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Marsiglia, o dell’appartenenza

La mistica di Massignon, la Légion étrangère, la DZ Mafia — e l’Olympique come religione civile che le abbraccia tutte. Viaggio nella città dove l’Europa sperimenta tutto ciò che teme e tutto ciò che spera dal Mediterraneo: un equilibrio di appartenenze tanto straordinario quanto fragile.

L’occasione per questo ritratto la offre l’attualità: il 30 luglio il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, sarà a Lerici per la cinquantesima Festa di Avvenire, dove alla Rotonda Vassallo, nella serata “Artigiani di pace”, riceverà il Premio Narducci — il riconoscimento del quotidiano cattolico all’impegno per la verità e il bene comune, andato negli anni a figure come Gianfranco Ravasi, Andrea Riccardi e il cardinale Zuppi. Che il pastore della più mediterranea delle Chiese di Francia entri in questo albo d’oro nel Golfo dei Poeti è più di una coincidenza di calendario: è un buon motivo per guardare da vicino la sua città.

Algeri, l’altra riva

Marsiglia è una vera città di frontiera, affascinante come Algeri — e il paragone non è una metafora, è quasi una constatazione demografica e spirituale. La Casbah e il Panier sono quartieri gemelli, arrampicati sui rispettivi porti; dopo il 1962 un pezzo di Algeri si è letteralmente trasferito qui, con i pieds-noirs, gli harkis, poi l’immigrazione algerina, al punto che si può dire che Marsiglia sia la più grande città algerina dopo Algeri e Orano. È il Mediterraneo in Francia: non una città francese sul mare, ma il mare fatto città.

Anche letterariamente le due sponde si rispecchiano: Camus da una parte, Jean-Claude Izzo dall’altra. Due scrittori mediterranei di frontiera, figli dello stesso mondo povero e meticcio, ossessionati dalla stessa luce e dalla stessa fedeltà agli umili.

Sulla linea di Massignon

Ma è sul piano teologico che Marsiglia rivela la sua natura più profonda. Tutta la Chiesa di Marsiglia cammina sulla linea di Louis Massignon: quella spiritualità della badaliya, la sostituzione mistica, la presenza silenziosa in mezzo all’islam senza volontà di conquista. Ci sono i Petits Frères de Jésus, con il loro storico lavoro di accoglienza e dialogo nei quartieri multietnici, e le Petites Soeurs de Jésus, impegnate sullo stesso fronte. E c’è il cardinale Jean-Marc Aveline, teologo del dialogo islamo-cristiano, nato in Algeria a Sidi Bel Abbès — proprio la città che fu per un secolo la casa madre della Legione straniera, quasi un cerchio che si chiude: la linea Massignon-Foucauld fatta carne episcopale. Non a caso è stato Aveline a ideare e ospitare, nel settembre 2023, le Rencontres Méditerranéennes, i colloqui teologici che riunirono a Marsiglia vescovi e giovani delle cinque rive del Mediterraneo: vi partecipò papa Francesco — “vado a Marsiglia, non in Francia”, tenne a precisare — che al Palais du Pharo parlò del Mediterraneo come cimitero e insieme laboratorio di civiltà, e chiuse con la messa davanti a sessantamila persone al Vélodrome. Non è una scelta ideologica: è la città stessa che “obbliga” la sua Chiesa a essere così.

Basta guardare la composizione del clero marsigliese per rendersene conto. Su poco più di un milione di abitanti, la diocesi conta appena 111 preti incardinati, ma 166 in attività: circa un terzo di chi lavora nelle parrocchie viene da fuori — preti africani, malgasci, vietnamiti, libanesi. Non un tampone d’emergenza, come altrove in Francia, ma lo specchio della città: un parroco congolese nei quartieri nord non è un’anomalia, è il pastore naturale della sua gente. E i religiosi pesano quanto il clero secolare: 85 preti di congregazione su 166 attivi, un’eredità che risale a Eugène de Mazenod, il vescovo di Marsiglia che fondò gli Oblati di Maria Immacolata per evangelizzare i poveri — e non a caso un oblato ha guidato negli ultimi anni il servizio diocesano per le relazioni con i musulmani. Ci sono infine cinque chiese di rito orientale: armeni, maroniti, melchiti. Il Mediterraneo cristiano d’Oriente ha a Marsiglia il suo porto europeo — e Massignon stesso, non a caso, era sacerdote melchita.

