Non è facile, per me, parlare della Magnifica Humanitas senza correre il rischio di cadere in contraddizione con me stessa, che subito dopo averne preso visione ho raccomandato a tutti di non fermarsi al riassunto, magari ricavato da uno dei tanti chat bot disponibili in rete.
Ho addirittura definito quest’ultima come “la più subdola delle tentazioni” per chi si accosta alla lettura di un’Enciclica in cui sono proprio le opportunità e i rischi dell’IA a far parte delle “res novae” con cui confrontarsi per un necessario aggiornamento del Magistero sociale della Chiesa.
Affronterò il rischio, ma non prima di aver ribadito quella che rimane una mia salda convinzione: che l’Enciclica di papa Prevost meriti, anzi esiga una lettura davvero integrale, meglio se dalla versione cartacea del testo: che valga la pena, per questo, di prendersi il tempo necessario, accostandosi alla Magnifica Humanitas con un approccio che definirei “meditativo”.
L’unico a mio avviso che consente di coglierne pienamente il senso e il valore, grazie anche alla pregevolissima qualità di una scrittura che, come avviene in ogni prodotto di ottima letteratura, ci porta non solo a comprendere, ma soprattutto ad assaporare i contenuti proposti.
Non c’è dubbio che con questa enciclica Leone XIV vada ben oltre il tema, sicuramente centrale, dell’Intelligenza Artificiale, delle grandi opportunità e degli enormi rischi cui espone, per proporre più complessivamente un aggiornamento del Magistero sociale della Chiesa, allargando lo sguardo alle maggiori emergenze del tempo presente.
Lo fa a partire dall’evocazione di due immagini bibliche, emblematiche del bivio davanti al quale si trova oggi l’umanità: la costruzione di una nuova torre di Babele, prologo di un mondo “disumano e più ingiusto”, o la ricostruzione delle mura di Gerusalemme, paradigma della realizzazione di un futuro in cui “la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile”.
Lo fa ponendosi su una linea di continuità con i suoi predecessori, resa evidente anche dal dettagliato excursus che, partendo dalla Rerum Novarum del 1891 (firmata il 15 maggio, come quella di Prevost, e non credo sia una coincidenza casuale), arriva alla Laudato si’ e alla Fratelli tutti di Francesco.
Una continuità di cui prende atto con disappunto chi attendeva – e auspicava – una svolta più decisa nell’orientamento papale e si trova invece di fronte a un’Enciclica nella quale “permangono echi socialisti e bergogliani” (Carlo Lottieri, Il Giornale, 26 maggio 2026).
Il tema dell’Intelligenza Artificiale, su cui si sono concentrate prevalentemente le attese dei media (e di una pubblica opinione che ne è fortemente condizionata) è inquadrato in una più complessiva cornice di valori cui orientare le scelte da compiere per “assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo”.
Sfide rispetto alle quali si pone il dilemma, per dirla con le parole dell’Enciclica, “tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna”. Credo che sia questo il messaggio profondo che la Magnifica Humanitas rivolge a ogni persona, alla Chiesa e all’intera umanità. Non solo ai credenti, aggiungo.
Si possono leggere in questa chiave anche le parti dedicate in modo più specifico all’educazione e alla scuola (paragrafi da 139 a 147). Anche in questo caso, la mia raccomandazione è anzitutto di farne una lettura integrale.
L’assunto di partenza, sul ruolo decisivo che il mondo dell’educazione assume in un tempo in cui “la verità viene spesso piegata agli interessi e alle strategie comunicative”, viene subito dopo sviluppato e declinato in modo puntuale richiamando la necessità di “proteggere i nostri giovani dalla promessa della macchina perfetta, da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario”.
Il richiamo è a promuovere “un’alleanza tra la politica, le istituzioni educative e le famiglie, capace di sostenere concretamente gli adulti nel loro compito”, essendo molto difficile per i genitori “resistere da soli al condizionamento di modelli commerciali che monetizzano attenzione e tempo”.
Tre le sfide, definite “improrogabili”, davanti a cui si trova oggi il mondo della scuola: una sociopolitica, una pedagogica, una intellettuale. Per quanto riguarda la prima sfida, vi è il richiamo agli Stati a investire le risorse necessarie per garantire a tutti un’educazione di qualità. E pur non essendo certamente, quella di Leone XIV, una visione “statalista” della scuola, non è di poco rilievo l’ammonimento rispetto al rischio che si corre “quando una parte rilevante dell’istruzione, a vari livelli, è affidata a istituti privati”: in tal caso, infatti, “può accadere che l’accesso alla scuola dipenda troppo dalle possibilità economiche delle famiglie, in mancanza di un adeguato sostegno pubblico”.
Le considerazioni proposte in tema di sfida pedagogica sono quanto di più attuale ci si possa attendere per chi, come noi, si misura quotidianamente con la necessità di una disciplina costantemente aggiornata dei diritti e dei doveri di chi lavora nella scuola. Difficile rendere in modo più efficace il concetto espresso nell’Enciclica sulla necessità di “sostenere la formazione continua dei docenti lungo tutto l’arco della vita professionale, perché sappiano dialogare in modo positivo con le nuove tecnologie, aiutando gli studenti a farne un uso responsabile, critico e creativo e a non subirne passivamente l’influsso”.
La sfida intellettuale riguarda la capacità, e la difficoltà. di cogliere la realtà nel suo insieme, porre domande di senso, sviluppare un autentico pensiero critico e creativo, in un’epoca in cui “le persone ‘sanno molte cose’ ma faticano a dare un orientamento alla propria vita.
Da qui il richiamo a una forte alleanza educativa che coinvolga “famiglie, scuole, comunità cristiane e istituzioni pubbliche”, per una scuola che non si limiti a “inseguire la velocità del mondo digitale, ma a offrire ciò che il digitale da solo non può dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili”.
L’estate è tempo di vacanze, io mi auguro sia anche tempo di letture. Quella della Magnifica Humanitas, nei modi e con i tempi giusti, è il suggerimento che mi sento di fare in chiusura di queste note. Confortata anche dal fatto che da qualche settimana l’Enciclica sta occupando i vertici delle classifiche dei libri più venduti. Una delle notizie migliori che ci offrono questi tempi così tribolati.
*Segretaria Generale CISL Scuola
