Malgrado la corsa dei prezzi dell’energia e le tempeste sui mercati del debito sta succedendo anche qualcosa, per ora, di segno opposto. Italia e Germania hanno raddoppiato la loro crescita nel 2026 rispetto a ciò che si aspettavano sei mesi fa. I principali istituti economici tedeschi hanno corretto la stima dallo 0,6% previsto in primavera all’1,3%. E in Italia il governo fissa la crescita del 2026 all’1%, quando in aprile scorso la prevedeva allo 0,6%.
Revisioni cosı̀ positive in tempi cosı̀ difficili accadono di rado. E uno dei fattori che la spiegano è l’intelligenza artificiale, perché gli investimenti dei colossi californiani nell’IA stanno generando effetti anche lontano dagli Stati Uniti. Il livello di spesa ha ormai superato persino i livelli della bolla di Internet. In totale, quasi duemila miliardi di dollari l’anno, secondo il premio Nobel per l’economia Paul Krugman. L’istituto statistico tedesco Destatis registra che per la Germania, l’export in volume di quadri elettrici è cresciuto fra il 2022 e il 2025 del 247%. Il Paese è avviato a quadruplicare le sue forniture americane di componenti dei data center dell’IA. L’America infatti ha perso buona parte delle proprie competenze manifatturiere, Germania, Italia e in genere l’Europa invece no. Non a caso, l’Istat segnala che dal 2022 al 2025 l’export italiano in America di cavi in fibre ottiche è raddoppiato. Si tratta di un nuovo fenomeno europeo. La tedesca Siemens registra ordini in crescita del 42% nella divisione «Smart Infrastructure», a otto miliardi di euro, spiegando che l’azienda « ha vinto un certo numero di grandi contratti da clienti di data center negli Stati Uniti e in Europa». E non si tratta di un picco isolato, perché Siemens stessa parla ormai di un «vasto arretrato di ordini. Il gruppo svizzero-svedese Abb riferisce di un boom del 132% rispetto a un anno fa degli ordinativi dagli Stati Uniti di «prodotti per l’elettrificazione». L’impatto si avverte anche in Italia. Leonardo opera anche nelle infrastrutture tecnologiche, Prysmian e Retelit nei cavi, Ducati Energia, Ansaldo Energia e Gewiss nei sistemi elettrici per i data center, BTicino produce infrastrutture e reti elettriche, Carel Industries e Aermec i sistemi di raffreddamento dei server. Cosı̀ nella prima metà del 2026, Prysmian vede il fatturato dell’area «Digital Solutions» aumentare del 36,5% e l’utile lordo raddoppiare. L’azienda cita «l’accresciuta domanda di ϔibra dai data center» per «funzioni digitali e di energia» e parla di «forte aumento» dell’utile lordo «grazie anzitutto alla domanda per data center in Nordamerica». Intanto il margine nella divisione relativa ai cavi di trasmissione è «il più alto mai registrato», mentre il gruppo ha concluso un accordo da 5,5 miliardi con gli americani di Molex per cavi sempre nei data center. Non sembra il bagliore di un istante.
Con vasti libri di ordini, le aziende possono investire, assumere, allargare la base dei fornitori.
Possono creare nuovo prodotto interno lordo. Tipico esempio, Ansaldo Energia. La relazione sul 2025 riferisce di un’esplosione del 117% sul 2024 degli ordini di «nuove unità» che è «guidata in particolare dalla domanda di turbine a gas per data center negli Stati Uniti». C’è anche un enorme progetto che i Big Tech americani stanno assecondando negli Emirati Arabi Uniti, per i quali Ansaldo Energia fornirà turbine a gas. Carel Industries di Padova poi, che produce sistemi di raffreddamento, segna a metà 2026 un aumento annuale dei ricavi in Nordamerica del 55% (al netto del cambio valutario) e cita la domanda per i data center.
Anche il colosso francese Schneider Electric è esplicito nel sottolineare della domanda su certi propri beni superiore al 100% in gran parte legata alle infrastrutture digitali tradizionali e disegnate per l’AI. E anche per lei l’area che traina di più è il Nord America, mentre proprio la sua divisione italiana vede i fatturati crescere particolarmente bene.
Il boom dell’AI sta aiutando l’Europa a ritrovare la sua vocazione nella manifatturiera e proprio l’Italia sembra in buona posizione per beneficiare degli sviluppi in corso. Già oggi, questo fenomeno potrebbe spiegare fino a circa metà (fino più o meno a un extra 0,3%) della crescita supplementare rispetto alle attese di Germania e Italia nel 2026. Poi però restano le domande, se l’Europa si limita a mettere a disposizione di altri gli strumenti materiali della loro trasformazione senza investire nella propria. La Germania di Angela Merkel si è scontrata nella stessa contraddizione quando la Cina ha smesso di essere un mercato e l’ha spiazzata.
Sull’AI, dipendere dagli investimenti del Big Tech americano può generare parte degli stessi problemi se e quando il boom dei data center dovesse tramontare.
