HANKO, Marino LIZZA, Vittorio MARTONE, Pier Luigi MELE, Raffaele MORESE, Gabriele OLINI, Antonio TURSILLI – Lucia VALENTE – Manlio VENDITTELLI – EDITORE: Associazione Nuovi Lavori – PERIODICO QUINDICINALE, registrazione del Tribunale di Roma n.228 del 16.06.2008

Iscriviti alla newsletter di nuovi lavori

E ricevi gli aggiornamenti periodici