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Il reddito di cittadinanza ha bisogno di un tagliando severo

A pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo, guidato dalla Premier Meloni è opportuna qualche considerazione sul Reddito di Cittadinanza. Per la Cisl una misura fondamentale tesa a contrastare la povertà in aumento esponenziale in questi ultimi anni nel nostro paese. Va detto subito che i numeri sono carenti per quanto concernente l’attivazione lavorativa, prima per la pandemia che di fatto aveva bloccato il mercato del lavoro, ma anche per alcune questioni mai dipanante come lo strumento principe immaginato dal governo giallo verde per aiutare la ricerca di nuova occupazione, ovvero i navigator, non stabilizzati in molte regioni del paese ed ancor oggi, al centro di una spinosa vertenza. 

Al netto di tutto questo c’è da dire che lo strumento presentava di per sé già diverse debolezze, da revisionare work in progress e da rendere organico con altri ammortizzatori sociali. Tutto ciò non è stato possibile, anche perché la discussione è sempre stata caratterizzata da un approccio politico fortemente ideologico e contrapposto, che ci auguriamo possa essere scongiurato con l’avvento del nuovo governo. 

Ma basandoci sui fatti, Il Reddito di Cittadinanza ha costituito (insieme al Reddito di Emergenza) un fondamentale argine alla diffusione della povertà nel periodo pandemico, determinando, secondo l’analisi dell’INPS, una forte riduzione dell’intensità della medesima. Le proposte della Cisl prevedono un ruolo rafforzato e modificato in questo modo:

* Potenziando la scala di equivalenza a favore dei minori e delle famiglie numerose, tenendo conto dell’interazione con l’Assegno unico e universale;

* Ridurre il vincolo anagrafico per i cittadini stranieri; allentare e rendere più flessibile il vincolo aggiuntivo sul patrimonio mobiliare;

* Reintrodurre i punti unici di accesso e l’analisi preliminare dei nuclei per poterli meglio indirizzare verso i percorsi d’inclusione socio-lavorativa; trasformare i Puc in volontari sottraendoli alla condizionalità.

* Rendere lo strumento per i beneficiari nel loro percorso d’inclusione un in-work benefit, attraverso azioni di re-skilling e up-skilling che contemplino l’aggiornamento delle competenze in particolare nel campo digitale e consentendo loro di cumulare almeno in parte il reddito da lavoro con il sussidio, in modo da limitare il rischio che cadano nella trappola di povertà;

* Riequilibrare l’importo del sostegno economico tra componente di base e componente affitto, introducendo contestualmente un meccanismo d’indicizzazione per far fronte all’aumento del costo della vita.  

Queste misure, che vorremmo proporre al nuovo esecutivo, possono aiutare a mettere in campo delle migliorie anche perché, come ci ha ricordato la Caritas qualche giorno fa, non riesce a raggiungere una parte significativa dei poveri assoluti. Necessita di essere tarata in maniera più efficace e in particolare di essere di aiuto e non di freno per coloro che possono accedere al mercato del lavoro. 

Ma tutto ciò potrà avvenire solo con un poderoso rilancio dell’economia, con politiche energetiche ed industriali chiare, che indichino anche la formazione necessaria alla costruzione di profili utili al mercato de lavoro sfruttando al meglio le nuove risorse provenienti dall’Europa. 

Il contesto può portare nuove povertà: la crisi ed i costi dell’energia e l’aumento dell’inflazione rischiano di mettere a dura prova la tenuta dell’intero nostro sistema produttivo. Senza un sufficiente rilancio della crescita economica, da perseguirsi anche attraverso la leva fiscale, non sarà infatti possibile sottrarre in maniera efficace e duratura una buona parte delle famiglie dalla morsa della povertà.

*Segretario confederale CISL

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