Il coro delle fedi

E la Chiesa cattolica non è che una voce del coro. L’islam è ormai il secondo culto della città, forse il primo per pratica: le stime parlano di un quarto della popolazione, servito da una settantina di moschee e sale di preghiera — negli anni Settanta erano due. Un islam plurale quanto la città: algerino, marocchino, tunisino e soprattutto comoriano, confraternale e sufi, perché Marsiglia è la più grande città comoriana del mondo dopo Moroni. Con un paradosso che dura dal 1937: la prima città musulmana di Francia non ha ancora la sua Grande Moschea, e il suo islam resta un islam di prossimità, frammentato in decine di sale di quartiere. C’è poi la terza comunità ebraica d’Europa dopo Parigi e Londra, settantamila anime in gran parte sefardite d’Algeria: ebrei e arabi sono arrivati qui insieme, negli stessi anni, dallo stesso paese e talvolta dalle stesse città, e forse per questo i loro rapporti restano tra i più pacifici di Francia — a Marsiglia è accaduto perfino che una sinagoga costruita dagli ebrei d’Algeria nel 1962 venisse ceduta a un’associazione musulmana per diventare moschea, con la benedizione del concistoro. Un equilibrio che però l’onda lunga del 7 ottobre ha cominciato a incrinare anche qui: nel settembre 2025 Marsiglia ha conosciuto un fine settimana di aggressioni antisemite senza precedenti, alcune all’uscita dalle sinagoghe, e il Crif locale ha parlato di dighe che saltano. L’eccezione marsigliese resiste, ma non è più garantita. E ancora: gli armeni della diaspora post-genocidio, per i quali Marsiglia è ciò che Ellis Island è per gli americani; gli ortodossi greci e russi del porto; il protestantesimo storico riformato e il pentecostalismo africano che cresce nei quartieri nord; i buddhisti vietnamiti e cambogiani arrivati con i boat people. A tenere insieme tutto, dal 1990, c’è Marseille Espérance: un organismo unico in Francia che riunisce attorno al sindaco i responsabili di tutte le fedi, con decisioni prese all’unanimità. In un paese ossessionato dalla laicità come separazione, Marsiglia ha inventato la laicità come tavolo comune.

Legio Patria Nostra

C’è poi la Légion étrangère, di stanza ad Aubagne, alle porte della città. Un’istituzione paradossalmente antirazzista, forse la più radicalmente meritocratica di Francia sul piano etnico: quasi centocinquanta nazionalità sotto lo stesso képi blanc, un solo principio di appartenenza — Legio Patria Nostra. Anche se la Legione di oggi ha perso il suo romanticismo — non più il rifugio dei naufraghi di Piaf e dei romanzi coloniali, ma un corpo d’élite professionalizzato che offre la via alla cittadinanza francese in cambio degli anni di ferma — la struttura dell’appartenenza è rimasta intatta: si entra spogliandosi di ciò che si era, come in un ordine religioso. Un universalismo durissimo, quasi monastico.

Il rovescio oscuro

E c’è il rovescio oscuro: la DZ Mafia — DZ, la sigla stessa dell’Algeria — terribile organizzazione criminale che arruola ragazzini di tredici, quattordici anni per lo spaccio e gli omicidi, reclutandoli sui social come manodopera usa e getta. Anche questa, a suo modo atroce, è una macchina di appartenenza per chi non ne ha altre.

La religione del Vélodrome

E poi c’è l’Olympique de Marseille, che di tutte le appartenenze è la più trasversale: la vera religione civile della città. Il Vélodrome è l’unico luogo dove il Panier e i quartieri nord, i figli dei pieds-noirs e i figli degli algerini, tifano la stessa cosa. Zinédine Zidane è cresciuto alla Castellane guardando l’OM; la prima Champions League vinta da un club francese è quella marsigliese del 1993 — e per trentadue anni è rimasta l’unica, finché il PSG non ha vinto la sua nel 2025, cosa che a Marsiglia ha bruciato più di una sconfitta. Droit au but, dritto in porta: il motto del club è il carattere della città. A differenza delle altre fraternità, questa non chiede di spogliarsi di nulla: basta essere marsigliesi.

Le fraternità

Tre fraternità, dunque — quella mistica di Massignon, quella armata di Aubagne, quella criminale dei quartieri nord — e una religione popolare che le abbraccia tutte. Modi opposti di dare un nome e una famiglia a chi arriva senza nulla. Marsiglia è il laboratorio dove l’Europa sperimenta, nello stesso chilometro quadrato, tutto ciò che teme e tutto ciò che spera dal Mediterraneo.

La frontiera sud dell’Europa

Non a caso è qui che si trova una delle migliori università francesi, Aix-Marseille, che ha conferito la laurea honoris causa a Sergio Mattarella. E non a caso è qui che il Presidente ha pronunciato uno dei più bei discorsi del suo mandato: quello sulla crisi dell’ordine internazionale e sullo spirito di Monaco del 1938, con la domanda rivolta all’Europa: essere “protetti” oppure protagonisti? Un discorso sull’Europa detto dalla sua frontiera sud, davanti al mare che unisce e divide.

E non a caso, infine, Marsiglia resta una delle grandi città dove la sinistra ancora regge: alle municipali del marzo 2026 il Rassemblement National — che ha strappato decine di comuni e domina ormai gran parte del litorale, da Perpignan a Fréjus fino alla Nizza dell’alleato Ciotti — è arrivato a mezzo punto dal municipio, prima di essere respinto al ballottaggio. Troppo meticcia per essere lepenizzata, si diceva. È ancora vero. Ma ormai per un soffio.

Dal sito : www.rainews.it 

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