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In ricordo di Emma Bonino…

Sono tante le testimonianze che in questi giorni circolano sulla rete e su tutti i mezzi di comunicazioni sulla figura di Emma Bonino, scomparsa l’11 settembre scorso, quasi tutte lusinghiere sul suo ruolo politico e sulle battaglie che ha condotto nella vita, alle quali non possiamo che associarci.

L’abbiamo conosciuta soprattutto per la sua militanza nel partito radicale, quando si è fatta paladina, insieme a Marco Pannella, delle libertà civili e dei diritti dei cittadini, per il suo impegno internazionale a favore delle donne, per la sua determinazione e concretezza nell’incarico di commissaria europea, nei suoi incarichi parlamentari e di governo, e per non avere mai arretrato di fronte a battaglie anche impopolari.

Il mio personale ricordo di Emma Bonino passa principalmente per le sue battaglie a favore delle donne, ma anche ad alcune iniziative comuni che ci hanno viste dalla stessa parte. Ricordo in particolare l’occasione della lettura di un libro/ intervista a cura della giornalista Giovanna Casadio che con sapienza e schiettezza la interroga su tutti i temi che l’hanno vista protagonista politica.

Ripercorro nel ricordo la mia vita giovanile contemporanea alla sua militanza. Quando avevo 20 anni e cominciavo a condurre le mie private battaglie contro il patriarcato, nel 1975 Emma Bonino praticava la disobbedienza civile denunciando la tragedia degli aborti clandestini e si faceva arrestare dalla polizia, diffondendo materiale sulla contraccezione a favore dell’interruzione volontaria di gravidanza. 

Non votavo ancora quando nel 1974 il referendum sul divorzio la vedeva protagonista in prima linea nella propaganda a favore di una legge che ha liberato tante donne da sottomissione e umiliazioni. E così via negli anni, lotte contro le mutilazioni genitali, la pena di morte, la situazione carceraria, il fine vita, ecc. sempre con lo stesso coraggio e concretezza, senza retorica o compromessi. Questo aspetto me l’ha resa sempre affascinante e credibile. Una donna da seguire, a cui affidarsi per le battaglie sui diritti civili, attenta e concreta nelle sue azioni.

Questa concretezza l’ho sperimentata personalmente quando nel 2010, in occasione del rinnovo del contratto di servizio con la Rai, con il Comitato delle pari opportunità del Ministero dello sviluppo economico, di cui ero allora Presidente, abbiamo aderito all’appello Donne e media, partito dalla società civile, che chiedeva di migliorare la   rappresentazione delle donne nelle Tv e nei media italiani. 

L’appello fu firmato da migliaia di associazioni femminili e non generando la proposta immediata di inserire nel contratto di servizio con la Rai 14 articoli che imponevano al servizio pubblico una serie di vincoli nella rappresentazione dell’immagine femminile, a cui doveva seguire un codice di autoregolamentazione per tutti i media.

Emma Bonino, allora parlamentare, fu contattata e non ebbe nessuna esitazione a sposare questa battaglia, predisponendo immediatamente un’interrogazione parlamentare che fece sì che l’Appello approdasse in Parlamento e che molti altri parlamentari e soprattutto la Commissione di vigilanza, che ci convocò in audizione, facessero pressione per la modifica del contratto di servizio.

Conservo ancora una fotografia che ci ritrae insieme in una riunione alla Presidenza del Consiglio in cui la sua presenza e la sua autorevolezza furono preziose e determinanti per l’esito positivo di quella battaglia.

Oggi, di fronte alle vicende che riguardano la Rai, e non solo, ci può apparire fallimentare tutta quella mobilitazione, ma come la stessa Emma Bonino racconta nell’intervista a Giovanna Casadio, facendo sue le parole di Jacques Delors che usava spesso l’immagine della bicicletta:” la bicicletta sta in piedi finché pedali, se non pedali non è che sta in piedi, ferma. Nossignore, cade.”  Un diritto non è mai per sempre, le battaglie per la loro affermazione non si esauriscono una volta ottenuti. E la sua vita è una testimonianza di questo.

Questa espressione della bicicletta in verità Delors la utilizzava per i rischi insiti nel progetto politico dell’Unione Europea, progetto sposato appassionatamente da Emma Bonino e parte fondamentale del suo impegno in politica e di conseguenza del libro “I doveri della libertà” di Giovanna Casadio, editori Laterza ,2011.

Non solo in questo libro/ intervista si ripercorrono la vita, le scelte politiche, gli incarichi, l’impegno umanitario di Emma Bonino, ma si comprende bene il suo carattere, la risolutezza, anche la sua durezza, le sue apparenti contraddizioni, che ne fanno un unicum nel panorama politico italiano.

L’impegno politico di Emma comincia a seguito di un fatto personale, un’esperienza individuale che riguarda il suo corpo di donna e che la mette direttamente a contatto con ingiustizie, disuguaglianze, diritti negati e umiliazioni. E questa esperienza segnerà per sempre il suo impegno politico. 

Ogni battaglia in campo nazionale e internazionale sarà segnata intanto da una conoscenza diretta della   questione e da una discesa in campo con la propria persona (penso all’arresto, ai giorni di carcere, agli scioperi della fame, alle missioni nei posti di guerra in Afghanistan, al suo trasferimento al Cairo per sostenere l’associazione delle donne avvocate).

“Il corpo delle donne è un campo di battaglia dai tempi di Elena di Troia e del ratto delle Sabine fino ad oggi: in Afghanistan e anche da noi” dice alla Casadio e conclude: “Sul corpo si esercita il Potere, quello con la p maiuscola.” E questo non lo ha mai dimenticato.

La Casadio non le risparmia domande difficili e la interroga su alcune scelte che anche a me non sempre hanno convinto, l’appoggio a Berlusconi nel 1994 per esempio, o la proposizione del referendum nel 2000 per l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori o le sue posizioni dichiaratamente liberiste in economia, che comportano il rischio di compromettere i diritti sociali.

Dalle sue risposte emerge sempre una analisi molto dura e amara sullo stato di salute dello Stato di diritto in Italia e non solo, sulla timidezza che ha contraddistinto il progetto europeo ed anche sulla consapevolezza che le donne in gran parte hanno rinunciato alla loro libertà e al loro valore, ma, nonostante ciò, il suo impegno per migliorare la vita e i diritti degli altri non si è mai affievolito nel tempo, anche a prezzo di una grande solitudine.

Ed infatti questo libro è dedicato, tra gli altri, anche: “a coloro che non si rassegnano”.

Personalmente credo che oltre alle battaglie a favore dei diritti delle donne, Emma Bonino, abbia espresso al meglio la sua capacità e la sua determinazione nel suo impegno in Europa, come Commissaria europea agli aiuti umanitari, alla pesca e ai consumatori.

Inizialmente il suo “portafoglio” riguardava solo i consumatori, ma poiché si batté personalmente, minacciando di non dare il suo consenso alla nomina, per ottenere anche gli aiuti umanitari, alla fine le fu affidata anche la materia della pesca, settore considerato allora solo rognoso, per il quale invece lei fece tantissimo, imparando ancora una volta la lezione di Spinelli: “non bisogna arrendersi e rimettersi sempre in mare.”

Credo che a questa donna politica, dobbiamo molto, per la sua statura, coerenza, capacità di misurarsi su tanti fronti, istituzionali e non, e soprattutto per il suo continuo richiamo a” non avere paura di lottare per conquistare il supremo tra i diritti: il diritto alla conoscenza, il diritto a sapere.”.

*da Riformismo e solidarietà, 09/2026

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